LA BATTAGLIA PER ELIMINARE L’ISOLAMENTO TELEGRAFICO: GIUSEPPE SANNA SANNA E L’ISTITUZIONE DEL PRIMO “CORDONE SOTTOMARINO” FRA LA SARDEGNA E LA SICILIA (DICEMBRE 1862)

di GIANRAIMONDO FARINA

L’attività politico-parlamentare di Giuseppe Sanna Sanna, il grande figlio di Anela, di cui quest’anno, nel silenzio presso che’ generale, si celebra il Bicentenario dalla nascita (Anela, 15 Gennaio 1821- Genova, 4 Settembre 1875), annovera, fra le altre cose, una spiccata sensibilita’ al grande tema dei trasporti e dei collegamenti, sia interni che esterni. Tema che, da sempre, cioè da allora, in seno al moderno Stato italiano che si andava formando, rappresentava uno dei nodi cruciali della Questione Sarda, gia’ da lui denunciata per primo in seno al Parlamento nelle famose e storiche sedute del 22 e 23 Gennaio 1862, per cui, gia’ nel dicembre 1861, Sanna Sanna, aveva presentato un’ apposita interrogazione parlamentare. La questione, quindi, della rete telegrafica da rimodernare ed unificare, in quanto proveniente dalle strutture degli stati preunitari, diventava uno dei temi piu’ importanti di quel decennio, non a caso, definito dagli storici economici, come il primo, vero, “miracolo” italiano. Un vasto e complesso sistema teleferico che si andava delineando nell’appena costituito Regno d’Italia, con i due decreti reali del 15 marzo 1861 e del 18 settembre 1865 che, porteranno, nel giro di pochi anni, il Paese a dotarsi, sostituendo le vecchie ed anacronistiche linee preunitarie, di ben 4210 km di linea su 14070 km presenti alla fine del 1865. Fra l’altro, di questi 4210 km ben 3000 verranno realizzati tra la fine del 1861 e l’inizio del 1864. Cio’ dimostra l’enorme attivita’ di costruzione di linee della nuova amministrazione telegrafica italiana, al fine di realizzare, nel minor tempo possibile, una rete nazionale. Rete dalla quale non poteva rimanere esclusa la Sardegna,gia’ collegata agli Antichi Stati Sardi di Terraferma, in epoca preunitaria, lungo la linea La Spezia- Capo Corso- S. Teresa di Gallura,risalente al 1854 e che avrebbe dovuto continuare collegando l’isola all’ Algeria. Questo cavo era stato progettato da Jhon Watkins Brett (1805- 1863), colui che poso’ il primo cavo telegrafico sottomarino funzionale nella Manica, per conto della Societa’ Mediterranea. L’impatto sull’opinione pubblica delle imprese di immersione di cavi telegrafici non aveva paragone rispetto a quello avuto in precedenza dalla telegrafia aerea. Motivo per cui i giornali, fra cui la Gazzetta Popolare di Giuseppe Sanna Sanna, seguirono con molta attenzione i primi collegamenti telegrafici intercontinentali, tra cui quello realizzato da Brett in Italia che, appunto, avrebbe dovuto unire la Sardegna all’Algeria.

 La posa del primo cordone sottomarino fra le due isole maggiori italiane, pertanto, ben s’innesta all’ interno di quel gia’ ricordato processo di prima modernizzazione dell’appena costituito Stato italiano. Una modernizzazione che non poteva non prescindere dall’implementazione e dal rafforzamento di ogni via di comunicazione e che, proprio in quel frangente, con l’avvallo ed il sostegno economico francese, aveva gia’ posto la Sardegna al centro del Mediterraneo con il progetto, purtroppo non decollato, del primo collegamento telegrafico sottomarino con l’Algeria. Progetto visto bene ed appoggiato da tutta la stampa democratica sarda e, soprattutto, da chi, come Sanna Sanna, allora deputato nella VII legislatura del Regno di Sardegna, vi vedeva un aspetto fondamentale per lo sviluppo economico dell’isola. La realizzazione del cordone sottomarino con la Sicilia, dall’altro lato, poi, si poneva a perfetto “compimento”, da parte del Parlamento italiano, proprio grazie all’azione ed alla denuncia del deputato anelese, di una prima consapevolezza di un’esistenza di un’irrisolta Questione Sarda. Questione introdotta dalla richiesta di Sanna Sanna del dicembre 1861 e dibattuta, proprio grazie a questa, nel gennaio 1862.

