MINI STORIA DEL FEMMINISMO NATO CON LA GHIGLIOTTINA

di LUCIA BECCHERE

Nella seconda metà del 900 il mondo intero venne travolto da due rivoluzioni: quella del ’68 e quella informatica. Se quella informatica benché piena d’insidie è stata una grande conquista, quella del ’68 nata negli Stati Uniti alla metà degli anni 60, ha segnato l’affermazione dei giovani sulla scena sociale, politica e culturale.

Nel maggio ’68, a Parigi la gioventù studentesca ha occupato l’Università della Sorbonne una delle più rinomate istituzioni accademiche d’Europa che assurgerà a simbolo delle proteste. La rivolta degli studenti a cui si unirà il mondo operaio, si estenderà sull’intero territorio nazionale per trovare il suo apice in Europa.

Per una stranezza, proprio dalla Francia è arrivata la prima conquista di diritto ugualitario fra uomo e donna.

Nel 1792 la Francia rivoluzionaria ha introdotto la ghigliottina (dal medico Joseph Guillotin che l’ha suggerita), un nuovo strumento di morte subito apparso egualitario e democratico.

Sotto questa mannaia sono caduti senza distinzione aristocratici e borghesi, ecclesiastici e laici, uomini e donne.

Dunque in quell’ultimo scorcio del settecento, le donne acquistarono un diritto fino allora riservato ai soli uomini: quello di salire sul patibolo, di conseguenza hanno cominciato a pretendere anche il diritto di salire sulla tribuna.

Portavoce di questa rivendicazione la scrittrice e politica Olympe de Gouges (1748-1793) convinta rivoluzionaria con idee democratiche che andava affermando: «La donna nasce libera ed ha gli stessi diritti dell’uomo. Il limite all’esercizio dei suoi diritti le derivano dalla perpetua tirannide che le oppone l’uomo, questi limiti devono essere infranti dalle leggi della natura e dalla ragione» e aprendo la strada della riscossa femminile, dinanzi agli esterrefatti deputati della Convenzione propose che nella Costituzione dell’anno 1793 venisse inserito un articolo che riconoscesse il diritto di voto anche alle donne.

Benché democratico il Parlamento francese capeggiato dall’incorruttibile ed estremista Robespierre, non solo bocciò la proposta, ma negò alle donne ogni diritto politico.

Olympe di Gouges pagò tanta sfrontatezza conquistando il tragico diritto di salire sul patibolo al pari della regina Maria Antonietta.

Il femminismo, sorto nel tardo illuminismo per promuovere l’uguaglianza fra i sessi nel sociale e nel privato, come primo movimento politico si diffuse in Inghilterra (nel 1865 nasce il primo comitato per estendere il diritto di voto alle donne) e in Germania per poi valicare i confini dell’Europa (abolizione della schiavitù, riscatto della gente di colore ecc).

Quando fu fondata la Croce Rossa (1863) le infermiere e le crocerossine riuscirono a ritagliarsi un autorevole posto nella società cosiddetta “degli uomini”.

Nell’Italia unificata (1861) dove la rivoluzione industriale del ’48 era arrivata solo alla fine del secolo, la lotta per l’emancipazione della donna si diffuse in ritardo rispetto agli altri stati europei e le donne presero coscienza della questione femminista nel momento in cui nelle fabbriche si sentirono discriminate in quanto tali.

La rivoluzione femminista del XX secolo ha coinvolto metà della popolazione mondiale sorretta dalla speranza di una società migliore. Le donne ottennero il diritto di voto solo nel ’46 in quanto il governo presieduto da Giovanni Giolitti aveva istituito il suffragio universale maschile (1912) con la motivazione che il voto femminile avrebbe favorito l’avanzata dei partiti “clericali” di ispirazione cattolica.

Il maschilismo che colloca l’uomo come figura dominante, ha sempre limitato il ruolo della donna e il femminismo non l’ha ancora resa del tutto libera perfino nelle società cosiddette evolute.

Radicato soprattutto nelle zone sottosviluppate del mondo, ha confinato la donna ai margini della famiglia e della società.

Non solo vittima della povertà (chi paga detta legge e impartisce gli ordini), dell’istruzione, delle guerre e degli abusi, ma soprattutto vittima di un orientamento ideologico «la donna può più facilmente uscire dallo stato di povertà che dalla condizione determinata dal genere» (Isabel Allende).

Nonostante i numerosi successi ottenuti nell’ambito dei diritti delle donne dalle Nazioni Unite dalla sua fondazione (1945) ad oggi, la strada è ancora in salita.

Attualmente la violenza contro le donne è la crisi più vergognosa che l’umanità viene chiamata a fronteggiare. Una vera emergenza sociale.

A raccontare le storie, le cicatrici impresse nei corpi e ancor più nelle anime.

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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