IL POTERE DEL JAZZ: PAOLO CARRUS, IL DONO DI FAR SCORRERE LE DITA SU UN PIANOFORTE

Paolo Carrus

di CHRISTINE LAURET

. Sabato sera. Il locale affollato è febbrile. Aspettano tutti la “star” della serata il cantante X.

Sono venuta anche io per conoscerlo e magari intervistarlo…

Dopo avere salutato il pubblico, entra in scena con i suoi musicisti.

Lo ascolto. E’ bravo.

Pero’ rapidamente un’altra persona cattura la mia attenzione, anzi, confesso che non vedo altri che lui. Ha una presenza scenica pazzesca, emana un’energia che ci dà una botta di freschezza, una ventata di dinamismo…

LUI è Paolo Carrus.

Un sorriso comunicativo, gli occhi brillanti, una gioia agguerrita, una passione che traspare dal suo essere…

Quella sera ho scoperto un talentuoso musicista che sa condividere, un generoso del jazz!

Le sue note sembrano volare in aria, volteggiare, piroettare attorno alle nostre teste come degli elfi maliziosi dotati di potere magico e bellezza straordinaria. I nostri piedi si muovono da soli trascinati dalla musica magica dell'”uomo della pioggia”.

Paolo Carrus è un pianista, pero’ non uno qualsiasi… è uno di quei pochi che quando lo senti suonare, vedi le sue note arrivare, colpire e toccare il cuore.

Mi ha aperto le porte del suo studio e per un attimo mi ha portato nel suo mondo.

Ha un insaziabile desiderio di trasmettere, di coinvolgere, di far apprezzare il mondo del jazz.

Lui ci è caduto dentro, in questo mondo da quando era ancora piccolo. Non perché i suoi genitori fossero musicisti, anzi!

È semplicemente nato con un dono: avere un orecchio acuto e sapere apprezzare le note, ancora strane per quell’epoca, di una musica chiamata Jazz.

Il giovane Paolo, allora dodicenne seguiva il programma «di Jazz in Jazz» di Franco Cerri, scopriva così questi nomi strani: Dizzy Gillespie, Gerry Mulligan, Django Reinhardt, Ella Fitzgerald, Oscar Peterson, Louis Armstrong… capaci di melodie e sonorità di un altro mondo. Da subito si innamora di questi pezzi fuori del comune. Ogni programma porta il ragazzo a flirtare con il Jazz e aumenta la sua fame di questa musica.

Appena ha due soldi in tasca, corre in edicola per comprare i dischi di queste leggende del Jazz. Li ascolta ancora e ancora provando a riprodure i suoni sentiti sul piano di casa. Era il tempo in cui non c’erano professori di Jazz e ancor meno una scuola di questa musica allora poco conosciuta! Non importa, Paolo segue un percorso musicale classico ma non manca ogni opportunità d’imparare qualcosa sul Jazz ed è cosi che a 18 anni raggiunge Siena e entra alla Siena Jazz academy per un seminario estivo di 15 giorni.

Ormai il virus del jazz lo ha colpito indelebilmente. È quello che lo fa vibrare, è il suo ossigeno. Anche se non fa della musica il suo mestiere, rimane la sua prima passione e non manca mai i concerti. Non smetterà mai più di ascoltare, imparare, suonare, comporre… Crea una sua orchestra e diventa un precursore nel comporre, scrivendo pezzi in cui il Jazz e la Sardegna si sposano.

Compone cosi, come noi possiamo dedicarci al giardinaggio, con la stessa passione e determinazione. Appena le melodie arrivano alla sua mente, cosi quasi all’antica scrive quelle note con una matita su carta pentagrammata. Poi le suona e infine si dedica a comporre gli arrangiamenti per tutti gli strumenti della sua orchestra.

