NEL GIORNO DELL’ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA DI ANTONIO GRAMSCI, AL “MANCASPAZIO” DI NUORO LE OPERE DI FRANCESCO DEL CASINO DEDICATE AL FILOSOFO, POLITICO E PENSATORE SARDO

la mostra al Mancaspazio di Nuoro, immagine di Daniele Brotzu

di CHIARA MANCA

Nel giorno in cui ricorre l’anniversario della scomparsa di Antonio Gramsci, vogliamo ricordarlo con un’intervista a Francesco Del Casino.  

La sua mostra da mancaspazio con oltre 100 opere tutte dedicate al filosofo, politico e pensatore sardo ha avuto una grande eco, sia nell’Isola che a livello nazionale.

Il catalogo con i testi di Franca Zoccoli, Tomaso Montanari, Antonello Cuccu e Chiara Manca sta viaggiando in tutto il mondo e così le opere di Del Casino.

Con oltre 700 ingressi in appena tre settimane, la mostra è sicuramente fra le più importanti realizzate da mancaspazio. Fondamentale è stata la presenza dei giovani, dalle scuole e in autonomia, che hanno scoperto e riscoperto la figura di Gramsci grazie alle opere di Francesco Del Casino.

Citando Gramsci, proprio ai più giovani vogliamo dire “Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza”.

Quando hai iniziato a disegnare Antonio Gramsci? Non me lo ricordo più sicuramente. Nel 2018 avevo già lavorato abbastanza su questo tema perché ho realizzato la mostra alle “Stanze della memoria” di Siena e il catalogo Gramsciart. Questo è stato il tentativo di provare a fare un ritratto di Gramsci, inteso come persona, perché non volevo rappresentarlo retoricamente, come il leader storico del comunismo, cosa che avevo già fatto a più riprese negli anni 70/80, nei primi murali e negli striscioni da manifestazione.

Il primo Gramsci, l’hai dipinto su un muro di Orgosolo quindi? La via Gramsci di Orgosolo è stata dipinta in circa un mese, insieme ai ragazzi che abitavano in zona, il tutto rientrava in un progetto approvato dal Consiglio Scolastico in cui si tentò di far studiare storia partendo dai nomi delle vie. Logicamente tutto ricadde su di me e la cosa non si sviluppò come avrebbe dovuto e si limitò a sei o sette vie: G.M. Angyoi, Garibaldi, Cadorna, Congiargiu, Deledda, Piazza del popolo (con le foto di Pratobello) e Piazza caduti in guerra.

Francesco Del Casino, Antonio Gramsci. Ph. Nelly Dietzel

Quando ti sei avvicinato agli scritti di Gramsci e alla sua storia per la prima volta? Quando arrivai in Sardegna, nel 65 conoscevo Gramsci solo per il nome della Piazza dedicatagli a Siena e qualche striminzita notizia biografica. Arrivato a Orgosolo invece Gramsci era molto conosciuto (fra quelli che diventarono i miei amici) e sicuramente in quei primi anni lessi le Lettere dal carcere. Appena uscì il libro di Peppino Fiori “Vita di Antonio Gramsci”, che ebbe un grande successo, lo lessi immediatamente, credo che la mia copia (Ed.Laterza) me l’abbia regalata lo stesso Peppino che capitava periodicamente ad Orgosolo.

Poi tutti ci innamorammo del Che, che come tutti gli eroi, era giovane e bello e il povero Nino rimase un po’ in disparte. Nel 70/71 rilessi con più attenzione “La questione meridionale” e mi accorsi che se tanti di noi, lo avessero letto in precedenza, si sarebbe commesso qualche errore politico di meno. In quegli anni uscirono due volumi con gli scritti politici di Gramsci del periodo dell’Ordine Nuovo e della formazione del PCI fino all’arresto del 26: fu una lettura per me molto importante, però, per il momento politico che io vivevo, mi fece commettere una serie di errori di dogmatismo che mi portarono ad aderire ad un partitino marxista-leninista e a sprecare due o tre anni della mia vita politica.

immagine di Daniele Brotzu

La tua arte, è “popolare”, le tue opere sono sempre per la comunità, sui muri esterni delle case, come ti sei rapportato con il collezionismo privato e una mostra in una galleria d’arte? Fu fra il ‘75 e il ‘76 che ripresi a dipingere in modo saltuario e poi negli anni ‘80 a recuperare il mio modo di dipingere e a lavorare in modo continuativo e sistematico. Dal novembre ‘68 al ‘76 avevo smesso improvvisamente di dipingere e senza nemmeno accorgermene, come tanti, ero diventato un militante a tempo pieno, senza nessun rimpianto per la pittura.

In quegli anni cercai di regalare a destra e manca tutti i quadri che avevo dipinto fino ad allora, non sempre con successo. Credo che molti lavori di quel periodo siano andati distrutti perché non si adattavano con l’arredamento delle case o perché erano troppo grandi e impegnativi.

Il mio rapporto con le gallerie d’arte è stato sempre sporadico e molto conflittuale, intorno all’80 credo di aver fatto qualche mostra sia a Nuoro che in continente, ma sempre in luoghi strani: Chiostri di una antica chiesa, sale di qualche Palazzo Comunale, ma quasi mai in una galleria d’arte. In questi anni ho fatto una mostra collettiva alla galleria Il Portico, insieme a D.Asproni, V.Floris e T.Cau e una personale da Ruiu in corso Garibaldi, a Nuoro. Qualche mese prima ne aveva fatta una Nivola e lì ho fatto il grande errore di non fare un piccolo debito e comprarmi una sua tela. Peccato. Tutte le volte che la vedo al Museo Man me ne pento.

Nel ‘92 circa, aiutato da mia nipote Luisa, che faceva parte di una coop. culturale di Orgosolo feci una grande mostra in una vecchia casa del paese con cortile annesso, ebbe un ottimo successo di vendite e da quel momento divenni un pittore che vendeva e non solo regalava. In questi ultimi anni sotto la spinta di alcuni amici ho fatto varie mostre, alcune anche ben organizzate ma sempre fuori dal sistema delle gallerie, anche perché, di gallerie, non ce ne erano più.

Franscesco Del Casino, Antonio Gramsci. Ph. Nelly Dietzel

Su quali opere stai lavorando ora? Vorresti dedicare altri progetti a Gramsci?  La figura di Nino ormai è come quella di Ligabue (in altri tempi), mi riappare all’improvviso mentre sto dipingendo altro. Ora ho lavorato un po’ su un quadro di Velasquez, Bacco e ogni tanto mi diverto a fare delle nature morte dal vero con al centro uno scheletro di testa di cinghiale.

Vorrei fare un grande murale ispirato alla Zattera della Medusa di Géricault sul muro di un sottopasso, ma lo sto rimandando di mese in mese. Attualmente sto lavorando un po’ a ruota libera. Forse l’unica cosa buona che ho fatto è stata la serie di disegni per la mostra da mancaspazio, non tanto per i risultati singoli, ma perché ho scoperto che il disegno può essere un qualche cosa fine a sé stesso, compiuto, e non solo un progetto per un quadro, un murale o una scultura. Il disegno mi dà maggiore libertà di inventiva.

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