UN CARABINIERE SARDO ORIGINARIO DI VILLANOVA MONTELEONE, MARTIRE DELLA LOTTA AL NAZIFASCISMO: “DALLA PIAZZA ALLA LIBERTA’” UN LIBRO SCRITTO DALL’OMONINO SALVATORE MELONI

di OTTAVIO OLITA

La lotta dei carabinieri in difesa dei cittadini contro le violenze del nazifascismo è sempre stata personificata dall’eroica figura di Salvo D’Acquisto. Ma quanto era diffuso quel sentimento tra ii militari dell’arma? Un bel libro edito da Carlo Delfino, dal titolo “Dalla Piazza alla libertà” scritto da Salvatore Meloni, ce lo racconta con una documentatissima ricerca storica costruita intorno alla figura di un carabiniere, zio omonimo dell’Autore, ucciso a Roma da SS e fascisti il 29 maggio del 1944, pochi giorni prima della liberazione della capitale.

 Entrato nell’arma da circa due anni, il carabiniere, originario di Villanova Monteleone, aveva preso pian piano coscienza della brutale occupazione nazista con la complicità dei fascisti e, in nome della fedeltà giurata al re come Carabiniere Reale, dopo l’armistizio dell’8 settembre ‘43 entrò a far parte del fronte militare clandestino che venne costituito in gran parte proprio da militari dell’Arma, sia per opporsi ai nazisti, sia per non essere reclutati tra i repubblichini della RSI (la Repubblica di Salò voluta da Mussolini e Hitler).

Il 7 ottobre, meno di un mese dopo l’armistizio, nazisti e fascisti ordinarono ai carabinieri in servizio a Roma di rientrare in caserma e consegnare le armi. Si preparava così il terreno per la loro deportazione nei campi di lavoro in Germania, azione pianificata per il giorno successivo. Salvatore Meloni e il suo commilitone, amico e compaesano Antonio Piras furono rinchiusi in un carro bestiame dal quale riuscirono a saltare in un tratto di rallentamento del convoglio e si diedero alla macchia.

Costantemente aiutati da compaesani e altri sardi divennero pian piano protagonisti della lotta clandestina contro gli occupanti finché non vennero scelti, insieme con il brigadiere Enrico Zuddas di Dolianova, per fare da scorta al generale Odone, uno dei capi del Fronte Militare. In piazza della Libertà a Roma, il 29 maggio del ‘44, i tre militari entrarono in conflitto a fuoco con una squadraccia formata da fascisti e SS che intendevano arrestare Odone. Salvatore Meloni, ferito in tre parti del corpo, morì due ore dopo in ospedale; Enrico Zuddas spirò dieci giorni più tardi sempre al Santo Spirito; Antonio Piras riuscì miracolosamente a fuggire e a salvarsi per poi continuare la sua lotta clandestina.  Zuddas fu insignito successivamente di medaglia d’oro al valor militare, Salvatore Meloni di Medaglia d’argento. A lui è stata anche intestata la caserma del suo paese natale.

Attingendo abbondantemente da documenti dell’Arma – molti dei quali riportati in appendice del volume -, ma anche dal memoriale di Antonio Piras, l’Autore ha ricostruito l’ultima parte della vita di quel suo eroico zio morto a soli 22 anni, nello stesso arco di tempo, ironia della sorte, in cui il Paese finì sotto l’oppressione fascista. Ne è nata così un’opera che va ben oltre l’epopea familiare, anche se l’Autore con orgoglio ricorda perché il padre volle dargli lo stesso nome del fratello: “Apu pesàadu a frade meu”, soffer0mandosi sui molteplici significati del termine pesàadu. Conquistato dal materiale storico Salvatore Meloni scrive pagine molto interessanti su come la Resistenza al nazifascismo fu una vera lotta di popolo non ascrivibile in esclusiva a nessuna delle parti in causa. Una lettura avvincente, ma anche utile per chi vuol conoscere una parte della nostra storia rimossa o ignorata.

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