LOLLOVE: TRA MALEDIZIONI E LEGGENDE. IL II FESTIVAL LETTERARIO DELEDDIANO

nella foto Alessandra Derriu e Neria De Giovanni

di ALESSANDRA DERRIU

Un piccolo borgo medievale, uno dei più piccoli al mondo, case basse in pietra, un luogo dove il tempo non sembra essere passato, dove il passato è rimasto, non è diventato futuro, un luogo speciale, unico nel suo genere, dove il passato è presente.

Lollove è una frazione di Nuoro a circa 15 km di tornanti sul fianco del Monte Ortobene, custodito da una decina di anime che lo popolano, ma amato da molte altre.

“Lollove as a esser chei s’abba è su mare: no as a crescher nen parescher mai!”  Lollove Sarai come acqua del mare, non crescerai e non morirai mai” questa la maledizione che secondo un’antica leggenda venne scagliata sul piccolo borgo da alcune suore cacciate dal villaggio per comportamenti indecorosi. Una leggenda che ricorda quella del borgo di Rebeccu, vicino a Bonorva, “la maledizione delle trenta case”,“Rebeccu, Rebecchei da ‘e trinta domos non movei” (“Che Rebeccu non superi mai le trenta abitazioni”), lanciata dalla principessa Donoria, figlia del Re Beccu, quando venne cacciata dal paese perché considerata una strega. In epoca giudicale questo piccolo borgo medievale costruito su una collina, era un centro importante e aveva circa 400 abitanti. Poi, a partire dal 1400, iniziò la decadenza e qualche secolo dopo, nel 1950, la popolazione di Rebeccu era composta da solo sei persone.

Lollove in effetti non è mai cresciuto ma non si è mai estinto, come accaduto invece a tanti altri prima che esistenti nelle nostre campagne. La maledizione non lo ha fatto crescere è vero, forse è vero, ma non lo ha mai fatto morire, si è conservato inalterato nei secoli ed è ora testimone vivo di pietra ed anime di quel tempo che è stato ma che ancora può essere.

Lollove oggi è un tempo di passi lenti, di respiri profondi nella natura, di tramonti magici, di pensieri e di parole trasportati dal vento che scorre nelle antiche stradine. Di silenzi e di parole, di accoglienza, di raccoglimento e di festa. Un luogo che può dare tanto per la salute del corpo e dello spirito, e su questo punta. Simone Ciferni, fondatore di Lollovers, che grazie all’aiuto degli abitanti rimasti sta cercando di rilanciare Lollove e farla diventare una meta digital detox. 

Tra il 16 ed il 18 luglio scorso il borgo ha ospitato la seconda edizione del Festival letterario deleddiano, a 150 anni dalla nascita di Grazia Deledda, ideato e organizzato dall’associazione Salpare e dall’associazione Uniamoci Lollove, con la direzione artistica di Neria De Giovanni e direzione organizzativa di Graziano Siotto. Il Festival ha ricevuto il patrocinio e contributo dell’Isre e della Fondazione di Sardegna, il patrocinio del Ministero della Cultura, della Regione e del Comune di Nuoro ed è stato insignito della medaglia premio di rappresentanza del Capo dello Stato, inviata a Neria De Giovanni come presidente dell’Associazione Internazionale dei Critici Letterari in riconoscimento dell’alto valore culturale della manifestazione.

Tanti i privati e le aziende di Nuoro che sono intervenuti come sponsor. Gli eventi sono stati ospitati all’aperto, secondo il rigoroso protocollo anti Covid, davanti alla Casa museo, alla Casa Borra e al sagrato della chiesa dedicata a Santa Maria Maddalena, il nome de “La madre” nel famoso romanzo deleddiano ambientato proprio a Lollove. Per tre giornate Lollove ha vissuto di cultura e arte, gastronomia ed accoglienza. Ricchissimo il programma delle giornate che ha visto impegnate diverse associazioni, artisti, musicisti, fotografi, scrittori. Io ho avuto l’onore di essere tra questi.

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