IL TALENTO SARTORIALE DEL SETTECENTO: FRANCESCA SANNA SULIS E IL DESTINO DELL’INDUSTRIA DELLA MODA

di ANNA MARIA TURRA

Una donna libera di rappresentare se stessa, in un contesto politicamente ambiguo, in una casata che collaborerà costantemente col potere colonialista savoiardo, Francesca è ricca nel modo in cui lo si può essere in una comunità del Sarrabus. Il padre don Francesco Sulis, signore di Muravera, le lascia non certo i terreni, destinati al maschio, ma la dote di un buon matrimonio con Pietro Sanna Lecca, avvocato brillante in quel secolo che altrove avrebbero chiamato dei lumi.

In una Sardegna marchiata da analfabetismo, malaria e povertà diffusa, dove solo le donne abbienti avevano qualche chance in più, lei perde la madre prestissimo e il padre la istrada alla gestione dei terreni e tra le tre sfortunate mogli che seguono, Francesca guadagna fratellastri. È esuberante e curiosa, libera di rivolgere la parola a tutti. Dalla biblioteca del padre accede a una formazione fondamentale, cuce, ricama e adora disegnare abiti per sé, la sorella e le amiche. Antonia, figlia dei servitori, è la complice che disegna a meraviglia abiti dai tagli insoliti e temerari che darà il via a una nuova avventura tessile che dal Settecento risulta antesignana di una scena attuale.

Francesca Sanna Sulis, pragmatica e abituata a gestire le emergenze, si affeziona all’uomo che il padre le destina e al suo matrimonio getta le basi perché si compia il sogno di creare con l’amica una linea moda per l’intera corte. Una vera e propria sfilata di talento sartoriale fa partire una vocazione che, divenendo la maggiore degli orfani Sulis, la renderà poi in grado di gestire il patrimonio con acume. Ben sette gravidanze, di cui tre sole a buon fine, non rallentano la sua scalata. Nessuno dei figli somiglierà a lei: uno si farà prete contro la volontà della madre, l’altro diventa un introverso solitario e la ragazza si farà suora.

Le amicizie d’infanzia di Francesca, che sono sempre state trattate da pari, costituiscono la base con cui realizzare una delle rivoluzioni più importanti nel territorio. Sulle colline pianterà gli alberi di gelso, con l’aiuto dei servi che il padre illuminato ha voluto istruire, trasformano la proprietà terriera in un enorme serbatoio di materia prima: la seta. A 34 anni si vede servire l’occasione a lungo attesa: il marito viene chiamato a Torino e lei amministra totalmente i capitali familiari. Raccoglie un’eredità iniziata nel Seicento dai gesuiti che, tornati dalla Cina, importarono i bachi da seta con la modalità d’allevamento sui gelsi. Impiantare l’intera filiera della lavorazione, e poter ottenere il massimo col suo lavoro dalle risorse del territorio, diventa l’intuizione straordinaria di una donna imprenditrice che vuole tutto: bachi da seta, lavoranti e acquirenti. E con il particolare microclima della Sardegna, dove i bachi si schiudono 20 giorni prima rispetto alla media, in breve tempo si sviluppa nella regione una vera e propria via della seta che vede Orgosolo sviluppare un particolare filato caratterizzato dalla presenza del colore giallo.

Scaltra e diplomatica diventerà partner commerciale di uomini che le apriranno le porte della realtà milanese e, supportata dal marito, uno dei più stimati giureconsulti del re, politica, affari, ricchezza diventano centro degli interessi del un mercato di sviluppo della sua visione commerciale. Il metodo di lavoro è la vera energia propellente del progetto: gli operai sono preziosi quanto la seta che lavorano, la potente lezione del padre alza le performance della produzione. Con i lavori a casa delle donne, con i telai domestici o con l’affido dei figli delle maestranze a un prototipo di scuola materna si eliminano dispersioni, errori e si aumenta la produttività. Cagliari si riempie dei suoi atelier. Dal sobborgo di Quartuccio, come da una piccola Parigi, Francesca in trent’anni cambia l’economia del territorio in cui è insediata.

Diventa vedova nella coda di un secolo in cui servono riforme strutturali che diano all’isola la possibilità di sviluppo e autonomia, rivoluzionari importanti frequenteranno la sua corte, sono Pizzolo, Cabras, Pintor che con altri saranno i fautori di quella controrivoluzione in grado di liberare la Sardegna dalla monarchia.

Poi la festa per Caterina la Grande in Piemonte che consegna a Francesca Sanna Sulis la visibilità, inaspettata in continente, e la fama in Europa. Caterina di Russia in un famoso dipinto indossa un abito di Francesca, iniziando così la tradizione dell’abito come pezzo d’arte. Sono molti gli imprenditori che preferiscono averla come socia per evitare che diventi concorrente e l’aristocrazia torinese la considera materia di studio. Volitiva e vulcanica, linguaggio sfrontato e incontri importanti, un marito rispettato, la morte di due figli su tre, in età avanzata diviene il riferimento autorevole di una scuola di business. Dalla periferia di una colonia monarchica contribuisce con un preziosissimo filo a dare libertà a sé, alla sua gente e alla sua terra. A lei dobbiamo un pensiero sulla moda, un’attribuzione di quel valore, ripreso poi da stiliste come Vivienne Westwood o Elsa Schiapparelli che è perno della riflessione attuale. A questa donna riportiamo gran parte di quel che è oggi la mobilitazione del sistema intorno alla moda e al suo linguaggio che possiamo, senza alcuna sudditanza, definire cultura.

#costasmeralda.it

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