IL GIARDINO DELLA PACE, «LA RUE DES ITALIENS», DOVE TROVANO RIPOSO GLI EMIGRATI IN BELGIO

di ANNA MARIA SECHI

Ieri  sono andata al cimitero per deporre un fiore sulla tomba dei miei genitori. Mio padre e mia madre, son sepelliti a Farciennes, una cittadina della regione Vallonia dove hanno vissuto moltissimi anni. Adesso fanno parte anche loro dei saggi ospiti del giardino della pace di questa città.  Un luogo tranquillo, sempre verde e sempre  fiorito in tutte le stagioni. Dopo aver disposto i fiori ai piedi delle loro tombe, nel salutare mio padre gli dissi che ci ha lasciato troppo presto, che lo penso spesso, avevo ancora tante cose da dirle e tante domande da farle, ma non mi ha lasciato il tempo. Improvisamente per lui,  tutto si è fermato un giorno d’estate. Nel dire addio a mia madre, le dissi che mi manca  tanto, che vorrei ancora averla accanto a me. Chiesi ai miei cari affetti scomparsi, tra i quali mio marito e la mia carissima figlia Lucia scomparsa all’età dei suoi vent’anni, chiesi loro di darmi la forza di proseguire la mia vita. L’assenza del loro amore e della loro presenza, è per il mio cuore un incolmabile dolore. La mia vita senza di loro, è  tutto più difficile.

Percorrendo a piccoli passi i viali di questo giardino, osservo i nomi scritti in lettere dorate sulle lastre delle tombe di granito. Tanti sono italiani, uno accanto altro ci sono quasi tutte le regioni dell’italia. Si potrebbe dire che si ritrova anche qui «LA RUE DES ITALIENS» la via degli italiani di un qualunque paesino belga degli anni 1950.  Come quando nel tempo che facevano i minatori  nelle miniere di carbone, abitavano raggruppati nei  quartieri minerari. Senza volerlo, questo ritrovamento si ricreò anche nel cimitero.

Questi nomi che parlano dell’Italia e delle loro regioni  sembrano voler trasmettere qualcosa ai visitatori che come me passando da un viale all’altro hanno uno sguardo di tenerezza per le loro foto  fisse nelle lastre di granito nero, grigio o rosa fiammato, si ha l’impressione che tra loro che non son più, e noi, i vivi che siamo, vibri una  virtuale energia. Ho avuto l’illusione di captare nell’aria  i ricordi delle situazioni che abbiamo condiviso in questa terra che ci ha dato cio’ che era predestinato a noi migranti, che  nel tempo lontano di crisi economica, in balia alle onde siamo stati trasportati in questa terra come un mare in tempesta,  che ci ha uniti e proietato  qui per affondare le nostre radici.

Pensando a quel tempo che fu, non mi resi conto che l’ora passava,  dovevo allungare il passo.  Il cielo si era ricoperto di grosse nuvole, la pioggia iniziava a gocciolare. L’acqua del cielo é acqua benedetta, i fiori avranno tutta la loro freschezza il giorno della commemorazione dei famigliari e amici che si sono addormentati prima di noi e riposano nella pace eterna.

Lasciando questo giardino di pace, volsi un ultimo sguardo di benevolenza, salutando tutti come se  fossero da sempre   amiche e amici  miei.

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