UNA VITA DEDICATA ALLA SCUOLA, INSEGNANTE E PRESIDE A NUORO: ELENA MELIS, DONNA CORAGGIOSA E ATTUALE

di LUCIA BECCHERE

Elena Melis (Baunei 1916 Nuoro 2000), laureata in lettere, dopo qualche anno d’insegnamento, dal 1950 al 1977, assunse la Presidenza della Scuola Media numero 1. Assessore alla Pubblica Istruzione al Comune di Nuoro nella lista PSd’Az, sindaco Pietro Mastino (1957/1960), in seguito ha abbandonato la politica votandosi interamente alla scuola. Nel 1977 rifiutò la medaglia d’argento conferitale dal Ministero della Pubblica Istruzione mentre nel 2012 le fu intitolata la biblioteca della scuola media cittadina “Piero Borrotzu”.

A ricordarla è la nipote Laura, affermata imprenditrice, figlia del fratello Mario.

Chi era per lei Elena Melis? «Una persona socievole e affettuosa, sempre presente nella vita di noi tutti.

Molto rigorosa, mi portava a riflettere sulle mie affermazioni e a valutare le conseguenze delle mie azioni.

Grazie a questo suo esercizio dialettico credo di aver assimilato valori e convinzioni col solo esempio, non per enunciati dogmatici».

Che ruolo attribuiva alla scuola? «La scuola per Elena Melis era un cardine fondante della comunità ed era propedeutica a un corretto approccio dell’individuo con la società».

Un aneddoto? «Alle medie l’ho avuta come preside e spesso mi chiedeva di accompagnarla nei suoi spostamenti approfittando dell’occasione per interrogarmi in storia e geografia. Vani i tentativi di sottrarmi ai suoi inviti. Mi è caro il ricordo della sua gioia quando, alla nascita di nostra figlia, venne a conoscenza che l’avremmo chiamata Elena».

Elena Melis

Un’attitudine? «Di lei mi è rimasto impresso il modo chiaro e diretto nel porsi di fronte alla vita.

Sempre in difesa dello stato giuridico di tutti i lavoratori, convinta sostenitrice della parità di genere e del valore delle donne nel mondo del lavoro. Come direbbero gli spagnoli era una mujer entera, donna integra, coraggiosa e fiera delle proprie scelte».

Cosa non sopportava? «La sciatteria di chi improvvisando non prendeva sul serio il proprio ruolo in qualsiasi contesto».

Aveva qualche rimpianto? «Forse sì, ma non riguardava la scuola così come lei l’aveva vissuta».

Come l’avrebbe giudicata oggi? «Non saprei dire cosa avrebbe pensato dei metodi e degli strumenti digitali con cui lei non è venuta in contatto, difficilmente avrebbe apprezzato il linguaggio economicista nella valutazione degli studenti con crediti, debiti ecc. Col passare degli anni esprimeva critiche e delusioni in merito ad alcuni cambiamenti, certo non avrebbe apprezzato il disimpegno della scuola verso la società, avrebbe sofferto del sempre più crescente abbandono scolastico vivendolo come una sconfitta sociale di tutta la comunità».

C’è qualcosa di lei che non conosciamo? «Mettendo ordine fra le sue carte mi sono imbattuta in decine di lettere da lei indirizzate agli ospiti delle comunità di recupero per tossici dipendenti e per ex detenuti. Generalmente rivolte a ragazzi molto giovani, ciò che le caratterizzava era la positività del messaggio, parole di lode per gli sforzi che stavano affrontando e di apprezzamento per i loro progressi. La scuola che aveva lasciato continuava a vivere in lei in un altro modo».

Quale il ruolo della famiglia nella sua formazione? «È stato fondamentale. Sesta di otto fratelli, la sua era una famiglia unita e solidale. Il legame molto forte fra i fratelli Melis fondava le sue radici nell’amore e nel rispetto che nutrivano verso i propri genitori che pur nelle esigue risorse economiche si adoperarono perché tutti facessero un importante percorso scolastico. Una corretta dialettica improntata al confronto delle diverse personalità, favoriva una maggiore conoscenza di pregi e difetti reciproci atta a fortificare ancor più la stima e l’affetto fra loro».

Che rapporto aveva con la religione? «Credente per formazione e convinzione, zia Elena frequentava la comunità parrocchiale, sempre vicina ai bisognosi. Anche in questo la famiglia aveva avuto il suo peso, i miei nonni ferventi cattolici e una sorella suora avevano ulteriormente influenzato le sue scelte. Tuttavia nutriva un doveroso rispetto delle altrui posizioni ideologiche e religiose».

Con chi e come ha trascorso gli ultimi anni? «Con la sua amatissima sorella Ottavia e con l’altrettanto amata governante Vincenza. Seppur limitata fisicamente dai postumi di un intervento al femore per una rovinosa caduta, partecipava ai più importanti avvenimenti politici e culturali del tempo con articoli e lettere ai giornali, senza mai rinunciare ad esprimere la propria opinione».

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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