La questione del cordone sottomarino fra le due isole, poi, poneva fine all’isolamento di quasi due anni cui la Sardegna era stata condannata dopo la rottura del cavo di collegamento con l’Algeria. Anche in questa sede, quindi, la voce di Sanna Sanna non si faceva attendere, denunciando questo stato delle cose.  La storia, poi, della posa dei primi due cordoni sottomarini passanti per la Sardegna, e primi in Italia, e’ di particolare rilievo anche dal punto di vista storico economico. Per i primi due “cordoni”, quello da La Spezia a Capo Corso e quello da Bonifacio a S. Teresa di Gallura, era stato direttamente impegnato il ricordato Brett il quale li aveva progettati a nome della Societa’ Telegrafica del Mediterraneo. Nello specifico il progetto avrebbe compreso un tratto terrestre attraverso la Corsica, un breve cordone sottomarino tra quest’ultima e la Sardegna, un nuovo tratto terrestre attraverso di essa ed, infine, un cavo, il piu’ lungo, che avrebbe dovuto coinvolgere la Sardegna con Bona in Algeria. Gia’ alla fine del 1854 le linee telegrafiche terrestri e i primi due cordoni sottomarini erano completati. Rimaneva solo il tratto che avrebbe reso possibile il collegamento con l’Africa partendo, appunto, dalla Sardegna. Questo tratto veniva messo in opera nel 1857 funzionando, purtroppo, pochissimo e finendo nel 1860 definitivamente abbandonato sul fondo. Molto interessante, a tal merito, e’ l’aspetto economico-finanziario degli accordi posti in essere. Brett aveva stipulato convenzioni sia con l’amministrazione sarda sia con quella francese. Le due convenzioni in questione prevedevano la costruzione dei cavi ,  la loro posa, la manutenzione e lo svolgimento delle linee sottomarine a totale carico della Societa’ del Mediterraneo, la quale si sarebbe impegnata nei confronti del govetno francese a portare a compimento la linea fino alle coste africane. Il governo sardo, d’altra parte, s’impegnava a pagare 150.000 euro annue corrispondenti al 5 %  sul capitale, per cinquant’anni. Inoltre, pagando un corrispettivo di 16000 euro l’amministrazione dei telegrafi sarda assumeva il controllo delle linee terrestri sarde, tranne una che rimaneva alla Societa’, pur lasciando l’onere della manutenzione di tutte le linee alla Societa’ del Mediterraneo. Gia’, pero’, nel 1860 la Francia dichiarava decaduta la convenzione con la Societa’ del Mediterraneo in quanto quest’ ultima non era stata in grado di completare il collegamento fra l’Europa e l’Africa. Per l’Italia, invece, appena costituitasi a Stato, far decadere la convenzione con la società di Brett, fu piu’ difficile, in quanto essa non prevedeva la stessa clausola fatta valere dai francesi. Il governo italiano, pertanto, dovette attendere la rottura del tratto sottomarino fra la Liguria e la Corsica, avvenuta nel 1864, per poter far decadere la convenzione ed entrare in possesso delle linee sarde, non essendo la Società in grado di garantire la riparazione del cavo. Se, quindi, la Societa’ del Mediterraneo non era stata in grado di collegare l’Italia con l’Africa, passando per la Sardegna; essa aveva, per lo meno, permesso il collegamento con la nostra isola, per cui tanto si era battuto Sanna Sanna. Come gia’ annunciato, pero’, all’isolamento cui fu sottoposta la Sardegna dopo la rottura del cavo sottomarino con Corsica e Toscana per quasi due anni, si era cercato di sopperire fin dal 1862 con un altro intervento. E questo era stato, appunto, permesso con la posa del cordone sottomarino con la Sicilia. Una storia, quest’ultima, tutta da raccontare ed in cui il ruolo del politico anelese sara’ rilevante e di assoluta importanza.

