LA VITA TRA GLI SCAFFALI DI UNA LIBRERIA: MANUELA AIELLO RACCONTA I SACRIFICI MA ANCHE LE SODDISFAZIONI DI UNA VITA DA LIBRAIA

Manuela Aiello

di MICHELA GARAU

Dopo l’incontro con lo scrittore Noir Lorenzo Scano e la poetessa Flavia Taccori, gli allievi del corso di Editing ed Editoria tenuto da Carmen Salis presso l’Accademia d’Arte di Cagliari, hanno incontrato e intervistato Manuela Aiello, ex studentessa dello stesso corso, che ha risposto alle domande raccontando della sua vita da libraia.

Sei stata una studentessa del corso di Editing ed Editoria tenuto da Carmen Salis presso l’Accademia d’Arte di Cagliari. È stato utile per la tua professione? Sì, mi è servito per capire alcuni contesti editoriali che ho vissuto in veste di libraia. Soprattutto ho capito quali erano tutte le fasi che si verificano prima che il libro arrivi sullo scaffale, dalla correzione di un testo fino alla sua distribuzione.

Che tipo di libreria avevi? Una libreria indipendente, specializzata nella letteratura per bambini. Per scelta portavo sugli scaffali anche libri non commerciali, anche se poi non potevano mancare quelli della Disney. Spesso, purtroppo, il discorso di essere specializzati in letteratura per bimbi ti fa scontrare con il commercio, infatti abbiamo trovato difficoltà a portare alcuni titoli. La mia era una piccola realtà che è rimasta aperta per sei anni.

Quando si apre una libreria, quali sono i primi rapporti professionali che si stringono? I primi rapporti sono quelli con i fornitori. Non sono dei rapporti facili da aprire, in quanto le grandi case editrici possono essere raggiunte solo attraverso l’intermediazione di un distributore. Inoltre richiedono delle fideiussioni bancarie e per una piccola realtà non è semplice. I grandi marchi, inoltre, arrivano in libreria anche per mezzo dei rappresentanti.

Qual è la differenza tra distributore e rappresentante? Dal punto di vista del libraio cambiano le percentuali di vendita e, inoltre, il diritto di reso. Il rappresentante dà delle percentuali più alte ma, allo stesso tempo, fornisce solo alcuni marchi e, in caso di reso, si può scegliere solo tra quelli. Il distributore, invece, ha delle percentuali di scontistica minori però ha un ampio catalogo all’interno del quale poter scegliere.

Cosa succede quando un libro rimane per troppo tempo sullo scaffale? Il libro può essere restituito al rivenditore. Il diritto di reso è un aspetto positivo ed essenziale perché stai investendo del denaro e, inoltre, con quel credito possono essere presi altri libri. Il rivenditore, sia esso distributore o rappresentante, deve sempre accettare il reso di un libro fino a quando lo stesso non esce dal catalogo. Il rivenditore deve informare per tempo su quali saranno i libri che usciranno dal catalogo, di modo tale che il libraio si possa organizzare per restituirli e farli mutare in nota di credito e, quindi, in altri libri da prendere. Oppure il libraio potrebbe decidere di tenerlo perché ha una vasta clientela che lo richiede e sa che non rimarrà invenduto.

Qual è la differenza tra una libreria indipendente e una in franchising appartenente a un grande marchio? Io ho scelto di aprirne una indipendente perché potevo arrogarmi il diritto di scegliere quali libri portare in libreria e quali no. Una libreria appartenente a un grande marchio non può, riceve i libri di default. Inoltre appartenere a un grande marchio implica che sei soggetta a qualunque forma di decisione proveniente dall’alto, anche quelle relative all’ubicazione e alla grandezza del locale, a come deve essere allestita la vetrina per esempio e, soprattutto, devi garantire un minimo di vendita. Allo stesso tempo però c’è un pro: non hai un investimento iniziale importante.

Come hai iniziato a fare da relatrice alla presentazione di libri? Quando il socio che se ne occupava non ha più potuto fare presentazioni, ho deciso di occuparmene io nonostante fossi timida e avessi detto che non l’avrei mai fatto.

Nonostante le difficoltà, riapriresti una libreria? Sì, nonostante tutto riaprirei domani, però ampliando la proposta perché solo con il libro non si può andare avanti. Infatti, tanti editori, ormai, hanno anche i gadgets, come pupazzetti, penne, matite, agende, eccetera.

9 pensieri riguardo “LA VITA TRA GLI SCAFFALI DI UNA LIBRERIA: MANUELA AIELLO RACCONTA I SACRIFICI MA ANCHE LE SODDISFAZIONI DI UNA VITA DA LIBRAIA”

  1. Anche io ho fatto il libraio indipendente a Parigi durante alcuni mesi negli anni ’70 ! Beh ! niente è cambiato : se hai la libertà ti mancano i soldi !
    Claude SCHMITT

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