RISVOLTO STORICO PER LA SARDEGNA, UN FILM COME PROVA AD UN PROCESSO GIUDIZIARIO: LA CAPARBIETA’ DI LISA CAMILLO, REGISTA DEL DOCUMENTARIO “BALENTES”

di MASSIMILIANO PERLATO

Mesi fa, grazie all’astuta mossa dell’Avvocato Gianfranco Sollai rappresentante di militari e residenti a Teulada, colpiti da tumore, il documentario Balentes fu messo agli atti del processo di Teulada per le importanti testimonianze all’interno del film ed per la vasta ricerca che feci al riguardo.

É stata la prima volta che un film sia stato messo come prova ad un processo giudiziario.

Oggi, grazie al film Balentes e agli avvocati Giacomo Doglio, Roberto Peara, Gianfranco Sollai e Caterina Usala, che il GIP, Maria Alessandra Tedde, ha decretato, in una decisione storica e coraggiosa, sull’imputazione coatta di cinque capi militari che avevano responsabilità sul poligono e andranno a processo per disastro innominato aggravato, rischiando anche l’incarcerazione.

Il GIP ha dato 5 mesi di tempo al PM per espletare ulteriori indagini al fine di verificare il nesso di causalità tra i deceduti per tumore e l’attività militare.

É un risultato storico non solo per la Sardegna, ma per il mondo del cinema, e dei documentari in particolar modo, dato che è la prima volta che un documentario abbia raggiunto un risultato così concreto nella conquista della giustizia. 

Merito di Lisa Camillo è regista, scrittrice, produttrice, antropologa e criminologa italo-australiana. Ha lavorato nelle collettività aborigene e ha riscosso diversi premi per i suoi progetti con il Ministero della Salute australiano. Laureata alla Sydney Film School, ha diretto, prodotto e scritto film e cortometraggi che hanno girato il mondo. Tra questi, Live Through This, che ha conseguito vari riconoscimenti ed è stato selezionato fra i finalisti in dieci festival internazionali.

Tornata dall’Australia, dove ha vissuto per quindici anni, per realizzare un documentario sulla Costa Smeralda, Lisa Camillo, percorrendo la Sardegna ha scoperto luoghi divenuti terra di conquista: coinvolgimenti economici immorali e servitù militari hanno totalmente sconvolto una delle Regioni più belle d’Italia. Poligoni sperimentali, industrie chimiche in un tessuto economico sofferente. Zone interdette, spiagge seviziate dalle bombe, missili distesi sul fondo marino. Storie mormorate di feti deformi, tumori, leucemie, capi di bestiame dalle fattezze mostruose. Il dramma dei militari malati e delle loro famiglie; le patologie dei soldati contaminati dall’uranio impoverito in Bosnia. I processi, l’omertà dei vertici militari, l’assenza dello Stato. Insomma, il delirio.

Lisa ha costruito il suo lavoro anche grazie al prezioso contributo di quei sardi che non capitolano e difendono la propria terra: procuratori, giornalisti, attivisti e semplici cittadini, interpreti di una storia di resistenza ignorata, ma che dura da decenni. L’autrice ha realizza uno straordinario documentario “Balentes – i Coraggiosi”, distribuito in diversi paesi con ampio riscontro di pubblico e di critica. E’ stato girato con maestria e con una fotografia di altissima qualità che presenta uno spaccato dell’isola attraverso il suo sguardo originale e diretto, rivelandone il paradosso riscontrato tra la sua bellezza incontaminata ed i mutamenti tormentati che la stanno insidiando.

“Balentes”, in sardo sono i valorosi, i temerari. Il documentario sociale di speranza e denuncia è un lavoro che ricerca sentenze e pone domande a coloro che sono imputabili delle morti e del disastro ambientale. Un film che ha fatto il giro dei cinema nel mondo ed ha partecipato ai mercati dei festival più importanti, come Berlino e Venezia. Ha combattuto Lisa per i militari che hanno perso la vita, moltissimi, colpiti da patologie terribili provocate dall’inquinamento bellico sia in Sardegna che nei campi di battaglia all’estero dovesi sono recati in soccorso dei popoli colpiti dalla guerra.

E poi il desiderio di mettere nero su bianco con un libro “Una ferita italiana” con un cammino flessibile per testimoniare il rientro a casa, in una Sardegna molto diversa da quella della sua infanzia. Il cambio repentino di percorso dai progetti originari si è insinuato rabbiosamente nell’animo sconvolto di Lisa alla scoperta con dispiacere di un’isola per nulla positiva. Si è spezzato l’incantesimo delle reminiscenze di bambina fatte di sogni e colori. Un libro che racconta la Sardegna più intima, fra orgoglio e paura, coraggio e bassezza, verità spaventose e bugie criminali. È la storia di una ferita italiana. Un’offesa che ancora sanguina. Un’inchiesta che incalzerà l’irritazione di tutti attraverso questioni che il solo menzionarle infonde trepidazione: l’uranio impoverito, il torio, le nanoparticelle, i pascoli malati, i mari contaminati, le deformazioni genetiche, le malattie dei militari, i casi nascosti, l’attivismo, l’informazione, la resistenza di cui nessuno parla. E testimonianze, documenti, foto che smascherano le bugie del governo italiano.

Niente è stato tralasciato: il caso infinito sui veleni di Quirra per esempio. Il Poligono Interforze nato nel 1956, a disposizione di tutte le potenze NATO, non solo all’Esercito Italiano. Da subito diviene un punto di riferimento per le prove missilistiche. Nei decenni a Quirra e nella parte ‘a mare’ di Capo San Lorenzo viene brillato di tutto. Cosa, di preciso, non lo sa nessuno. Già nel 2000 l’allora sindaco di Villaputzu, Antonio Pili, denuncia l’insorgenza di tumori e neoplasie nella popolazione in una proporzione fuori dalla norma. L’inchiesta della Procura di Lanusei inizia nel 2011. Una parte del poligono viene sequestrata. Nel 2012 il procuratore Domenico Fiordalisi, in seguito alle risultanze delle analisi svolte, che avevano portato alla luce dati allarmanti sul poligono, indaga 20 persone con l’ipotesi di omicidio plurimo e di omissione di atti d’ufficio per mancati controlli sanitari. Su diverse salme riesumate, viene riscontrata la presenza di torio radioattivo. Oggi l’accusa è per imperizia, si ‘insinua’ cioè i comandanti della base di aver lasciato militari e civili a contatto con sostanze pericolose senza prendere precauzioni.

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