PER UNA ISTITUZIONE CON L’ANIMA: FRANCAROSA CONTU A NUORO SI OCCUPA DELLA CATALOGAZIONE DEI BENI ARCHEOLOGICI

Francarosa Contu

di LUCIA BECCHERE

In Francarosa Contu la differenza è fatta di talento, passione, tenacia e competenza. Nata a Nuoro nel 1958, studi in etnoantropologia e archeologia, per 7 anni si è occupata di catalogazione dei beni archeologici presso il Comune di Nuoro.  Superato il concorso regionale è stata assegnata all’etnografico come istruttore in scienze storiche e demologiche, dal 1987 ha lavorato all’Isre per 32 anni come Funzionario Responsabile del Settore Musei e in questa veste ha curato l’allestimento del Museo del Costume, del Museo Casa natale di Grazia Deledda e del Museo Etnografico collezione Cocco di Cagliari.

«Mia allieva attivissima incline agli studi di antichistica – ha scritto di lei Giovanni Lilliu –, la scuola di scavi di Bidistili ha dato l’avvio a che raggiungesse doti di governo nell’Isre con sede a Nuoro».

Come nasce tanta passione? «Da bambina curiosa andavo a frugare nei bauli dove le mie prozie custodivano i loro ricami giovanili. I miei genitori appassionati di archeologia e di tradizioni popolari hanno stimolato le mie letture e sono debitrice verso tutti i miei insegnanti per avermi dato gli strumenti per poter lavorare con metodo. Ho seguito convegni e ricerche quando l’antropologo Cirese in Cultura egemonica e culture subalterne rivalutò il folklore fino agli anni 70 considerato una cultura minore».

Cosa si porta dentro? «Tutto, in primo luogo l’esperienza umana. Ho avuto la fortuna di conoscere i grandi padri degli studi archeologici e antropologici della Sar- degna, da Angioni a Delitala, da Lilliu a Barrecca e tanti altri ancora».

Come si è rapportata nel lavoro? «È sempre stato un lavoro di squadra dove tutti ci siamo messi in gioco, direttori compresi. Al museo deleddiano abbiamo dato un taglio nuovo rispetto a quello del 1983 chiuso poi nel 1997 per lavori di riqualificazione architettonica e museografica, riaperto al pubblico nel 2000 e completato nel 2006 con l’acquisizione da parte dell’Isre della medaglia e del diploma originali del premio Nobel. Abbiamo impostato tutto il nostro impegno su Grazia Deledda è tornata a casa a pieno titolo, come scrittrice e come donna. Rivendico l’idea, condivisa dal direttore Piquereddu, di aver distribuito su mortu mortu a casa della scrittrice consegnando a tutti i bambini il sacchetto con la sua effige. E ancora, il 15 agosto del 2005 in occasione dell’anniversario della sua morte, come Isre abbiamo distribuito il pane delle anime in memoria di Grazia Deledda nel sagrato della Solitudine e ai vicini di casa come da antica usanza».

Qualcosa che non ha fatto? «Il catalogo delle collezioni dell’ultima versione del museo del costume che ha soltanto delle guide brevi. Mentre vado fiera di aver collegato l’Isre di Nuoro con tutta la Sardegna promuovendo connessioni con tutto il mondo del folklore attraverso riflessioni sull’abbigliamento tradizionale rivendicando il valore di istituzione pubblica, punto di riferimento per chiunque volesse non soltanto avere risposte ma anche mettere a disposizione le proprie competenze».

Quali suggerimenti al suo successore? «Curare un rapporto scambievole col territorio perché senza di esso un’istituzione non ha un’anima. Vagliare le informazioni delle quali non si è a conoscenza e dare loro il rilievo scientifico che meritano. Inoltre confrontarsi col mondo intero non solo con la Sardegna».

Quale l’emozione più forte? «L’inaugurazione del nuovo Museo Deleddiano ma anche l’acquisto dello studio romano e l’apertura al pubblico del museo del costume nel ‘76».

Come trascorre le giornate da pensionata? «Mi dedico alla famiglia, agli animali e al mio giardino. Dopo 42 anni di lavoro vorrei riappropriarmi del mio tempo».

Un hobby? «Sono una studiosa delle tecniche e delle denominazioni della tessitura, dell’abbigliamento e di ogni attività artigianale tradizionale. Vorrei capire fino in fondo come si realizzano le cose nella mente e nell’azione dell’artigiano».

Che mamma e nonna? «Una mamma che cerca di fare il meglio per i miei figli. Ho una nipotina di 2 anni e mezzo e come tutti i nonni sono innamorata di lei. Vorrei che contasse sul mio affetto incondizionato e si relazionasse col mondo con generosità perché niente è dovuto».

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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