Giuseppe Sanna Sanna, infatti, unico deputato sardo, veniva eletto a far parte dell’apposita Commissione nominata per l’esame della Proposta di legge sul Cordone sottomarino tra la Sardegna e la Sicilia. Proposta di legge presentata e discussa nella tornata del 15 luglio 1862 dal ministro dei lavori pubblici Agostino Depretis e che conteneva la convenzione stipulata con la casa produttrice inglese Glass and Elliott. Commissione  composta da deputati del calibro del milanese Mauro Macchi (1818-1880) massone, repubblicano e seguace di Cattaneo, che ne diventera’ anche relatore, del tarantino Giuseppe Massari (1821- 1884), giornalista, scrittore e maggior fautore dell’emigrazione liberale in Piemonte,  del modenese Giovanni Minghelli Vaini (1817- 1891),  avvocato,  cavouriano convinto, futuro prefetto, tra le altre citta’,  anche di Cagliari,  del campano Achille Argentino ( 1821- 1903), ex garibaldino aderente all’ ala cavouriana, del ravennate Gioacchino Rasponi (1829- 1877), nipote di Gioacchino Murat ( era figlio di Luigia Murat), massone, progressista e futuro prefetto di Palermo e del bolognese Paolo Silvani (1810- 1884), avvocato piu’ volte eletto dall’VIII alla XII legislatura. Sanna Sanna, all’ interno della Commissione, dimostro’ subito di farsi sapere rispettare, facendosi eleggere segretario e dandovi il proprio apporto decisivo nella redazione della parte introduttiva alla relazione sul progetto di legge.  Relazione in cui ben emergevano le aspirazioni e le tensioni del deputato anelese, unico non solo sardo ma isolano, a trovarsi all’ interno di un organo assembleare cosi’ autorevole.

Il progetto di legge d’indirizzo governativo (quella prima legislatura italiana fu, per ovvieta’ di cose, una legislatura tale), presentato dal ministro dei lavori pubblici Depretis, era stato presentato alla Camera il 15 luglio 1862 ed adottato nella seduta del 18 novembre dello stesso anno. Nel mezzo due, intensi e decisivi mesi di lavori in sede di commissione che avevano visto Sanna Sanna protagonista e che avevano portato, nella seduta pomeridiana della Camera del 6 agosto 1862, all’approvazione della relazione Macchi, predisposta dall’apposita commissione avente in Sanna Sanna il segretario. Il 15 luglio, pertanto, la Camera si trovava a ricevere il progetto di legge Depretis. Nel cappello introduttivo, il ministro, cosi’ giustificava la proposta governativa: ” La costruzione delle linee telegrafiche nelle nostre principali isole, Sardegna e Sicilia, ordinate colle leggi del 30 maggio 1860 e del 30 marzo 1862, e’ pressoche’ terminata (…). Le popolazioni delle due isole esprimono vivo desiderio di una comunicazione diretta tra loro per mezzo di un cordone sottomarino, onde scansare la lunga via attualmente aperta per mezzo dei cordoni di Spezia e Messina (…)”. Cordone che ben rientrava molto utile per gli scambi commerciali molto frequenti fra le due isole e che, dal punto di vista economico, avrebbe dovuto avvantaggiare le relazioni del nuovo Regno d’Italia anche con le Indie, vista la realizzazione dei due cordoni sottomarini da Alessandria d’Egitto a Malta e da quest’ultima alla Sicilia. La Sardegna, quindi, in tal senso, sarebbe pienamente entrata al centro delle relazioni commerciali internazionali, coinvolgendo ben tre continenti. Proprio per questo, con atto 14 novembre 1861 il governo italiano aveva provveduto all’acquisto della linea telegrafica sarda assegnata in concessione, come gia’ precisato, alla ricordata