BARANTINAS- 3. NOTE DI STORIA ECONOMICA E POLITICA IN TEMPO DI PANDEMIA: LE “RIFORME A TEMPO” DI DRAGHI/CAVOUR E L’INOPPORTUNITA’ DI UNA CITAZIONE STORICA

Mario Draghi

di GIANRAIMONDO FARINA

Una citazione su tutte, dei due discorsi recenti pronunciati da Draghi in Parlamento in occasione dell’ottenimento della fiducia, desta l’attenzione per chi, come il sottoscritto, si occupa di storia politica ed economica. E’, necessariamente, quell’annotazione formulata, a detta di tutti i giornali e media, il 06/03/1850 alla Camera dei Deputati del Regno di Sardegna da Camillo Benso Conte di Cavour. Discorso, quello di Cavour, formulato tra gli applausi della sinistra: “(…) Vedete, o signori, come le riforme compiute a tempo, invece di indebolire l’autorità, la rafforzano; invece di crescere la forza dello spirito rivoluzionario, lo riducono all’impotenza”. Cavour, in quel contesto, citava le riforme fatte in Inghilterra nel periodo precedente, a partire dalle leggi sull’emancipazione e sulla legge elettorale. Tutti i giornali hanno, effettivamente, citato questo contesto “a voci e trombe unificate”. Peccato, però, si siano dimenticati di un altro contesto in cui Cavour ha, realmente, pronunciato, quel discorso da cui è stata estrapolata la ricordata citazione, per chi scrive molto più pregnante. E gli spunti sono molto attuali anche per l’oggi.

Innanzitutto Cavour non parla il 06/0371850, ma il 07/03/1850, e non è ancora Presidente del Consiglio dei Ministri. Quel discorso, uno dei suoi primi e più importanti, lo pronuncia da deputato della Camera dei Deputati del Regno di Sardegna (e non, semplicemente, “del Regno”), prima di venire nominato, nell’ottobre dello stesso anno, verrà nominato ministro dell’agricoltura e così iniziare la sua ascesa alle alte cariche dello Stato che lo porteranno ad essere ministro delle finanze e Presidente del Consiglio. Per intenderci, siamo nella IV legislatura del Regno di Sardegna, quella che, nell’aprile del 1852 vedrà esordire in Parlamento il nostro deputato anelese Giuseppe Sanna Sanna, di cui, quest’anno, nel silenzio quasi generale, stiamo ricordandone il bicentenario della nascita. Cavour, per la precisione, interviene in merito alla discussione del progetto di legge per l’abolizione del foro ecclesiastico che, poi, diverranno le famose “leggi Siccardi”, una delle grandi riforme (non certo “a tempo”) del Regno di Sardegna che, nel “decennio di preparazione” ed oltre, segneranno inconfondibilmente i rapporti Stato/Chiesa. Nello specifico, quindi, l’intervento del deputato Cavour, accennato nella tornata del 06/03/1850, si concretizzerà in quella del giorno successivo, il 07/03/1850, sotto la presidenza del cavalier Pinelli. Certamente, il riferimento del discorso di Draghi, pronunciato al Senato lo scorso 17 Febbraio, è all’intervento di Cavour che, però, va contestualizzato ulteriormente e non estrapolato a caso, come hanno fatto i media per semplificare o come potrebbe aver fatto qualche altra frenetica “mano compilatoria”, attingendo più a “Wikipedia” che alla storia. Il discorso del 7 marzo 1850, quindi, riguarda un grande progetto di legge di riforma, l’abolizione del foro ecclesiastico, per cui il deputato Cavour prende la parola dopo gli interventi dei deputati Santa Rosa, di Revel e Marongiu Delrio (giurista di Banari –SS- che diverrà, nel 1872, Arcivescovo di Sassari). La richiesta di Cavour è quella della necessità e dell’opportunità di una riforma in merito. Egli ritiene, dunque, che le riforme da attuare siano buone, “(…) in quanto i tempi siano tranquilli e maturi (si era da poco conclusa, infelicemente, per il Regno di Sardegna, la prima guerra d’indipendenza) e nonostante, purtroppo, manchi la controparte (Santa Sede)”.  Pertanto, prima di fare un riferimento ad una citazione così importante, occorrerebbe, anche per chi scrive o predispone simili discorsi, effettuare una precisa contestualizzazione storica degli interventi e, magari, di quello storico discorso prenderne altri passaggi. Come, appunto, quello riferibile alle riforme ed ai tempi. Cavour preme affinché la legge Siccardi sia opportuna e venga promulgata in quel lasso di tempo relativamente tranquillo, passata la bòria rivoluzionaria del ’48-’49.  E lo spiega benissimo dicendo che bisogna fare le riforme “(…) in questi tempi in cui non siamo da verun pericolo minacciati e, se i tempi procellosi verranno, ci troveremo in condizione ben migliore per resistere alla tempesta”. Ecco che il riferimento della citazione cavouriana sembrerebbe essere inopportuno e sbagliato sia nel tempo che nel contesto. Tuttavia, per Draghi, sarebbe stato più interessante riprendere quel discorso nella parte in cui Cavour parla di “partiti estremi, che possono essere ridotti all’impotenza ed all’incosistenza, ancora con il ricorso ad un serio processo di riforma (…)”.

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