VERSOS DE TERRA CRUDA: SEBASTIANO MARIANI E LA RACCOLTA DI POESIE IN LIMBA

di LUCIA BECCHERE

Autore di Ghirthalos, opera omnia su Orune, Sebastiano Mariani (1948) è anche autore di numerose poesie in limba raccolte nel testo “Versos de terra cruda” che l’autore non ha ancora dato alle stampe ma ha curato in alcune copie riservate a pochi amici. Conseguito il diploma di perito agrario a Nuoro, lascia Orune nel 1972 per lavorare come bancario a Sassari dove oggi vive da pensionato “col cuore rivolto sempre al mio paese d’origine” portandosi dentro per sempre il rimpianto di questo distacco. Da barbaricino che vive da eterno debitore verso la sua terra e la sua gente, canta le sue radici, i luoghi della nascita e della sua giovinezza, la partenza, gli amori e le sofferenze, temi obbligati di ogni poeta, tuttavia in lui la differenza è data dall’essersi saputo elevare dal particolare dal suo microcosmo nel far si che la sua terra assurgesse a simbolo di valori eterni e universali. Essendo la poesia arte del sentire, il verso è canto e musica che unisce i popoli.

Sebastiano Mariani canta in lingua sarda, “la lingua meravigliosa dei nostri avi ricca, flessibile e musicale” e con suoni familiarici trasmette storie, fatiche e sofferenze di un popolo che al pari delle rocce ha temprato l’animo con le lotte per la sopravvivenza, col lavoro, con le sopraffazioni patite nei silenzi delle montagne.

Noi lo abbiamo incontrato.

Sebastiano, cos’è per te la poesia? “La poesia è una preghiera, una supplica, un canto che nasce dal cuore. Un bouquet che emana profumi e melodie e il poeta è colui che ha assemblato i fiori e li sa porgere”.

Come  e quando è nata in te la passione per il verso”? “L’imprinting è nato in famiglia, mia mamma e mia nonna erano brave attitadoras (prefiche), mio padre si dilettava a comporre poesie e col canto nutriva le sue giornate da pastore, mentre io fin da piccolo leggevo Mossa, Murenu, Mereu, Piras, Cubeddu, Dettori, Casu, Spanu e tanti altri ancora”.

Parliamo di “Raichinas”. Come hai vissuto e vivi su “disterru”? “Male. Mi sono allontanato di cento chilometri e mi sembra di essere all’altro capo del mondo. Ancora oggi da vecchio, non riesco a rassegnarmi e soffro ancora”.

Come ricordi il tuo paese e come vorresti che oggi fosse? “Orune è un paese unico al mondo per la sua storia, i suoi malesseri e i suoi valori forti ed esasperati. E’ l’immagine di un padre che ha vissuto tante sventure e più grande è la sua sofferenza e più cresce in un figlio il desiderio di vederlo felice, redento e libero da ogni dolore. “Ghirthalos” si porta dentro questo sofferto tentativo di voler aiutare il genitore consumato dalla sofferenza. Questo è anche il sentimento comune a quanti prima di me hanno scritto da Orune e su Orune”.

Nei tuoi versi è sempre presente una sottile ironia, talvolta pungente, cosa vuoi veicolare? “L’ironia è uno straordinario strumento di comunicazione, per veicolare sentimenti d’amore, di dolore, mai di cattiveria. Prenderci in giro fa soltanto bene”.

Poesia di sentimento ma anche poesia impegnata su tanti fronti. Cosa ti fa soffrire di più? “Il progresso tecnologico che sembrava aver appagato ogni esigenza, ci lascia con lo stomaco pieno di plastica, intossicati e la fame di valori ora è più forte che mai. Il benessere materiale ci ha reso infelici perché la felicità la si raggiunge quando l’anima è in armonia col mondo”.

In “trastos e fainas de campu” hai voluto fissare un lessico che sta andando a scomparire, così come il modo di vivere e le tradizioni. Perché questo desiderio? “Rimpiango di non avere potuto e saputo chiedere ai miei genitori tutto sul loro vissuto. E’ doveroso trasmettere alle generazioni future ogni elemento di conoscenza e di informazione anche a traverso la poesia che altrimenti si ridurrebbe a mero esercizio poetico”.

Su caddhitu de Balloreddhu” nel mettere a nudo la stupidità dei protagonisti, rimanda a Molière -commediografo e attore teatrale francese del XVII secolo- che con la risata e lo sberleffo diverte e colpisce tutti. Come ti poni di fronte a questi personaggi? “Le debolezze degli altri sono anche le mie e per questo non mancano le frecciatine  alla mia stessa persona. Credo che l’autoironia sia il sale della vita”.

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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