societa’ Mediterrenea. Tale acquisto, come si evince dalla relazione Depretis sottoposta alla commissione parlamentare, veniva eseguito al fine di liberare il governo dalla prelazione, accordata alla predetta societa’, sulla posa di ogni altro cordone sottomarino che si volesse costruire in Italia. Per il governo Rattazzi (3 marzo – 8 dicembre 1862), prima brevissima esperienza della Sinistra Storica nel lungo periodo della Destra (1861- 1876), in cui anche Sanna Sanna dovette avere un ruolo decisivo, il collegamento sottomarino fra le due isole acquisiva un ruolo di assoluta priorita’. In questo senso, dall’analisi della documentazione d’archivio visionata, era molto chiaro l’atteggiamento di assoluta continuita’ con il precedente governo Ricasoli della Destra Storica (il secondo, in assoluto, del Regno d’Italia).  Era, infatti, intendimento del ministro dei lavori pubblici Agostino Depretis, futuro grande esponente della Sinistra Storica nell’esecutivo, porsi, in merito, sulla stessa lunghezza d’onda di quanto gia’ deliberato dal suo predecessore Ubaldino Peruzzi. “Non dimentico di continuare le pratiche gia’ del precedente ministero avviate”- si legge nel documento preparatorio- “per stabilire un cordone sottomarino fra le due isole e dagli studi tecnici effettuati su questo nuovo genere di comunicazioni (il telegrafo sottomarino), il predetto governo arrivo’ a stipulare, con l’approvazione del Ministero delle finanze, l’apposita convenzione”.  La casa di produzione del cordone, la Glass und Elliot, risultava essere la stessa che, con successo, aveva, da ultimo, realizzato il collegamento fra Alessandria d’Egitto e Malta. Passando, poi, all’aspetto economico, su cui, poi, in commissione, venivano sollevate alcune osservazioni, opportunamente annotate dal segretario Sanna Sanna, il governo teneva a precisare come, sulla scorta delle precedenti esperienze in merito, da parte della casa produttrice, si fosse riusciti a spuntare la “più alta garanzia di tre mesi dall’ invio del primo dispaccio” (mentre in altri contesti la garanzia si fermava ad un solo mese). Aspetto questo- chiosava Depretis- “che avrebbe dovuto ben provare il progresso che gia’ si era fatto nella costruzione di tali cordoni, rendendone meglio assicurato il risultato”. Anche perche’ una tale garanzia trimestrale avrebbe dovuto ben persuadere tutti sulla lunga durata del cordone medesimo. Sullo specifico “fronte dei costi”, poi, si era stabilito fra governo italiano e casa produttrice britannica, rappresentata al momento della stipula della convenzione da D.P. Gamble (probabilmemte legato al cittadino piemontese James Gamble, costruttore del primo telegrafo in California)un prezzo di 44.000 sterline. Somma che, sebbene fosse potuta sembrare ingente per le bisognose casse italiane,” non lo sarebbe stata per via dei futuri vantaggi commerciali ed economici che l’unione telegrafica sottomarina fra Sicilia e Sardegna avrebbe apportato”. Spesa a cui si sarebbero dovute aggiungere altre 10000 lire (cifra pari, attualmente, a circa 9 milioni di euro, stando alla rivalutazione monetaria) per l’assistenza e l’immersione del cordone. Andando, poi, nel dettaglio l’annessa Convenzione, stipulata il 3 Luglio 1862, dodici giorni prima della presentazione alla Camera, del testo, poi discusso ed emendato in commissione. Continuando nell’esame dei costi, l’immissione del cordone avrebbe dovuto gravare per 1.500.000 lire (equivalenti a  circa 7 milioni di euro odierni).

