RICORDANDO FABRIZIO DE ANDRE’ AL GREMIO DEI SARDI DI ROMA CON GIANFRANCO CABIDDU

di SALVATORE DETTORI

Una serata lieve e intensa come il documentario di Gianfranco Cabiddu “FABER in Sardegna”: nella meravigliosa cornice della Terrazza UnAR, al GREMIO dei Sardi di Roma, sabato 18 maggio 2022.

Uno speciale e prezioso incontro con il Cinema sardo a cura di Franca Farina.

Ben orchestrato da Antonio Maria Masia, presidente del Gremio, l‘appuntamento è trascorso con quella consueta grazia e leggerezza che solo i nativi dell’antica isola del mediterraneo sanno tramandare. L’appassionata partecipazione del pubblico in sala, tra l’altro, che in diversi momenti è sfociata in tenera commozione, dimostra come il cantautore genovese sia considerato un sardo a tutti gli effetti: “C’è chi ha il mal d’Africa: io ho il mal di Sardegna”, soleva ripetere Faber.

Una nobile e fiera riflessione di Antonio Maria Masia è stata il filo conduttore della serata:” Questo documentario rappresenta il segno tangibile di una restituzione al grande poeta, musicista e cantautore ligure;  il desiderio del popolo sardo di rimediare la condizione di disagio che noi stessi abbiamo procurato a Fabrizio De André e alla sua famiglia. Il rapimento ha colpito tragicamente tutti i sardi perché realizzato nei confronti di un individuo ormai sardo e che alla Sardegna aveva dato tanto”.

La commemorazione ha raggiunto il suo apice di lirismo con la poesia inedita di Antonio Maria Masia, recitata con coinvolgente trasporto dall’attore algherese Alessandro Pala,  ‘Giorno privo d’amore, rime per un sequestro‘,  i cui accorati versi sono stati ispirati dal drammatico evento del rapimento di Fabrizio De Andrè e Dori Ghezzi. “ Il pianto di un fratello legato alla catena mi da profonda pena”, con questo straziante incipit Antonio Maria Masia ha evocato nella platea il tormento di quei giorni, ormai lontani ma indelebili nella memoria di tutti sardi.

Un legame profondo, infatti, ha accompagnato De André all’Isola avvolta da un afflato ancestrale. Ammaliato da quella natura incontaminata, selvaggia e schiva nella quale forse ritrovava la sua vera anima, l’artista ha vissuto a l’Agnata buona parte della sua vita, condividendo con la compagna Dori Ghezzi il sogno di trasformare la loro tenuta in una grande fattoria nella quale occuparsi in prima persona di ogni dettaglio, dagli schizzi progettuali per la ristrutturazione del vecchio casale alla potatura dell’uva. Legame che non ha subito la minima incrinatura, come ci svela Gianfranco Cabiddu nel suo documentario dal doppio taglio, neanche dopo il lungo sequestro ai danni della coppia avvenuto nel 1979. Il regista nella prima parte del documentario esplora l’aspetto privato ed inedito di Fabrizio De André, aiutato dalle poche immagini o documenti d’archivio e dal racconto delle persone, dalla cuoca al contadino dell’Agnata, che hanno condiviso con lui quegli anni lontani dalle luci dei palchi, che tornava a calcare, di tanto in tanto, solo per poter finanziare i progetti per la sua terra.

“Faber in Sardegna” è il racconto del complesso rapporto tra Fabrizio De André e la Sardegna e di luoghi speciali come la tenuta dell’Agnata, 150 ettari di boschi, pascoli e coltivazioni. Il documentario di Gianfranco Cabiddu, in collaborazione con Rai Cinema, testimonia un De André discreto e intimo, mettendo in luce la vita di un uomo che, smessi i panni dell’artista conosciuto da tutti, indossa quelli dell’allevatore e del contadino. Poi il racconto dei drammatici giorni del sequestro quando il cantautore e la moglie Dori Ghezzi furono tenuti prigionieri per 4 mesi sulle montagne del Supramonte. Il presente che va oltre il tempo concentrandosi sulla sua musica, suonata oggi dai tanti artisti che ogni anno nella tenuta dell’Agnata danno vita a concerti acustici.

Molti sono i musicisti ripresi dal vivo, durante i vari concerti organizzati dal Festival Time in Jazz in collaborazione con la Fondazione De André (dal 2005 al 2011) che rendono omaggio al cantautore: tra questi, assieme a Cristiano De André, ci sono Morgan (autore di una commovente versione di “Canzone dell’amore perduto” al pianoforte), così come Paolo Fresu, Danilo Rea, Gianmaria Testa, Teresa De Sio, Lella Costa, Maria Pia De Vito, Rita Marcotulli.

Il documentario dedicato da Cabiddu al poeta genovese è una dichiarazione d’amore ai sardi e alla Sardegna: «I sardi hanno il rispetto dei valori fondamentali in cui credo anche io, quindi ci vivo bene insieme a loro. Poi l’ambiente. Basta guardarsi intorno: è uno dei più spettacolari e puliti d’Europa».

L’evento si è concluso con una gioiosa festa, coronato dal tributo a De Andrè del musicista cantante Carlo Capria , accompagnato  Manuele Manca, e illustrato dall’ulteriore omaggio alla dolcissima centenaria Maria Lina Martini.

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