DALLA PASSIONE POLITICA ALLA FIGURA DEL PADRE, TANTI I TEMI DEI SUOI ROMANZI: L’ARTE E L’IMPEGNO PER AUGUSTO SECCHI

Augusto Secchi

di LUCIA BECCHERE

Laurea al Dams di Bologna con una tesi sul percorso artistico e umano di Vincent Van Gogh, Augusto Secchi, insegna Arte alle scuole medie di Siniscola. Artista versatile e di talento ha palesato la sua genialità pittorica spaziando dall’impressionismo, al figurativo e al simbolismo quando, studente lavoratore, vinse il concorso “Quinto Premio di Gallura” nel 1981. Ha espresso anche una passione non comune per la musica componendo da autodidatta un vasto repertorio che ha eseguito con maestria alla chitarra durante un concerto pubblico.
Vincitore del premio Gramsci con il racconto Il suo nome uguale identico nel 2001 e del “Premio Città di Cagliari” con il racconto Mi chiamo Antine e amo il mare nel 2022, oggi Augusto Secchi si dedica principalmente alla scrittura, è autore di numerosi testi nei quali tratta temi di grande attualità.
Molto impegnato nel sociale, attualmente sostiene la battaglia contro le pale eoliche, nelle sue pagine affronta il dramma che spesso vivono i figli dei coniugi separati. A parlarne è una ragazzina di 13 anni, con il linguaggio di adolescente: «Mio padre dipinge quadri, fa il pittore per professione e anch’io gioco con i colori… sono tre anni che non lo vedo», l’incipit. «Storia di un padre che non c’è e al quale non potrò mai più dire la parola babbo». Sono queste le sofferte parole della giovane protagonista del libro I colori dell’assenza.
Lo scrittore siniscolese che si definisce credente ma non praticante, nel suo romanzo storico Vicolo rosso presenta il disincanto di un comunista quando, nel ‘77 attraverso Arcipelago Gulag di Solzenicyn, scopre in Stalin un paranoico. Pur accostandolo a Hitler, sostiene che non bisogna confondere il comunismo con il nazismo o col fascismo perché il comunismo, poi diventato una forma di dittatura, almeno nello statuto non contemplava la discriminazione fra gli esseri umani come il Mein Kampf del dittatore tedesco. E ancora con la voce e il linguaggio della figlia Marah di 9 anni, nel suo Mio babbo è un po’ comunista, Augusto Secchi analizza numerosi temi che ci toccano da vicino, quali la violenza, l’ipocrisia, l’accoglienza, la guerra e il proliferare delle armi, il tutto permeato dal grande dolore per la perdita di suo padre. Un dolore molto sofferto che dall’età di 13 anni lo accompagnerà per tutta la vita dando un senso alle cose e ai suoi percorsi umani e professionali, ma soprattutto ai suoi scritti dove lo evoca in tutte le sue trasfigurazioni.
«Si tratta per me di una sfida – ha detto l’insegnante scrittore –. In ogni mio romanzo, seppur in forme e contesti diversi, c’è sempre la presenza di mio padre, perché coloro che ci hanno lasciato continuano a vivere nel racconto. Sono le parole che rendono immortali le persone alle quali abbiamo voluto bene, così come gli occhi sono l’estensione del nostro cuore».
Senza alcun dubbio è questo il libro più autobiografico dove l’autore mette a nudo tutto il suo umano sentire e con grande intensità emotiva descrive l’incontro fra la nipote e il nonno «che è salito in cielo con una scala» prima che lei nascesse. Padre meraviglioso scomparso troppo presto, la sua presenza è molto forte e vive attraverso ogni cosa, attraverso i giochi delle figlie e attraverso le foto che custodiscono e raccontano storie. Attorno al nonno si muove la figura non meno evocativa di nonna Paolina con i suoi racconti avvincenti che lasciano almeno la speranza che da qualche parte ci sia un mondo senza steccati e senza uomini che vogliono più di quanto hanno bisogno. «Un mondo dove c’è nonno Pasquale, che ci sta guardando affacciato a una soffice nuvola e che ascolta i nostri discorsi anche se noi non possiamo vederlo». Sono pagine di autentica poesia quelle che l’autore ci regala: «Credo di essermi addormentato così, col fiato di mio padre che mi cullava come una risacca».
«In ogni mio romanzo, – afferma Secchi – c’è sempre la presenza di mio padre. Sono le parole che rendono immortali le persone alle quali abbiamo voluto bene, così come gli occhi sono l’estensione del nostro cuore»

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4 pensieri riguardo “DALLA PASSIONE POLITICA ALLA FIGURA DEL PADRE, TANTI I TEMI DEI SUOI ROMANZI: L’ARTE E L’IMPEGNO PER AUGUSTO SECCHI”

  1. Carissimo amico, Augusto, un amico dal cuore d’oro! Abbiamo condiviso tanti momenti in gioventù e in età adulta, abbiamo riscoperto un’amicizia forte, una stima e un affetto che ci hanno tenuto vicini pur se molto lontani.
    Augusto scrive la vita, quella vera…quella vissuta; quella degli affetti e delle gioie, dell’esperienza e del dolore, del rispetto per se stessi e per le proprie idee e per gli altri….e per questo gli vogliamo bene!!
    Ad Majora!!

    1. Carissima Dina, è un immenso piacere leggerti perché, davvero, è come ascoltarti ma anche come vederti mentre sorridi delle mie facezie rinforzandole con le tue battute brevi e taglienti, e mai banali. Grazie di cuore per le parole che hai scritto che mi pare siano la fotografia, spero non sfocata, del mio modo di vedere la vita e gli altri sempre improntato al rispetto e a quel passare sulla terra leggeri, o almeno cercare di farlo, di cui parla l’inarrivabile Atzeni che, mi pare di ricordare, sia anche uno dei tuoi autori preferiti nati in questo sandalo chiamato Sardegna. Dovrei rimproverarti perché hai esagerato, a dire il vero. Ma non lo faccio perché, mentre rileggo le tue bellissime e commoventi parole, mi accorgo che potrei scrivere – senza esagerazione, però – le stesse per te, carissima amica lontana ma sempre vicina. Un abbraccio a te a Angelo e alla tua meravigliosa famiglia.

    2. Carissima Dina, è un immenso piacere leggerti perché, davvero, è come ascoltarti ma anche come vederti mentre sorridi delle mie facezie rinforzandole con le tue battute brevi e taglienti, e mai banali. Grazie di cuore per le parole che hai scritto che mi pare siano la fotografia, spero non sfocata, del mio modo di vedere la vita e gli altri sempre improntato al rispetto e a quel passare sulla terra leggeri, o almeno cercare di farlo, di cui parla l’inarrivabile Atzeni che, mi pare di ricordare, sia anche uno dei tuoi autori preferiti nati in questo sandalo chiamato Sardegna. Dovrei rimproverarti perché hai esagerato, a dire il vero. Ma non lo faccio perché, mentre rileggo le tue bellissime e commoventi parole, mi accorgo che potrei scrivere – senza esagerazione, però – le stesse per te, carissima amica lontana ma sempre vicina. Un abbraccio a te a Angelo e alla tua meravigliosa famiglia.

  2. Grazie infinite a Massimiliano (ti do del tu senza remore perché sarai sicuramente più giovane di me) e alla rivista TOTTUS IN PARI, (giovanissima anche lei per età, per grafica e per contenuti) per l’attenzione e per la riproposizione – che spero di meritare – della recensione di Lucia Becchere a “Il mio babbo è un po’ comunista”.

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