La convenzione, dal canto suo, si presentava interamente scritta in lingua francese (la lingua diplomatica dell’epoca), composta di 15 articoli, e sottoscritta dai ministri delle finanze e dei lavori pubblici italiani Quintino Sella ed Agostino Depretis e da D.P. Gamble rappresentante la casa produttrice “Glass und Elliot”. Nel concreto il cavo sottomarino avrebbe dovuto unire Marsala, in Sicilia, con Capo Carbonara in Sardegna  (art.2). La questione economica e’, poi, disciplinata negli articoli finali. Il prezzo totale di 44 mila sterline (equivalenti a 1.500.000 lire) si sarebbe dovuto pagare presso la ditta Bolmida di Torino in tre “tranche” (art. 9). Il legale rappresentante D.P. Gamble, avrebbe dovuto garantire, a nome della casa produttrice, il perfetto funzionamento del cavo a partire da tre mesi dall’invio del primo dispaccio (art. 10).  In caso, pero’, di non riuscita dell’operazione Gamble avrebbe dovuto avere, a proprio rischio, il diritto di ripetere la posa del cavo entro sempre tre mesi, avvisando in tempo, entro 15, la Direzione generale italiana dei telegrafi (art.11). Nel caso, poi, di avvenuto deterioramento del cavo durante i ricordati tre mesi di garanzia, sarebbe dovuto essere compito della casa produttrice procedere alla riparazione a proprie spese: aspetto che, pero’, si sarebbe dovuto decidere da due esperti nominati dalle due parti (governo italiano e “Glass und Elliot”) che, nel caso di divergenze insorte in merito, avrebbero dovuto nominare un terzo consulente per dirimerle (art 12). Sull’ aspetto meramente contrattuale, entrambe le parti, a garanzia degli interessi italiani dell’opera, avrebbero dovuto scegliere il proprio domicilio legale a Torino, avendo convenuto che ogni tipo di contestazione che sarebbe insorta, 

si sarebbe dovuta definire dai giudici competenti e con le modalita’ stabilite dalle leggi italiane (art. 13). La presente convenzione, infine, avrebbe avuto validita’ solo a seguito dell’approvazione da parte del Parlamento italiano (art. 15). Approvazione che avveniva il 18 novembre 1862. Certamente, in tal senso, era stato decisivo, senza dubbio, il cambio di governo dalla Destra alla Sinistra ed il fatto che la realizzazione del cordone sottomarino fra le due isole avrebbe rappresentato una delle prime grandi opere pubbliche, in assoluto, del nuovo Regno, oltre che togliere la Sardegna dall’isolamento telegrafico in cui si trovava. Sanna Sanna da attento e battagliero giornalista, nonche’ concreto uomo di azione, aveva ben capito lo stato delle cose e la situazione in cui l’isola versava. Motivo per cui il deputato anelese, da posizioni di estrema sinistra, diede il proprio sostegno alla formazione del governo Rattazzi, ricambiato dall’elezione in seno all’apposita commissione parlamentare istituita per la posa del cordone sottomarino fra Sicilia e Sardegna. Sanna Sanna, occorre precisare anche questo, e’ stato l’unico deputato sardo ad aver avuto un ruolo di rilievo durante la prima, breve, esperienza della Sinistra Storica al governo, nell’esecutivo Rattazzi, essendo stato eletto in un’apposita commissione parlamentare e, poi, per giunta, venendone nominato segretario. Se, poi, si pensa e si esaminano i componenti di quella breve esperienza governativa e delle sue commissioni, quasi interamente filopiemontesi, la nomina di un segretario di commissione sardo e di estrazione mazziniana, era stata alquanto “rivoluzionaria”. Venendo alle attivita’ della commissione eletta per discutere ed approvare il progetto di legge governativo in merito al collegamento telegrafico sottomarino, essa si riuniva nel mese di agosto 1862 in due sedute,  il 2 ed il 5, opportunamente redatte dal segretario Giuseppe Sanna Sanna. In tal senso, vista la funzione assunta all’interno dell’organo, il deputato anelese era riuscito pienamente nell’azione di orientare i commissari nell’essere consapevoli dell’assurda situazione d’isolamento