IL CENTRO SOCIALE CULTURALE SARDO E IL LEGAME CON LA TERRA D’ORIGINE: I SARDI A MILANO AL TEMPO DEL COVID

Giovanni Cervo, Presidente del CSCS di Milano

di MARIELLA CAREDDU

Nell’anno in cui tutto s’è fermato, la vita è riesplosa solo al momento di tornare a casa. “Dopo il lungo stop, nel giugno scorso facevamo le ore piccole per riuscire a soddisfare tutte le richieste di chi voleva venire in Sardegna”. Cronaca dal circolo culturale sardo di Milano nell’anno del Covid: il primo pensiero del presidente Giovanni Cervo è per chi alla pandemia ha pagato il prezzo più alto. “Purtroppo il virus si è portato via tre dei nostri soci, oltre al presidente del circolo sardo di Vercelli, Dino Musa, e – solo qualche settimana fa – al presidente del circolo di Saronno, Luciano Aru. Per non parlare dei tanti che hanno combattuto e che per fortuna si sono ripresi e di quelli che sono ancora impegnati nella battaglia”. Piccola storia di una grande famiglia che fin dagli anni Sessanta accompagna migliaia di emigrati e li aiuta a tenere vivo il legame con la terra d’origine. “In quegli anni i circoli sono passati velocemente da uno a tre e viceversa: due sono nati dalla scissione del primo, dovuta al clima politicamente tumultuoso dell’epoca, mentre il terzo si riferiva a un tipo di emigrati che non facevano parte della classe operaia, erano più professionisti, persone che lavoravano in banca, avvocati”, spiega ancora Cervo nato a Carbonia nel 1947 da un papà olbiese minatore e da mamma siciliana e venuto in Lombardia nel 1962. Dunque, l’ultimo circolo, quello dei sardi borghesi, è morto alla morte del suo presidente, mentre gli altri due, formati da persone di estrazione proletaria, si sono uniti all’inizio degli anni Settanta. “La mia esperienza nei circoli culturali sardi è iniziata a Cesano Boscone nel 1979, poi sono arrivato a Milano e da cinque anni sono presidente”.

Il numero di tesserati del circolo che ha sede in piazzale Santarosa (ma prima si trovava nella Galleria Vittorio Emanuele con affaccio su piazza del Duomo) varia di anno in anno e si aggira intorno agli 800 iscritti, ma la base di persone che si rivolgono seppur saltuariamente all’associazione è di oltre 4.500. Le attività, com’è chiaro, sono state paralizzate dalla pandemia. “Uno degli ultimi incontri pubblici è stato quello del febbraio 2020 al quale ha partecipato anche l’assessora regionale Alessandra Zedda, era dedicato ai trasporti”. E proprio il tema dei trasporti è sempre stato al centro dei pensieri di chi frequentava il circolo. “Ricordo che negli anni Settanta tornare in Sardegna era un’impresa, dovevamo bivaccare davanti agli uffici della Tirrenia per prendere un bigliettino e sperare di trovare posto. Qualcuno, anche tra gli emigrati che tornavano dall’estero, tentava la fortuna al porto di Genova e spesso dopo una notte passata in attesa doveva tornare indietro perché non c’era modo di imbarcarsi”. Da qui la decisione di intervenire. “In principio abbiamo trattato con le compagnie per avere delle agevolazioni, dei posti contingentati, poi grazie alla nostra federazione Fasi abbiamo ottenuto delle convenzioni vantaggiose”. Ecco perché alla fine del primo lockdown, dopo mesi di clausura e con l’ingenua convinzione che il peggio fosse ormai passato, molti si sono rivolti al circolo per trascorrere le ferie nell’Isola. “All’improvviso si è scatenata la voglia di andare in vacanza, dopo mesi traumatici il desiderio di rilassarsi e lasciarsi tutto alle spalle ha prevalso. Ecco perché dopo lunghe settimane in cui le nostre attività si erano fermate, a giugno e luglio abbiamo ripreso a lavorare. Facevamo le ore tarde per preparare i preventivi da inviare a tutti coloro che ci chiedevano i biglietti per venire in Sardegna”. Tra gli obiettivi del gruppo, tuttavia, non c’è solo quello di agevolare i trasporti. Prima del Covid erano frequenti gli incontri dedicati al teatro, alla musica, all’archeologia e ai libri. Ma tra i servizi più preziosi c’era quello offerto in caso di emergenze sanitarie. “In questi anni è capitato spesso di ricevere richieste d’aiuto da sardi che dovevano venire a curarsi a Milano o di familiari che avevano bisogno di un posto in cui dormire mentre i loro cari erano in ospedale. Noi abbiamo dei contatti con una parrocchia che possiede dei miniappartamenti a prezzi economici”. Finora nessun emigrato ha contattato il circolo per urgenze legate al Covid, come quarantene improvvise lontane dall’Isola o famiglie tenute lontane dal virus: “Se ci fosse questo tipo di esigenza saremo pronti a fare la nostra parte”, rassicura il presidente Giovanni Cervo.

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