IL CAVALIERE INNAMORATO DEL LAVORO: SALVATORE PILLONI, IMPRENDITORE DI SANLURI, SCELTO DAL PRESIDENTE MATTARELLA

di SILVIA SANNA

Quando si presentò a chiedere il primo lavoro nella fonderia di Grugliasco, periferia torinese, più della bici sgangherata che affondava nella neve a colpire fu il suo sguardo fisso e fiero: Salvatore Pilloni immaginava una città grande, colorata, e sognava la Fiat, il regno delle auto, dei motori da assemblare e da lucidare. Ma non si scoraggiò quando capì che il suo sogno doveva costruirlo tassello dopo tassello: aveva solo 17 anni ma era già abituato a faticare vendendo mandorle e lenticchie insieme al padre Ernesto, tanto impegno e niente soldi. A scuola c’era poco da fare: «Ero uno zuccone, non mi volevano dare la licenza media neppure alle Serali», racconta. Con lo studio è stato sempre odio, con il lavoro, invece, l’alchimia scattava subito. In quella fonderia, infatti, Salvatore assaporò per la prima volta l’ebrezza dell’indipendenza economica e quel profumo lo portò sempre con sé anche nei tanti impieghi successivi. Anche alla Fiat di Mirafiori, dove entrò poco dopo come addetto alle pulizie. E negli incroci strani della vita ecco che cinquant’anni dopo Salvatore Pilloni, 69 anni, di Sanluri, imprenditore del vino e del settore cura della persona, viene nominato Cavaliere del Lavoro dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella: un riconoscimento prestigioso assegnato a 25 personalità «tra cui John Elkann, il nipote di Gianni Agnelli, amministratore e presidente della Fiat, da lui scelto come suo successore. E poi ci sono industriali, dirigenti di altissimo profilo», commenta Salvatore Pilloni. E poi ride: «Tra tutti questi nomi importanti io sono il più schiappa».

Non lo è per nulla, per chi lo ha scelto dopo avere sentito parlare della sua storia di successo: «Qualche mese fa dalla segreteria del prefetto di Cagliari mi chiesero di inviare una relazione in cui raccontavo il mio percorso professionale. In seguito mi spiegarono che concorrevo a un premio per il lavoro, una sorta di riconoscimento per la carriera. Ma non avevo idea di cosa si trattasse veramente». Salvatore Pilloni l’ha scoperto, quando il capo di gabinetto della Prefettura gli ha comunicato che il presidente della Repubblica «mi aveva nominato Cavaliere del Lavoro. L’ultimo sardo era stato Franco Argiolas delle omonime cantine, nel 2011: dopo 10 anni ci sono io, ed è un onore immenso». Ma per capire la reale portata della carica che gli è stata assegnata, Pilloni ci ha messo un po’: «Sono una persona semplice, non mi intendo di certe cose. Poi sono arrivati messaggi, mail, telefonate di congratulazioni da parte di personaggi illustri e sconosciuti: anche Bonomi, il presidente di Confindustria, mi ha fatto i complimenti. Allora mi sono reso conto che essere Cavaliere del Lavoro ha un grande valore. E per me è un incoraggiamento a fare ancora sempre meglio».

Già, perché da quella volta in fonderia Salvatore Pilloni non si è mai fermato. E anche oggi che è titolare di un impero che dà lavoro a 420 persone – tra i 62 negozi Saponi e Profumi e l’azienda-cantina Su Entu – Pilloni dice di avere «almeno un paio di progetti in mente. Roba nuova, perché fare sempre le stesse cose mi annoia. Nella vita bisogna cambiare, sperimentare: così ci si diverte nel lavoro e per me è da sempre così. Credo di non avere mai detto una volta “sono stanco” e questa è una fortuna. L’altra fortuna è stata incontrare persone valide che hanno condiviso le mie passioni e avere una moglie e dei figli eccezionali: loro sono diventati più bravi di me, si prendono cura della cantina meglio di come farei io. Loro hanno studiato: Valeria è laureata in Economia, Roberta in Enologia, Nicola è diplomato in Lingue. Io invece – sorride – sono laureato in “Pratica della vita”, e pure con lode».

La svolta, tassello dopo tassello, arriva quando Salvatore rientra dal Piemonte e inizia a lavorare nel campo dei detergenti: prima come dipendente, poi come venditore e infine come imprenditore geniale capace di aprire in un amen 62 negozi. Ma non basta, perché la terra chiama e c’è il desiderio di fare qualcosa che riporti alle origini: nel 2009 nascono l’azienda agricola e la cantina Su’entu, su una collina di 60 ettari prima incolta e oggi popolata da 32 ettari di vigneto. Lì si produce il bovale che fa impazzire il principe Carlo d’Inghilterra e «lì lavorano uomini e donne straordinari con i quali condivido il premio: senza di loro non sarei nessuno. Ed è con loro che guardo avanti, verso nuovi progetti: vogliamo fare ancora cose belle per quest’isola disastrata, giuro che ci riusciremo».

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