telegrafico cui versava la Sardegna da ben due anni.Ecco cosa scriveva nella seduta di commissione del 2 agosto 1862 : “I commissari Macchi, Massari, Argentino e Silvani approvano il progetto di legge con la sola eccezione del commissario Rasponi-Murat che lo respinge in attesa di ulteriori chiarimenti da parte del ministro”. Chiarimenti,quelli di Depretis, che non si facevano attendere e giungevano nella seduta commissariale del 5 agosto. Scriveva ancora Sanna Sanna: “Il ministro, intervenuto nella seduta del 5 corrente mese di agosto, dimostrava l’assoluta necessita’ ed utilita’ di quest’ opera sia nell’interesse del servizio interno fra la Sicilia, la Sardegna e tutte le altre parti del Regno, ma anche nell’interesse internazionale per i rapporti politici e commerciali fra Italia, Malta e gli altri scali del Levante. Alla luce di cio'”- concludeva il deputato anelese- “i commissari, unanimi, approvavano il progetto di legge, paghi delle spiegazioni del ministro”. La stessa seduta, infine, provvedeva alla nomina, come relatore, del commissario Mauro Macchi. Relazione che veniva presentata, discussa ed approvata dalla Camera nella tornata del 6 agosto 1862.  Un testo in cui ben si notavano la mano e l’indirizzo dato anche da Sanna Sanna, soprattutto nel passaggio in cui si specificava che (…) “molte ed ovvie considerazioni di convenienza politica e commerciale per rapporto alle estere nazioni, s’aggiungono poi a rendere ancor piu’ manifesta l’utilita’ di questa nuova comunicazione telegrafica fra la Sicilia e la Sardegna”.  Un altro aspetto della relazione commissariale esposta da Macchi, ma ispirato da Sanna Sanna, era il punto finale del testo in cui si accennava alla cosiddetta copertura finanziaria del progetto, cui senza dubbio, l’uomo politico anelese, vista la sua estrazione politica, teneva particolarmente: “(…) E neanche dal punto di vista prettamente finanziario e grettamente economico”- concludeva il testo commissariale- “si puo’ rimanere perplessi nel dare il nostro consenso all’immersione di questo cordone telegrafico sottomarino. Anche perche’, secondo i calcoli forniti dal ministro, i soli dispacci che giungono dalla via britannica, danno un annuo reddito di ben 60 mila lire, somma che basterebbe da sola a pagare l’interesse del capitale richiesto alla realizzazione dell’opera”. Alla luce di cio’,il progetto di legge riguardante il collegamento telegrafico sottomarino fra Sardegna e Sicilia, con annessa relativa convenzione, veniva definitivamente approvato dalla Camera nella tornata del 18 novembre 1862. Nonostante le critiche piovute da alcune parti, soprattutto della Destra Storica al momento all’ opposizione, dovute all’eccessiva rilevanza dei costi ed efficacia dei materiali utilizzati (motivo per cui il cavo si spezzera’ gia’ dopo un anno di utilizzo, poi debitamente sostituito), si possono fare alcune brevi osservazioni conclusive. In primo luogo, come auspicato e voluto da Sanna Sanna, si toglieva la Sardegna dal gia’ ricordato, perdurante, isolamento comunicativo. In secondo luogo, attraverso il collegamento fra le due isole, i dispacci provenienti dall’Asia e dall’Africa, seguivano una via piu’ diretta e piu’ corta, impegnando l’amministrazione telegrafica italiana non su cinque zone, come in precedenza, ma su tre zone: Sicilia, Sardegna e Piemonte, zona dell’allora capitale d’Italia, Torino. In ultima analisi sara’ lo stesso Sanna Sanna, alla fine della legislatura, a rimarcare questo suo impegno ed interesse per la realizzazione dei cordoni sottomarini non solo fra Sicilia e Sardegna, ma anche fra quest’ultima e le isole minori della Maddelana e di S. Pietro, oltre ad aver sollecitato, sempre nella medesima commissione parlamentare il ministro Depretis per l’acquisto del cordone sottomarino esistente nel Lazzaretto di Cagliari, ministro che ne ignorava la stessa esistenza.

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