UN ANGELO DA ANELA A TORINO: RICORDO DI SUOR GINETTA (GABRIELLA) DENTI (1943 – 2020)

Suor Gabriella “Ginetta” Denti

di GIANRAIMONDO FARINA

Per scrivere di suor Ginetta (Gabriella) Denti, scomparsa lo scorso 20 Dicembre 2020 a Torino, all’età di 77 anni, da suo concittadino anelese, non vi è niente di meglio, per sintetizzarne la vita e l’impegno, che usare quella splendida ed azzeccata definizione fornita, su di lei, da mons. Marco Brunetti, vescovo di Alba (Cn), ossia: “un buon samaritano dei giorni nostri”. In sintesi: tutta una vita dedicata all’amore ed all’assistenza dell’altro, qualsiasi altro, coronata dal servizio (per lei il lavoro era questo, appunto, un servizio).

Nata ad Anela (Ss) il 14/09/1943 da Baingio Denti e Maria Rosa Ruju, in una numerosa e laboriosa famiglia, con gran parte dei fratelli emigrati sia in Sardegna che nella penisola, la sua fu una vocazione matura, fra le Figlie della Carità di S. Vincenzo dè Paoli, esercitando la professione infermieristica ultracinquantennale alle “Molinette” di Torino.  Sia per via paterna che materna era legata, come parentela, a don Giuseppe Ruju, sacerdote di Anela e, soprattutto, insigne scrittore e studioso della lingua sarda. L’ospedale era diventato, veramente, la sua seconda casa e lei infermiera lo era diventata durante il suo noviziato. All’inizio della sua vocazione vi è stata anche un’esperienza di un anno in Africa, in Ruanda, come missionaria.  Esperienza breve ma intensa, che la indusse, però, a capire che “il terreno” dove il Signore la voleva a seminare era un altro: la grande città metropolitana di Torino, con tutte le sue problematiche legate al “boom” economico e sociale degli anni sessanta. Ed il “teatro operativo” di questo suo agire sarà il grande plesso ospedaliero delle “Molinette”, in cui sarà prima infermiera, poi caposala ed, infine, una volta raggiunta la pensione, volontaria.

I tanti articoli apparsi sulle pagine locali di Stampa, Repubblica e Corriere della Sera, oltre a quelli pubblicati nei giornali diocesani, non hanno fatto altro che ribadire la grande figura e la propensione missionaria di questa suora anelese che amava definirsi “la moglie del Principale” e che aveva sempre un sorriso per tutti e, soprattutto, era al servizio di tutti.

Suor Ginetta, come l’amavamo chiamare e ricordare ad Anela (nel rispetto, però, della sua vocazione religiosa, per cui aveva assunto il nome di Gabriella, “forza di Dio”), era questo: un apostolato silenzioso, forte e gioioso al servizio di malati e bisognosi. Ma soprattutto un apostolato militante e formativo. Per diventare infermiera caposala alle “Molinette”, dovette affrontare un serio percorso di specializzazione che, per incontri e convegni, la portava spesso in tutta Italia. Ed, a questo punto, non posso non esimermi dal raccontare un piccolo “aneddoto” familiare. Suor Ginetta, qualche anno fa, si trovava ad Assisi per un corso di formazione per caposala, quando conobbe la zia di mia madre, anch’essa caposala all’Ospedale di Ragusa, in Sicilia. Al solo evocare “Sardegna”, da parte di suor Ginetta, mia zia disse che aveva una nipote, mia madre, che viveva ad Anela. Ed, allora, apriti cielo.

Suor Ginetta era anche questo: non aveva mai rinnegato le sue radici ed il suo piccolo paese. 

E’ bello leggere i giornali e notare che si definiva, dopo essere “la moglie del Principale”, “suora sarda di Anela”.

E ad Anela, fino a quando la salute lo aveva permesso, ritornava ogni anno, in occasione della festa patronale dei Ss. Cosma e Damiano, ai quali, anche come ospedaliera, era particolarmente devota. Vi ritornava anche per vedere ed assistere gli anziani genitori, Baingio e Maria Rosa, alternandosi con gli altri numerosi fratelli sparsi in Sardegna e nel resto della penisola.

Una famiglia, la sua, segnata dal duro ed onesto lavoro, numerosa, come quelle di una volta e caratterizzata, purtroppo, anche dall’amara scelta dell’emigrazione. Ad Anela rimasero solo i genitori, mentre i figli, per motivi familiari e di lavoro si trasferirono a Luino (Va), sul lago Maggiore, a Roma, a Sassa ed a Giave.

Da anelese, poi, un altro ricordo mi lega a lei quando ero studente universitario in Cattolica e frequentavo il servizio volontariato del Centro Pastorale Universitario, allora diretto dal caro amico S.E. mons. Carlo Ghidelli, ex arcivescovo di Lanciano-Ortona (Ch). A gestire l’ufficio era stata chiamata suor Claudia Denti, delle Figlie della Carità. Una curiosità già mi aveva pervaso sulle “presunte” origini sarde di suor Claudia che, in realtà, era bergamasca, molto attiva e simpatica. In compenso suor Claudia, che poi diverrà madre superiora delle vincenziane dirigendo, nel 2013 la “Domus Santa Marta” a Roma (la residenza attuale del Papa), avendo saputo che ero di Anela, non mancava mai di parlarmi di quell’”uragano” e “vulcano” di carità e servizio agli altri che era suor Ginetta ed io non mancavo mai di farle avere i miei saluti, sempre ricambiati.

Suor Ginetta era questo: l’incarnazione reale dello spirito vincenziano, ove al centro vi sono l’amore per l’altro ed il servizio per i poveri, da vivere nella contemplazione della comunione con Cristo.

Questa grande suora anelese, che ha scelto di riposare in un cimitero delle Alpi piemontesi vicino a Cles (To) è riuscita, quindi, a fare proprio ed a realizzare nella sua vita quanto, a suo tempo, scriveva San Vincenzo dè Paoli: “Ecco dunque quello che vi obbliga a servire i poveri  con rispetto, come vostri padroni e con devozione: essi vi rappresentano la persona di Nostro Signore, il quale ha detto: “Quello che fate al più piccolo dei miei fratelli lo considererò come fatto a me stesso”. Per conseguenza, sorelle, Nostro Signore è effettivamente in quel malato che riceve i vostri servizi. Perciò, dunque, non soltanto bisogna stare attenti ad allontanare da sé l’asprezza e l’impazienza, ma servirli sempre con cordialità e grande dolcezza”.

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2 commenti

  1. Bravo, Gianraimondo, per aver ricordato la grande suora di Anela.
    Era un vulcano di idee, di azione, ma anche un’ anima orante. Un’anima missionaria.

  2. Ho avuto il grande privilegio di conoscerla e frequentarla. Mi ha stato davvero molto e anche molto addensare. Le sue parole mi hanno fatta riflettere e ora mi danno compagnia al posto suo.

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