I TRE QUARTI DI SECOLO DELLA REPUBBLICA ITALIANA MA ANCHE IL 75° ANNO DA QUANDO IL DIRITTO DI VOTO VENNE ESTESO ALLE DONNE

di MARIA VITTORIA DETTOTO

L’acquisizione di questo diritto/dovere che oggi appare scontato, è stata il risultato di un percorso durato moltissimi anni. Il suffragio universale venne istituito in Italia dalla Repubblica Romana nel 1849. Da allora e sino al 1919, soprattutto grazie al movimento delle suffragette, tanto venne fatto affinchè le donne potessero votare esattamente come gli uomini, dal momento che nonostante il suffragio della R.R. succitato, per prassi le donne venivano comunque escluse dal voto. La reale legittimazione del suffragio universale arrivò solo nel 1920 con Gabriele D’Annunzio. Nel 1925, una legge fascista concesse il suffragio femminile applicabile alle elezioni amministrative. Ma essendo queste state abolite solo un anno dopo dal regime, questa legge non fu mai applicata. Nel 1944 le donne se capofamiglia, cosa in quel momento storico piuttosto diffusa dal momento che i coniugi erano in guerra o impegnati nelle attività partigiane, vennero chiamate a votare nella cosiddetta Repubblica Partigiana. Nel 1945 il Regno d’Italia istituì il suffragio femminile e le donne, finalmente, votarono alle elezioni amministrative.

Fu nel referendum tra repubblica e monarchia del 2 giugno 1946, che le donne ebbero un ruolo di primo piano, sia nell’elettorato attivo, in quanto in massa si recarono alle urne, sia in quello passivo: vennero elette 21 deputate all’Assemblea Costituente. La prima pagina del Corriere della Sera, invitava quella mattina le donne ad evitare di recarsi al voto con il rossetto, dal momento che questo sarebbe potuto restare sulla scheda elettorale.

Tra le deputate che vennero elette, c’era l’emiliana Nilde Iotti. Orfana di padre socialista ad appena 14 anni, nel 1942 si laurea in lettere grazie alle borse di studio. Dopo aver dovuto aderire al regime fascista per poter lavorare come insegnante, diventerà un’attiva partigiana. Dal 1948 all’anno della sua morte nel 1999, sarà una delle donne più attive della politica italiana, nonchè la prima a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei Deputati dal 20 giugno 1979 al 22 aprile 1992.

Tina Anselmi fu la prima donna ad essere nominata Ministro del lavoro nel 1976, a 51 anni, successivamente ricoprirà l’incarico di ministro della salute. A lei si deve la legge sulle pari opportunità e la parità di accesso delle donne e degli uomini nel mondo del lavoro. A Lina Merlin, si deve l’abolizione della clausola del nubilato, che imponeva il licenziamento alle lavoratrici che si sposavano e fu la Merlin a chiedere l’introduzione nell’articolo 3 della Costituzione italiana della dicitura “senza distinzione di sesso”.

Tra le donne politiche italiane più conosciute al mondo, non si può non ricordare Emma Bonino: eletta ad appena 28 anni alla Camera dei Deputati e da sempre esponente di primo piano del Partito Radicale accanto a Pannella, portò avanti con i radicali appunto, alcune delle battaglie storiche per il riconoscimento dei diritti anche sociali delle donne.

Il 20 dicembre 1968, venne abolita la norma che la moglie adultera ed il suo amante, poteva essere condannata a seguito di una semplice denuncia da parte del marito, ad una pena detentiva che poteva arrivare sino a due anni di carcere.

Il 1° dicembre 1970, venne approvata la legge sul divorzio e il 22 maggio 1978 quella sull’aborto. Leggi che vedevano sempre la Bonino in prima linea.

Il 19 maggio 1975 venne istituita grazie alla riforma sul diritto di famiglia, la parità giuridica dei coniugi, la patria potestà venne estesa ad entrambi i genitori. Venne introdotta la comunione dei beni e la parità di trattamento giuridico tra figli legittimi e naturali; la dote della sposa venne finalmente abolita.

Ma, nonostante queste conquiste indubbiamente importanti, c’è ancora tanto da fare, affinchè le donne possano dirsi realmente considerate alla pari degli uomini.

Di fatto ancora oggi, le donne a parità di mansione, vengono retribuite meno rispetto agli uomini. Vengono discriminate per il loro genere di appartenenza, in base all’età e spesso vengono escluse dal mondo del lavoro in quanto madri o fanno fatica a rimanervi quando si trovano a vivere questa condizione sociale, perchè ancora oggi lo Stato non tutela nè attraverso il welfare, nè attraverso parità reale di accesso ai luoghi di lavoro, nè tantomeno l’assistenzialismo in caso di gravidanza o assenza dal lavoro per malattia dei figli.

L’accesso ai ruoli di potere, sia a livello di management aziendale che a livello di elettorato passivo in politico, appare ancora ancora difficoltoso.

Le donne che nelle ultime sedici legislature, hanno ricoperto il ruolo di onorevoli nel Consiglio Regionale sardo, sono state appena il 5.9%.

Attualmente rappresentano appena il 15%, ovvero 9 donne su 60 consiglieri, nonostante peraltro negli ultimi anni siano state approvate leggi in favore dell’aumento della presenza femmnile in politica.

La percentuale di presenza femminile alla Camera dei Deputati rappresenta appena il 35,7% sul totale, pari a 225 seggi ricoperti dalle deputate su 630 totali. L’Italia si trova al 36° posto a livello mondiale: per fare un confronto, il paese che nel mondo ha il maggior numero di donne impegnate in politica è il Rwanda con il 61.2%.

Un paese africano, l’avreste mai detto?

Le donne ministre del Governo Draghi sono 8 su 23 ministri: solo due di esse, Marta Cartabia e Luciana Lamorgese, occupano Ministeri “pesanti”, rispettivamente quello della Giustizia e dell’Interno.

In questo mondo che stenta a colorarsi di rosa, mi piace chiudere questo mio intervento con due ulteriori passi avanti per il nostro genere femminile: l’astronauta Samantha Cristoforetti, sarà la prima donna al comando di una ISS, Stazione Spaziale Internazionale. Mentre l’ambasciatrice Elisabetta Belloni, è stata recentemente nominata da Draghi a capo del DIS, Dipartimento delle informazioni sulla sicurezza, ovvero i servizi segreti italiani.

E’ la prima volta che capita nella storia che una donna ricopra questo ruolo.

Ad oggi, nessuno ha mai eguagliato neppure la nostra Grazia Deledda, unica donna italiana ad aver ricevuto il Premio Nobel per la letteratura nel 1927.

Riusciremo nei prossimi 200 anni a poter realmente essere considerate alla pari degli uomini?

Me lo auguro. Duemila anni dopo la nascita di Cristo, che diede alla Madonna un ruolo di primo piano, sarebbe anche ora.

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