ESSERE GIOVANI NON E’ UNA SCUSA: L’OPERA PRIMA DI DANILO LAMPIS

di ANGELICA GRIVEL SERRA

Essere giovani non è una scusa è il nome che porta l’opera prima di Danilo Lampis, e già dall’entità severa del titolo si evince come le pagine di cui il libro consta, echeggeranno di una voce tagliente e di uno spirito scabro. Edito da Castelvecchi, il volume è di fattura leggera, così come lo stile di cui si dota la penna dell’autore, che sfreccia di rigo in rigo con brevi caratterizzazioni, a dare solo uno schizzo sommario delle figure descritte: concreta è l’idea di permettere ai personaggi che animano la trama d’introdursi al lettore progressivamente, soprattutto attraverso la dimensione frizzante del dialogo.

Di tutt’altra specie è invece il contenuto, che si impone più prepotente di pagina in pagina, in un pendio scosceso di dramma che trascina lo sguardo di chi legge. Ambientata tra la Sardegna e Bologna, in una temporalità che va irregolarmente per salti, la storia si dirama su un doppio binario, cui corrispondono le vite di due fratelli sardi, Alessandro e Francesco. Il loro modo di proporsi alla vita appare sin da subito graffiato da divergenze: se Alessandro orienta la quotidianità secondo il procedere ordinario della vita universitaria, a Bologna, Francesco è rimasto a Bisumannu, il paese natio, e il lavoro nella falegnameria dello zio sembra dargli la parvenza di un ordine. 

(…) Io, che sono un bisamannese con la schiena dritta, non andrò a chiedere nessun aiuto alla gente che ha permesso che mettessero babbo in cassa integrazione. Non ne caverei nulla: si è visto come è finita in tante altre zone della Sardegna. Questo per me significa avere la giusta balentia per affrontare i problemi: il mio atto di coraggio è vivere e produrre qualcosa qui, e per questo sono rispettato e benvoluto in paese.

La trama assume una curvatura di colpo sorprendente quando un fatto arduo deforma per sempre i tratti regolari di quelle due giovani esistenze: la lettera che annuncia il licenziamento del padre dalla storica fabbrica è il lugubre momento che pone definitivamente i due protagonisti a cospetto della vita. Da qui in poi, il racconto che si dipana tra le pagine diventa davvero il distillato delle reazioni che Alessandro da una parte e Francesco dall’altra oppongono al fatale ostacolo; e se per l’uno comincia a farsi sempre più impellente l’obbligo di emergere dall’eremo dell’ambizione accademica e di sperimentare la dinamica di un mondo lavorativo pieno di precarietà pur di imparare il mestiere di vivere, l’altro si lascia sedurre da una strada pericolosamente irta di insidie.

Il tutto è cinto dal corollario di passioni, amicizie e malinconie che di volta in volta accedono alla scena, talora in punta di piedi, a volte decisamente più incisive.

Guardo Eleonora, che sta richiamando tutti a raccolta per leggere la bozza della lettera che hanno appena terminato. La vedo girarsi una sigaretta, mi avvicino a chiedergliene una. L’accendo mentre il suo timbro chiaro e potente prova a sovrastare le macchine che sfrecciano a pochi metri da noi. Aspiro a lungo e poi butto fuori fino all’ultimo soffio. Ho come la sensazione, sentendo la voce di Ele e i commenti entusiasti dei miei colleghi, di iniziare a sputare fuori la normalità rassegnata che ho respirato in questi anni.

Destinato a chiunque ami i libri che raccontano con brio certe verità agre.

Per chi vuole dedicarsi il tempo di conoscere un nuovo autore pienamente sardo, ma dal respiro che ambisce a estendersi oltre i confini dell’isola.

A chi ha fame di una storia di riscatto.

https://www.focusardegna.com/

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