DISEGNARE L’ORRORE: L’ARTE NELLE ILLUSTRAZIONI DEL FUMETTISTA DANIELE SERRA

Daniele Serra

di GIACOMO PITZALIS

Che cos’hanno in comune Joe R. Lansdale, Clive Barker e Stephen King? Oltre ad essere tre dei più importanti scrittori esistenti, si intende. Aldilà delle opere e del talento, questo “trio delle meraviglie”, è accomunato da un’ulteriore fortuna: tutti e tre hanno visto alcuni dei propri lavori essere impreziositi dalle illustrazioni di Daniele Serra.
Daniele, che dal 2008 lavora come illustratore e fumettista, ha avviato una carriera ricca di collaborazioni in tutto il mondo con alcuni importantissimi editori (BOOM! Studios, Titan Comics, IDW Publishing, Seraphim INC., PS Publishing), costellata di premi e riconoscimenti, come il titolo di Best Artist ottenuto al British Fantasy Award per ben due edizioni (2021 e 2017).
Una passione trasformata in lavoro grazie alla costanza e alla dedizione, e che ora lo vede impegnato sul progetto Gentlemen’s Hotel, per la Sergio Bonelli Editore. «Ho iniziato a leggere fumetti grazie a Tex e Dylan Dog e non nascondo che per me è una grande soddisfazione poter disegnare per questa casa editrice. Lavorando con Bonelli mi sto avvicinando a uno stile a china classico, più efficace di tutti quelli che ho provato sin ora. Non vedo l’ora di finire Gentlemen’s Hotel: sono curioso di scoprire le reazioni dei lettori».
Muovendosi tra horror e weird, il suo stile unico e delicatamente macabro, è giunto alla corte di quelli scrittori da sempre visti come, è il caso di dirlo, “mostri sacri”. «Ci sono lavori che mi hanno dato più soddisfazione di altri – prosegue Daniele – di cui vado più fiero e che ritengo di aver realizzato meglio. Come Tommyknockers di Stephen King, al quale sono molto legato fin da ragazzino. Idem per i fumetti di Hellraiser o la graphic novel realizzata con Lansdale (I tell you it’s love, SST Publications). Veri e propri sogni nel cassetto diventati realtà».


Ma, nonostante una produzione da far impallidire, Daniele non ha mai scordato quanto la sua passione iniziale lo abbia spronato lungo un percorso tortuoso e costantemente in salita. «Mi stupisco ogni giorno di fare questo mestiere, era il mio sogno fin da piccolo. Mi auguro che il futuro mi riservi tante altre avventure, ma già quelle passate non possono che rendermi entusiasta».
Con un palmarès come quello di Daniele sarebbe facile, forse anche un po’ naturale, gongolarsi dietro i successi ottenuti (sua è la mano dietro alcune delle scenografie adoperate per la trasposizione cinematografica di Cell, altra opera di King e che vede fra gli interpreti John Cusack e Samuel L. Jackson), ma a tenerlo incollato alla realtà c’è, invece, la sola esigenza di raccontare ed equilibrare, specialmente nel fumetto, le proprie esigenze emotive a quelle narrative e visive. «Sono convinto che la cosa indispensabile, soprattutto in una tavola, sia lo storytelling. Molto spesso fatico a dare priorità al racconto, a discapito della realizzazione di un bel disegno. Personalmente mi trovo sempre alla ricerca di questo compromesso tra disegno e necessità di narrare per immagini, cercando di bilanciare al meglio le due cose».

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