TURISMO ‘DAL BASSO’ PER UN BENE COLLETTIVO: ELISA BURRAI, DA NUORO AL REGNO UNITO. A LEEDS HA UNA CATTEDRA ALLA BECKETT UNIVERSITY

Elisa Burrai

di LUCIA BECCHERE

Come tutti i sardi, anche in Elisa Burrai su disterru è scandito da una struggente nostalgia della sua terra che ha dovuto lasciare per motivi di studio e di lavoro.

Parliamo di una giovane nuorese di 40 anni, laurea in Lingue e Letterature Straniere a Pisa, una eccellenza di casa nostra che vanta al suo attivo un ricco palmarés.

Erasmus a Manchester nel 2003, referente per l’Italia presso le multinazionali Michelin e Astrazeneca, Master in Turismo internazionale presso l’Ailun (Nuoro) e tour operator all’Isola d’Elba. Vincitrice di una borsa di studio Master & Back della Regione Sardegna, nel 2008 intraprende un dottorato di ricerca in Turismo Responsabile alla Leeds Bechett University (Leeds) per lo studio delle percezioni delle comunità ospitanti sul turismo-volontariato a Cusco, capitale storica del Perù, che per 8 mesi la vede impegnata in una raccolta dati.

Il suo lavoro di ricercatrice prosegue nel 2013 presso la Salford University di Manchester su un progetto di sostenibilità urbana.

Dal 2014 è titolare della cattedra di docenza e ricerca alla Leeds Beckett University dove insegna gestione del Turismo responsabile (Metodologie di ricerca, Turismo nel sud del mondo, Gestione del turismo etico) a studenti, laureandi, Master e dottorandi.

Attualmente collabora anche a due progetti di ricerca: turismo e cambiamento climatico in Croazia e intersezione fra turismo, migrazione e donne.

Elisa, le manca Nuoro? «Tanto. Ho sempre lavorato in funzione di un mio rientro in Sardegna. Tuttavia godo della sicurezza di un posto fisso, almeno per ora. In Inghilterra l’Università si sta avviando verso la privatizzazione, un po’ come la sanità e di conseguenza la qualità dell’educazione ne sta risentendo parecchio. Praticamente ci stiamo uniformando al sistema americano».

Il suo lavoro la gratifica? «Amo il mio lavoro e lo faccio con passione. Vorrei mettere le mie competenze al servizio nella nostra terra soprattutto a livello turistico. Dare voce ai residenti che devono far fronte alle varie difficoltà a cui il turismo li espone piuttosto che ad altri che vengono da fuori o che si trovano in posizione di potere. La mia è più una idea di turismo dal basso, democratico e inclusivo, costruito e gestito dalle comunità ospitanti che sono quelle a pagare le conseguenze di un turismo invasivo senza alcuna ricaduta sul territorio. Oggi, diverse destinazioni turistiche nel nord Italia stanno facendo propria questa impronta d’avanguardia mentre noi siamo ancora molto indietro».

Per quale ragione? «Manca la cooperazione da parte di tanti per dare vita a un turismo di cui la collettività possa beneficiare. Si tende a dare spazio alle forme più forti, alla parte ricca della costa e l’entroterra viene silenziato e sacrificato. Occorre ripopolare le zone interne che stanno morendo per via dei giovani che in assenza di prospettive economiche vanno via mentre disponiamo di tante risorse da vendere sia in Italia che all’estero».

Come far decollare questa idea? «Ci vuole una volontà politica illuminata e illuminante che si traduca in un supporto economico alle amministrazioni locali, provinciali e regionali per quanto riguarda le infrastrutture carenti o inadeguate. Manca la coesione e la comunicazione tra Paesi e persone che si occupano del settore. Questo turismo individualista non imprime una crescita di immagine e di benessere, occorre fare rete se si vuole portare avanti una visione innovativa».

Tutto questo è fattibile? «Sono una convinta promotrice di queste idee. Oggi i giovani sono molto più critici in quanto più informati e mossi dalla passione possono cambiare le sorti del mondo. Aiuta viaggiare, confrontarsi con altre realtà per promuovere forme di turismo di nicchia. Non solo mare ma tante altre risorse che vanno scoperte, esplorate e raccontate».

Quando conta di mettere le sue competenze al servizio della Sardegna? «Lo farei anche subito, purtroppo non vedo sbocchi nell’immediato. Poiché il sistema italiano non è mobile come quello inglese, penso che i tempi siano molto lunghi».

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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