LA CRISI ECONOMICA ANCHE A CAUSA DELLA PANDEMIA, E’ CRESCIUTA DELL’1%: CARITAS, LA POVERTA’ RELATIVA COLPISCE 100MILA FAMIGLIE SARDE

di STEFANO AMBU

Oltre centomila famiglie sarde alle prese con situazioni di povertà relativa. E, se nel 2019, i dati erano in calo ora si registra un nuovo incremento.

Piccolo ma significativo: dal 12,8%al 13,9% del 2020. Numeri che vanno nella direzione opposta rispetto alla situazione nazionale che invece indica una generale diminuzione della povertà relativa. È quanto emerge dall’ultimo report della Caritas Sardegna su povertà ed esclusione. I dati sono stati illustrati dal vescovo di Iglesias Giovanni Paolo Zedda e Raffaele Callia, delegato regionale Caritas. Nel corso del 2020 i Centri di ascolto Caritas della Sardegna, distribuiti nei 35 comuni coinvolti nell’indagine, hanno ascoltato – una o più volte – 10.125 persone portatrici di uno o più disagi a livello personale e familiare. Un dato che appare in notevole aumento rispetto al 2019 (6.876 persone). 

L’incremento tra il 2019 e il 2020 è stato di 3.249 unità, pari a +47,3%. Crisi legata anche alla pandemia. Sardegna, secondo il report, tra le regioni italiane con quote di povertà inedite molto più elevate rispetto alla media nazionale: le persone che si sono rivolte ai Centri di ascolto per la prima volta nel 2020 coprono il 51,5% del totale. Si tratta in maggioranza di cittadini italiani (71,5%). Tra gli effetti prodotti dalla pandemia si registra anche in Sardegna, conformemente al dato nazionale proposto dalla Caritas Italiana, un’accresciuta esposizione alla fragilità da parte delle donne, il 51,1% del totale. Una persona su due ha tra i 40 e i 50 anni. Sono soprattutto le persone sposate (in particolare le donne) a chiedere aiuto. Chi chiede aiuto alla Caritas vive per lo più in famiglia. Rimane elevata la quota di persone in difficoltà con un titolo di studio medio-basso. Fra le cause del disagio, la mancanza di lavoro o un lavoro precario.

Le richieste: beni o servizi materiali all’ 81,9%. Si tratta, in particolare, del conferimento di viveri, vestiario, prodotti per i neonati, materiale sanitario, biglietti per il trasporto, buoni pasto, prodotti per l’igiene personale, attrezzatura per la casa, ecc. Rispetto a un anno prima risultano in crescita anche le richieste di sussidi economici, passando dal 10,2% del 2019 al 12,0% del 2020. A fronte delle 41.132 registrazioni di richieste d’aiuto, nel corso del 2020 gli operatori dei Centri di ascolto hanno rilevato 56.055 registrazioni di intervento.

Nel 2020 la micro-voce più frequente associata alla fornitura di beni e servizi materiali non è il “servizio mensa” quanto invece la “distribuzione di pacchi viveri”, che da sola copre il 40,4% di tutti gli interventi erogati nel corso dell’anno. 

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