QUALE TURISMO PER LE ZONE INTERNE DELLA SARDEGNA? I QUARANT’ANNI DELLA PRO LOCO DI NUORO

a sinistra Pasqua Salis Palimodde

di LUCIA BECCHERE

La Pro Loco Nuorese ha celebrato i suoi 40 anni. La Kermesse che si è svolta in città il 21 giugno nei giardini della Biblioteca Satta è stata animata dai canti di Su Sotziu nugoresu, Piero Marras e il Coro Ortobene diretto da Giampriamo Incollu, dall’organetto di Giampaolo Piredda e Totore Chessa e dai balli del gruppo folk Saludos.

Il premio speciale I pionieri del turismoè stato conferito a Pasqua Salis e al compianto Peppeddu Palimodde “Per lo spirito imprenditoriale e per la genialità con cui hanno saputo trasformare su Gologone in un tempio internazionale per la gastronomia e l’accoglienza”.E’ stato veramente un sogno per me e per mio marito – ha detto Pasqua – la mente di tutto questo era lui, io lo seguivo e per me è stato un grande maestro”. A lei il sindaco Andrea Soddu ha consegnato una madre mediterranea, opera realizzata dall’artista Maria Grazia Dettori.

Antonio Fancello, fondatore della Pro Loco nuorese, è stato insignito di una pergamena quale “Protagonista del processo turistico nel capoluogo della Barbagia e promotore della stessa città turistica”. Fancello  ha ricordato come l’associazione sia nata per volontà di un gruppo di amici dietro l’impulso del compianto dottor Ezio Bacchiddu direttore dell’EPT e del professor Giovanni Carta presidente dell’Ente, mentre il giornalista Antonio Rojch, conduttore della serata, ha ripercorso le più importanti iniziative: l’apertura dopo le 20 degli esercizi commerciali nei giorni festivi, la segnaletica turistica; la realizzazione del primo depliant turistico, la rinascita di Lollove con gli eventi “Vivi lollove” e le cortes apertas, “L’artigiano d’oro” e il premio “Per amore di una città” ma anche la celebrazione di monsignor Ottorino Alberti, Giovanna Cerina, Andrea Romagna, Licinio Contu, Attilio Mastino, Mario Carta, Ugo Collu e i convegni dedicati a Sebastiano Satta, Grazia Deledda, a Salvatore Mannironi e Franceschino Guiso Gallisay.

Per il sindaco Andrea Soddu “Nuoro può essere considerata a pieno titolo una città turistica in quanto possiede validi attrattori per poter fare una politica turistica, un turismo nel segno dei messaggi che si integrano con gli obiettivi prefissati dal pianeta con i 17 goals nell’agenda 2030 delle nazioni unite. Senza snaturare la propria identità si deve far vivere ai nostri ospiti esperienze uniche grazie alla natura, all’ambiente e alle nostre supremazie culturali”.

Presenti Raffaele Sestu Presidente regionale Unpli, la presidente Pro Loco Nuoro Lorenza Vacca e Salvatore Loi dirigente Unpli Dorgali che ha voluto sottolineare come tutte le Pro Loco siano accomunate dall’obiettivo di promuovere il proprio paese attraverso una serie di eventi e di manifestazioni. “L’impegno è sempre encomiabile ma per promuovere il proprio territorio sono necessarie risorse umane ed economiche”.

Luigi Crisponi, assessore comunale alla cultura e al turismo, ha parlato di connubio fra cultura e turismo. “Rilanciare il turismo è raccontare la nostra storia, le nostre radici, i nostri valori identitari e le Pro Loco creano un ordito per questa tessitura. Questo ha fatto Antonio Fancello che ha messo in campo mente e cuore, elementi che accomunano tutti i sardi di buona volontà. Nonostante la pandemia del 2020 abbia dimezzato il flusso turistico prodotto in città fino a quel momento, – ha proseguito Crisponi – si è continuato a dare lustro ad autentici giganti che hanno contribuito a far crescer il nostro sistema turistico nel saper raccontare l’identità del popolo sardo. QQQ uest’anno si conclude il 150 esimo della nascita della Deledda che ha tramandato a noi tutti un patrimonio sterminato fatto di musica, canti, costumi, poesia e convivialità”.  

