“HO MESSO LE MANI NELLA TERRA E NON ME LE HA PIU’ RESTITUITE”: MAURIZIO FADDA E LA RINASCITA RURALE SU BASI ETICHE ED ECOLOGICHE

Maurizio Fadda

di STEFANIA CUCCU

Maurizio Fadda 56 anni, Nuorese, è insegnante e agronomo libero professionista, lavora con i ragazzi e con gli agricoltori per una nuova rinascita rurale su basi etiche ed ecologiche che facciano incontrare città e campagna, restituendo dignità ai contadini e sognando “comunità del cibo solidali” dovunque passi.

Appassionato promotore e ricercatore dell’agricoltura sinergica, Maurizio interpreta la libera professione di agronomo in maniera nuova, specializzandosi su tutte le agricolture naturali, i sistemi agricoli legati alla biodiversità e all’agroecologia, costruendosi una professionalità fuori dagli schemi consueti, convinto che questi saranno i sistemi agricoli del prossimo futuro.

Maurizio è anche poeta e pubblica due libri. La poesia, che adora anche leggere avidamente e recitare in pubblico, è un meraviglioso strumento di indagine delle sue emozioni e di realizzazione della sua grande sensibilità, di ricerca personale e spirituale. “Ho messo le mani nella terra e non me le ha più restituite.”

Questa frase, oltre a essere un versetto delle sue tante poesie, è il simbolo della sua vita; la vita di un uomo che raggiunge la comunione della materia con la sua terra, immerge le mani in quel substrato geologico vivo e ricco di interazioni biologiche, e ci lascia (e ci ritrova) tutto se stesso, mani, cuore e testa…

Ascoltiamo le sue parole…

Cosa si intende per Agricoltura sinergica?  “Il suolo di un orto sinergico è un inno alla vita fatta di radici e di microrganismi (funghi, lieviti, insetti, larve, acari, lombrichi, millepiedi, ragni, formiche, ecc.) che lavorano per noi e per la sinergia del nostro orto (24 ore al gg e 365 gg all’anno), mangiando, triturando, rimescolando, decomponendo, attivando simbiosi, formando humus, dalla abbondante sostanza organica che finisce, o rimane, nell’orto sinergico. E questa vita, che è sempre protetto da una “coperta” di paglia e mai disturbato minimamente dall’uomo, vive e fa vivere le piante in un paradiso orticolo in cui le sinergie che si stabiliscono fra quegli esseri viventi trasforma la fatica del coltivare un orto, in una magia.  Tutto ciò accade se ci si approccia a questo metodo con umiltà e sincera voglia di imparare.

Con una notevole semplificazione possiamo sintetizzare i principali aspetti dell’agricoltura sinergica, con queste quattro indicazioni.

1)Nessuna lavorazione del terreno: il suolo non si ara né si disturba se non al principio, durante la creazione dei bancali (aiuole rialzate). Ciò preserva la struttura del terreno in modo da rispettare le attività di tutte le forme di vita presenti e garantirne la continuità. Si decide da principio dove si coltiva e dove si passa, in modo da non toccare più la terra dove si produrranno gli ortaggi.

2)Non compattare il suolo: per garantire la fertilità del terreno è indispensabile la presenza di aereazione e tanto humus. Le piante non si estirpano mai a fine ciclo, lasciando le radici a decomporsi, ciò permette di creare mini gallerie porose che rendono più soffice il terreno, favorendo una complessità di vita presente nel sottosuolo come non succede mai nei campi coltivati in maniera tradizionale.

3)Nessuna concimazione chimica: la fertilità è data dalle radici delle piante coltivate e selvatiche e dalla copertura di origine organica del terreno, come avviene in natura in un sottobosco, dove le foglie distaccate ricoprono uno strato di materiale che si decompone fino a diventare humus. Utilizzare il metodo della “pacciamatura” permette di ricreare questo processo nei nostri orti: si recuperano materiali come paglia, foglie, corteccia, eccetera, ponendone uno spesso strato al di sopra del suolo. Ciò assicura anche un livello umidità e di temperatura stabili al terreno, ai microrganismi e alle piante; trattiene l’acqua e le sostanze nel terreno proteggendo dalle forti piogge e dall’essiccazione; inoltre regola e controlla la proliferazione delle erbe spontanee invasive.