Ha tanto da raccontare! In due ore, passa da un’esperienza all’altra, si entusiasma, mi fa ascoltare i suoi dischi, mi racconta la sua collaborazione con i nomi famosi del Jazz, parla del trombettista sardo Paolo Fresu e ancora del contrabbassista Bruno Tommaso con il quale ha partecipato all’elaborazione di colonne sonore; collaborazione che sarà decisiva per Paolo per quanto riguarda la composizione. Senza poter mai dimenticare il favoloso momento in cui ha potuto suonare con colui che gli ha fatto scoprire il Jazz: Franco Cerri di persona! Confessa candidamente che è stato il concerto più emozionante vissuto… suonare con colui che lo ha fatto sognare da piccolo!

Emozioni a cui possiamo assistere al Jazzino, un Jazz Club con una programmazione quotidiana di prestigiosi concerti live, sito a Cagliari, nel quale ogni sera in cui suona, Paolo rivive la sua prima esperienza di «Jazz in Sardegna». Ed è li che ha trovato il modo per soddisfare la sua sete di musica e ricordare quei momenti benedetti facendoli resuscitare per noi.

Ha un modo suo di raccontare, la risata sempre pronta, non è una macchina che dà risposte automatiche poco interessanti, no, non c’è questo rischio, lui di solito rimane dietro le quinte. Le interviste, parlare di lui, non è esattamente la sua maggiore aspirazione… eppure io lo trovo bravissimo. Sono diventata una fan di Paolo, di quel Paolo che ride, del Paolo umile, del Paolo entusiasta, del Paolo ancora sorpreso che la sua musica possa piacere, del Paolo generoso che offre le sue melodie come un regalo a tutti, del Paolo che ha tanto da dire… Non misura le parole, è generoso anche quando parla: una voce e dei gesti pieni di dolcezza. È esattamente come lo avevo immaginato: semplice, senza trucco, capace di commuoversi ancora come un ragazzo di 16 anni.

Rispettando l’aforisma “Guadagneremmo di più a farci vedere come siamo che a cercar di apparire quel che non siamo”, a Paolo non piace mostrare tutto e raccontare la sua vita privata. Ma se l’uomo è pudico, è anche sincero e quando decide di confidarsi ci tocca e inevitabilmente ci seduce…

Seduto su uno sgabello, si gira a destra, a sinistra, cerca qualcosa, ne prende un’altra, è velocissimo, si vede un uomo organizzato. Ogni cosa ha il suo posto. Non sembra molto a suo agio all’inizio, ma quando inizia a parlare di lui, lo fa con una storia che gli strappa una risata e con qualche commossa esitazione. Però senza dare giudizi, senza perdere tempo ad analizzare… non c’è niente da capire è successo cosi, punto.

Sprizza la verità dalla sua persona, non si atteggia e si vede! Con il suo aspetto da uomo normale, è diventato il maestro di Jazz più popolare di Cagliari. Un successo che lui assapora con tanta umiltà.

Ho avuto l’occasione di osservarlo durante le prove. Sassofonisti, chitarristi, trombettisti… tutti sono a disposizione del maestro ma non si dimostra mai autoritario, non ne ha proprio bisogno…

C’è un po’ di chiasso? Non importa!

Dà due istruzioni si mette al piano e inizia…

Tutti lo seguono. Si ferma d’improvviso. Fa riprendere due misure

… E pian piano tutto si mette apposto.

In nessun momento dimostra impazienza, l’eterno sorriso sulle labbra, tutto sembra divertirlo, lui è già nel mondo meraviglioso di Paolo Carrus… Mi rendo conto che sotto gli occhi ho l’immagine della felicità…

La sua freschezza, il suo modo giovanile di saltare da una cosa all’altra appena qualcosa lo entusiasma, la sua spontaneità, si ha subito l’impressione di essere suoi amici da una vita.

Nonostante un fisico serio e un’aria che potrebbe sembrare austera a chi non lo conoscesse, Paolo Carrus è un simpatico tornado tanto quanto è un musicista eccezionale.

Il piano di Paolo sveglia le anime. Ci parla, ci ripete tutto quello che gli ha confidato il compositore. La sua musica inizia dove finisce il potere delle parole… 

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