L’attuale presidente del consiglio comunale Sebastian Cocco, da ex assessore alla cultura aveva sostenuto i progetti della pro loco dando un grande contributo alla riscoperta di Attilio Deffenu, uno dei giganti della Atene sarda. “I progetti realizzati per la Pro Loco di Nuoro – ha sostenuto Cocco -inducono a riflettere sul valore dell’organizzazione, un valore contenuto nei numeri perché quella di Nuoro vanta numerosissimi volontari e produce economia con l’indotto legato agli eventi.  Aggiungo una curiosità – ha detto Cocco -: le Pro Loco nascono in trentino nel 1881 con lo scopo di abbellire i paesi del territorio in vista degli arrivi dei turisti e si chiamavano società dell’abbellimento. Ma la Pro Loco ha anche un indubbio valore culturale, a livello italiano il 53% si occupa di mostre e di gestione di biblioteche e musei e Nuoro ha sempre curato la vocazione culturale più che turistica anche se gli eventi indicati dal coordinatore non sono stati percepiti nella dovuta importanza”.

Di notevole interesse l’intervento dell’antropologo Bachisio Bandinu: “Non parlerei di turismo per le zone interne – ha esordito – direi piuttosto quali zone interne per il turismo. E’un errore tradizionale porre il turismo come soggetto dominante, il soggetto dominante sono proprio le zone interne. Non bisogna accontentare il turista per quanto riguarda la fruizione dei beni, occorre dare il messaggio formulato nel rispetto della propria identità per far si che l’ospite colga l’originalità della cultura altrimenti, se gli viene offerta edulcorata  e adattata, è un consumatore analfabeta. Non è importante produrre eventi ma la modalità dell’evento, non esiste l’oggetto per se stesso, ma esiste la modalità con cui lo si fa diventare simbolo. Il turista deve comunicare col genius loci, altrimenti consuma paesaggi astratti che seppur belli sono comuni a tanti altri. La differenza sta nella misura in cui si riesce a offrire spezzoni culturali e identitari. I sardi dell’interno devono saper elaborare e ritagliare la cultura come abito da fare indossare ai turisti  perché possano cogliere i valori della nostra territorialità.

Per signora Pasqua Salis e per il marito Peppeddu Palimodde non era  nella logica delle cose che in quel luogo sorgesse “Su Gologone”. E’ stato un’invenzione, la capacità di dare materialità al sogno e di realizzarlo con l’architettura specifica mediante due elementi caratterizzanti del luogo: la pietra  e l’acqua. In quel favore del genius loci hanno costruito un’architettura pertinente, una gastronomia rispondente alla tradizione perché persino l’atteggiamento riservato delle ragazze al servizio racconta un’ospitalità tradizionale unita ad una capacità professionale.

La presa di coscienza dei propri valori, non è cosa non proprio scontata – ha proseguito Bandinu – perché i sentimenti cambiano nelle generazioni e quindi occorre giocare molto bene tra il valore tradizionale e il valore attuale.

La scommessa non è di poco conto, è una scommessa culturale che richiede impegno, studio e amore per il nostro territorio”.

Il tema dello spopolamento di molti paesi dell’interno è stato affrontato da Carlo Marcetti docente di politiche del turismo. Il turismo può bloccare questo fenomeno?  “Tanti vogliono venire in Sardegna per fare interventi in diversi settori: manifatturieri, commerciali e dei servizi. Ebbene, cogliamo l’occasione. Ma cogliere l’occasione non vuol dire metterci ai bordi dei porti aspettando riconoscimenti di un certo tipo. Come diceva Bandinu ci vogliono due cose: consapevolezza e conoscenza di sé che non tutti abbiamo. Quindi qualche volta ci svendiamo e qualche volta siamo incerti nel procedere. Noi abbiamo un patrimonio straordinario di tradizione. Come e quando la valorizziamo e la facciamo conoscere? Siamo tanto bravi da avere colto tutte queste potenzialità? La natura e il territorio sono una risorsa straordinaria ma il turismo riesce a frenare lo spopolamento? Per darci una risposta serve conoscerci e sapere, perché se sappiamo di noi, sappiamo anche dove possiamo andare, sappiamo dove ci sono ritardi e come si può intervenire. Certamente con interventi mirati, con le politiche  regionali o con altre politiche.

“Perché la montagna ha uno scarso appeal turistico, che cosa manca alle nostre zone interne”? Ha chiesto ancora Rojch a Marcetti “La montagna l’abbiamo proposta? No, – ha risposto diretto il professore -forse è stata proposta 30 anni fa come area parco, ma era fallimentare nel modo in cui è stata proposta, terrorizzando coloro che in quei territori vivevano e temevano di esserne espulsi. No ad una risorsa parco come area di contemplazione, si invece ad un’area all’interno della quale si possa creare reddito per coloro che quel territorio lo vivono.  

Se la gente vuole ancora venire qui nonostante le politiche dei trasporti non certo favorevoli, vuol dire che c’è una chance di crescita molto importante. Allora accoglienza, sensibilità, consapevolezza e conoscenza di sé per offrire e proporre non solo pasti gustosi e posti letto, ma la nostra storia e il senso dei luoghi”.

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