4) Biodiversità: coltivare almeno 6-7 famiglie botaniche, soprattutto mantenendo la presenza costante di liliacee (ottimi repellenti contro insetti nocivi e malattie fungine), fiori utili (tagete, calendula e nasturzio) e leguminose (azoto-fissatrici). Ovviamente la scelta delle piante si basa su principi di consociazione e disposizione nello spazio, poi ci sarà la siepe con officinali e altro che circonderà in stretta adiacenza tutto l’orto.

Incrementare il più possibile la biodiversità contribuisce allo sviluppo di un ecosistema che si autoregola e si autoprotegge attraverso numerose e varie sinergie tra gli esseri viventi, sia sotto che sopra il suolo.

Non a caso proprio da questo principio prende il nome l’intera metodologia agricola in questione: l’agricoltura sinergica.

In estrema sintesi quali sono i passi per la creazione di un orto sinergico?

Percorso di formazione personale approfondito: leggere bene i libri del settore (compresa la Permacultura) e seguire almeno un percorso base di Permacultura, per impostare con attenzione il giusto atteggiamento mentale su questa tecnica e filosofia di coltivazione.

Sarebbe anche bene aiutare qualcuno che ha un orto sinergico già avviato per due stagioni e vedere diversi di questi orti in varie situazioni ambientali; non è facile entrare bene nella filosofia e nella applicazione di questa tecnica. 

Progettazione: osservare con calma e abbondante tempo lo spazio a disposizione per l’orto e i suoi dintorni e raccogliere più dati possibili su vegetazione selvatica esistente, esposizione, clima, venti, orientamento, presenza di zone boscate o a macchia, siepi naturali, storia di quel terreno… e scegliere la forma e le dimensioni delle aiuole rialzate (bancali) a seconda degli scopi dell’orto.

Preparazione dei bancali: smuovere il terreno (una prima ed unica volta) creando dei cumuli altri dai 20 ai 60 centimetri di altezza e larghi mediamente 120 centimetri e lunghi dai 5 ai 7 metri, con sezione trapezoidale. Tra bancale e bancale servono dei camminamenti larghi almeno 70-80 centimetri.

Irrigazione: l’irrigazione a goccia è considerata la migliore, per via del risparmio idrico e quindi di un minor impatto ambientale.

Pacciamatura: coprire e tenere coperto costantemente con materiale organico come descritto sopra, l’intera superficie del bancale.

Sostegni permanenti: impiantare dei sostegni di legno o metallo o materiali di recupero per permettere alle piante rampicanti di svilupparsi in altezza.

Semine e trapianti: penultimo step è la messa a dimora delle piante. La posizione che la pianta occuperà sul bancale deriva da criteri propri dell’agricoltura sinergica, che guardano alle consociazioni con spinta biodiversità vegetale, ai delicati equilibri e ai bisogni precipui delle piante del “boschetto di ortaggi” che dobbiamo ricreare. La scelta delle piante da utilizzare non si limita ai soli ortaggi ma deve includere anche piante aromatiche, fiori, erbe spontanee e officinali.

Siepi e selvatico che circonda l’orto: l’impianto di questo speciale tipo di orto, prevede obbligatoriamente l’impianto di una siepe con piante aromatiche, piccoli alberi, officinali e selvatiche, oppure l’utilizzo di aree a bosco o macchia naturali strettamente adiacenti all’orto. La siepe o il boschetto fanno parte integrante dell’orto sinergico e del suo funzionamento che risente fortemente degli insetti e animali utili e dei positivi influssi delle piante selvatiche della siepe.”

Maurizio, insegnante presso l’Istituto Agrario e Professionale agrario di Nuoro, fa della sua passione un arte da trasmettere ai suoi alunni e collabora con le scuole primarie per trasmettere la sua passione anche ai bambini.  E quale miglior insegnante può trasmettere i suoi valori se non quello che ama alla follia il suo lavoro?

Con il suo impegno nella permacultura, negli orti sinergici, nell’agricoltura biologica e naturale, nel ricostruire la filiera dei grani antichi con l’Associazione Culturale Semene e nel Comitato per la biodiversità in provincia di Nuoro, Maurizio è certamente uno dei riferimenti principali nell’isola di un movimento di ritorno che unisce tradizione a moderna avanguardia scientifica e che, peraltro, si organizza in associazioni, reti informali, incontri, manifestazioni, fiere di vario genere sparse per l’isola.

E mentre attende fiducioso che l’agricoltura diventi sempre più ecosostenibile e che sempre più gente si avvicini con matura consapevolezza al mestiere di contadino, lavora con i ragazzi e “prepara il terreno” per un mondo migliore.

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