LA SOGIN RIVELA CHE PER IL DEPOSITO SCORIE NUCLEARI, LA SARDEGNA E’ NELLA MAPPA: L’ISOLA E’ TRA I SITI CANDIDATI A OSPITARLO

La Sardegna resta tra le sei regioni candidate a ospitare il deposito nazionale di scorie nucleari, ma la Regione ribadisce la sua contrarietà: il nostro no è definitivo e irrevocabile, dice Solinas. Sogin ha trasmesso al Ministero della Transizione ecologica la proposta di Carta nazionale delle aree idonee (Cnai) a ospitare il Deposito nazionale per i rifiuti radioattivi e Parco tecnologico, nel rispetto dei tempi previsti, ossia nei 60 giorni dalla chiusura della consultazione pubblica. Una carta elaborata da Sogin sulla base degli esiti della più grande consultazione pubblica finora svolta in Italia su un’infrastruttura strategica per il Paese, fanno sapere. Sono 67 le aree potenzialmente interessante al cantiere da 900 milioni, dislocate in sei regioni: Piemonte, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata, Sicilia e appunto Sardegna.

Ma la Regione è già sul piede di guerra. Un «no» categorico, definitivo e irrevocabile a ogni ipotesi di utilizzo del territorio sardo per il deposito di rifiuti nucleari. Lo ribadisce il presidente, Christian Solinas. «Intendiamo ribadire in ogni sede – osserva Solinas – la nostra ferma opposizione non solo al progetto originario, che prevedeva 14 siti di stoccaggio in Sardegna, ma anche a ogni forma di rimodulazione della mappa che includa la nostra isola. E lo faremo in modo sempre più forte, con ogni mezzo democratico, anche in questa fase della procedura, che, dopo il seminario nazionale svoltosi nei mesi scorsi, prevede ora una nuova fase di confronto pubblico».

Il governatore ricorda che, per sostenere anche in ambito tecnico scientifico le ragioni della posizione della Sardegna, ha istituito un Comitato tecnico scientifico che ha già trasmesso, un anno fa, le proprie argomentazioni. «È evidente l’inopportunità di una simile scelta, che oltre a rappresentare un pericolo per l’immagine della nostra isola, si scontrerebbe con quanto stabilito per legge e per effetto di un referendum popolare. Lo Stato – prosegue il governatore Solinas – dunque deve rispettare la volontà espressa dalla Sardegna a livello popolare e istituzionale. Nel 2011, in occasione del referendum, oltre il 97 per cento del popolo sardo votò contro la localizzazione delle scorie sull’isola. Anche il Consiglio Regionale, in diverse fasi, si è pronunciato in modo nettamente contrario».

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