IL CANTO COME MODO PER FARE DEL BENE: LA “SOCIETA’ DEI SOGNI” INTERVISTA LA VOCALIST GIORDANA DESSI’

di FEDERICA CABRAS

«Il canto per me è stato un dono, ma è anche amore e l’amore, per caso, non è la medicina più importante al mondo?»

Così Giordana Dessì racconta della folle passione, quella per il canto, che la accompagna – dolce regalo della madre – fin da quando era piccola. Sì, perché la Dessì canta da quando non ha neppure memoria. Donando la sua voce a tutti, soprattutto ai più bisognosi, si sente meglio.  «Cantare è una cosa che, una volta diventata grande, ho continuato a fare non solo con i vari concerti, ma anche visitando le stanze d’ospedale, tra pazienti che non potevano uscire dalla struttura.»

«Cantare per chi ha bisogno di un sorriso e di conforto» continua «mi ha dato, nel tempo, la resilienza necessaria a stare in piedi ancor oggi, è come una medicina reciproca.» 

Ma facciamo un passo indietro. La vera carriera inizia a sedici anni, tra matrimoni ed eventi paesani. Poi continua con varie gare. È proprio durante una di queste che Giordana Dessì incontra il manager e musicista Marcello Caredda. Il piano? Girare le piazze con il suo gruppo, che allora era di latino americano. Inizia un bel periodo della sua vita, una parentesi lunga circa un anno dove la cantante visita vari posti della Sardegna, facendosi le ossa. «L’anno dopo» precisa «decisi di specializzarmi in canto in dialetto, per il quale ho sempre avuto un debole, e da lì iniziai a girare le piazze e i circoli sardi col mio gruppo, “Giordana Dessì Melodie di Sardegna”.»

Non c’è un momento preciso in cui la cantante “decide di fare del bene”. Beh, d’altronde una cosa simile mica “si decide”. L’amore per il prossimo, il desiderio di essere d’aiuto, la voglia di fare la differenza: sono quelle cose che o hai o non hai, non ci sono punti intermedi, compromessi o altre cose.  «La voglia di fare del bene si trova dentro di noi, deve essere una necessità» spiega Dessì quando parla della sua mission quotidiana specificando che «nella frenesia delle giornate, molti non ascoltano quella vocina».

Quindi a un certo punto è stato buono e giusto, e anche fisiologico direi, l’incontro con Società dei Sogni, associazione che si occupa di promuovere la cultura a 360 gradi aiutando, nel contempo, i bisognosi e dimostrando come arte e filosofia possano ben sposarsi con la medicina.  «Già dalla prima telefonata con Denise Vacca ho capito che lei, Barbara Corrias e Domenico Renna la pensavano esattamente come me.» Anche perché Dessì prende una decisione importante, pregna di dolcezza, empatia e altruismo: i guadagni del suo CD, “Oro in su coro”, verranno dati tutti in beneficienza.  «Volevo che l’associazione a cui avrei dato gli utili sposasse esattamente il mio pensiero di aiuto verso il prossimo. Con le loro iniziative esprimono esattamente cosa per me significa donare, aiutare, fare del bene.»

“Oro in su coro” (che si può trovare in varie librerie sparse nei paesi della provincia di Cagliari o contattando la Dessì tramite social o altri canali): un CD che parla di vita vera, d’amore e di come, come spiega la cantante, «dopo ogni catastrofe e dolore, alla fine sia sempre necessario trovare quello spiraglio che ti dà la possibilità di trovare il coraggio per ritirarti su e curare le ferite».

Musica come terapia, musica come aiuto, musica come porto sicuro. Musica come stato d’animo, come ispirazione che arriva naturalmente, come getto e ispirazione improvvisa. 

«Se la musica è fatta con cuore, amore, armonia e anima,» puntualizza Dessì «dà sollievo, regala leggerezza e strappa un sorriso sia a chi non sta bene che ai suoi cari. La musica è stata fondamentale per me, mi ha aiutato a non abbandonarmi alla depressione e a tirarmi su: è proprio questo che voglio donare,» dice «e non solo a chi sta male negli ospedali ma anche a chi sta bene fisicamente ma soffre per altri motivi.»

La canzone a cui è più affezionata? Eh, “Ninna nanna anghelu meu” afferma senza alcun dubbio. «NINNA NANNA ANGHELU MEU è la ninna nanna che ho scritto per il mio bambino il giorno del suo funerale. Avevo bisogno di avere ancora un cordone che mi legasse a lui, necessitavo di un contatto. Mi sentivo svuotata (questa sensazione non è mai passata) e, appena rientrata a casa, distrutta, mi sono chiusa in camera e ho cantato. Ho scritto questa ninna nanna pensando che lui potesse sentire la mia voce e che mia mamma lo potesse cullare al posto mio. Questa canzone contiene tutto il mio amore ma anche tutto il mio dolore. Per anni non sono riuscita a cantarla, soprattutto in pubblico, perché per me molto intima (ad esempio tutt’ora non sopporterei di sentirla cantare da un’altra cantante): la considero una cosa mia e del mio bambino. Ho deciso di metterla nel CD perché era un lato troppo importante di me. Non sempre riesco a finirla tutta, perché le lacrime mi chiudono la gola, ma da allora ho cominciato anche a cantarla in pubblico.»

E adesso? Su che progetti futuri vedremo impegnata la cantante?  «Varie le richieste, spiega, ma la pandemia ha imposto a tutti una pausa, un modo per riflettere e ritrovare se stessi » e anche lei ha sentito il richiamo del mondo che si fermava.

Adesso è però tempo di ripartire.  «A 16 anni ho avuto il mio primo bambino e, non avendo l’appoggio dei miei genitori, ho dovuto abbandonare gli studi a cui tenevo molto. Poiché era una cosa a cui tenevo molto, l’anno scorso ho ripreso e quest’anno a giugno mi sono diplomata a pieni voti. A settembre inizio l’università di Filosofia… Come si dice: meglio tardi che mai.»

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