APPELLO PER UN’OPERA D’ARTE: SERVONO INTERVENTI PER IL MURALE A BONO DI LILIANA CANO CHE CELEBRA GIOVANNI MARIA ANGIOY

di TONINO OPPES

Il murale di Liliana Cano, realizzato in piazza Bialada, a Bono, per celebrare Giovanni Maria Angioy, rischia di andare in rovina. I colori originari del 1984 sono in gran parte scomparsi oppure hanno perso vivacità. Già restaurato in passato dal bravo Tony Amos, il dipinto necessita di un ulteriore intervento prima che pioggia e sole deturpino irrimediabilmente l’intera opera dedicata ai moti antifeudali e al suo principale protagonista nato proprio a Bono. Quel murale, che si estende per 160 mq, deve essere recuperato al più presto se si vuole salvare un lavoro che, oltre a documentare una delle pagine più significative della nostra Storia, rende onore alla grande artista che lo ha realizzato “… in memoria di G.M. Angioy e dei suoi martiri… con amore e tristezza.” Bono e la Sardegna non possono perdere un dipinto così prezioso. Ecco perché sarebbe auspicabile (anche per altri murales, evidentemente) un intervento finanziario da parte degli organi competenti, a cominciare dalla Regione che deve tutelare il loro valore storico-culturale e turistico.

Una risposta a “APPELLO PER UN’OPERA D’ARTE: SERVONO INTERVENTI PER IL MURALE A BONO DI LILIANA CANO CHE CELEBRA GIOVANNI MARIA ANGIOY”

  1. Giusto appello di Tonino Oppes. Tengo a precisare che quel murales fu dipinto dalla grande artista sarda, recentemente scomparsa, in uno dei momenti particolari della sua vita, quando il legame con la sua terra (per lei nata nella Venezia Giulia da genitori sardi emigrati, poi rientrata in Sardegna), si era nuovamente reciso, avendo scelto, nel 1978, di vivere e lavorare a Marsiglia. L’aver, quindi, accettato, da parte dell’allora consiglio comunale del capoluogo del Goceano,di dipingere e rappresentare, nello storico quartiere di Bialada, una delle pagine piu’ importanti e drammatiche della nostra storia, ossia i moti della SARDA RIVOLUZIONE, legati indissolubilmente al carisma ed all’azione di GIOVANNI MARIA ANGIOY, fu per Liliana Cano, un segno di percorso a ritroso di riappropriamento delle proprie radici. E ,per farlo, utilizzo’ una tecnica rivoluzionaria, con tinte e colori forti. Lo stesso appello, con questo mio commento, e’ stato ripreso dal nostro gruppo fb BONO PER ANGIOY E FRASSU

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