DAL BASTIONE DI SAINT REMY ALLA CASA CUPOLA DI ANTONIONI, TRA CLASSICO E ARCHISTAR: TESORI ARCHITETTONICI E ARTISTICI

Bastione di Saint Remy

Ed è un viaggio che deve fare per forza di cose tappa alla Basilica di Saccargia, meta inevitabile e raccomandata per studenti che vogliano davvero capire che cosa è il romanico. O, per chiunque, anche non studente, voglia fare un bagno di bellezza. Un pellegrinaggio, quello più tradizionale, tra cattedrali, da Cagliari a Sassari, e castelli, da Bosa a Sanluri.

Ma c’è un altro itinerario da esplorare. Per ora non è classico. Ma è sulla buona strada per diventarlo: saranno i turisti del 2050 o del 2100 a ridisegnare magari le mappe culturali e artistiche della Sardegna. E uno dei tesori potrebbe essere la Costa Smeralda. Sì la Costa Smeralda. Mare e mondanità, ok. Ma anche lo scenario disegnato da quelle che ancora non erano chiamate archistar è di fatto un tesoro architettonico. Il mecenate non era uno qualunque, l’Aga Khan. E nella squadra che inventò una nuova urbanistica per il regno dei vip entró anche un sardo Antoni Simon Mossa. Con lui personaggi che hanno fatto la storia dell’architettura mondiale: Jacques Couëlle, Michele Busiri Vici, Luigi Vietti e Raymond Martin. Una scelta e uno stile che, in qualche modo, anticiparono i tempi: costruzioni tra natura e mare. Con il massimo rispetto del territorio e del paesaggio. Ville, ma anche alberghi e piazzette, modellati sulle rocce e sul verde per non far sentire troppo la mano dell’uomo. In un’epoca in cui nelle città imperversavano palazzoni e grattacieli. E l’architettura Costa Smeralda è diventata un modello: un marchio di fabbrica con migliaia di imitazioni in tutto il modo. Ma comunque unica. Ancora oggi c’è un Comitato di architettura che, a distanza di sessant’anni, decide se i nuovi progetti sono o no fedeli alla linea.

Per non fare torto a nessuno, impossibile non fare un salto nella vicina Porto Rotondo. E lì la principale attrazione è la piazzetta San Marco disegnata da Andrea Cascella, vincitore della Biennale di Venezia del 1964. Con gli scalpellini galluresi che hanno intagliato ogni singolo tassello: ogni pietra un’opera d’arte.

 Da non perdere invece a Costa Paradiso, la casa-cupola fatta realizzare dal regista Michelangelo Antonioni. Una costruzione “lunare” opera dell’architetto Dante Bini, dimora delle vacanze sarde del maestro di Blow up e dell’attrice Monica Vitti. Per salvare l’opera d’arte si è mobilitato anche il Fai. E chissà, saltando dal nord al sud Sardegna, si può ipotizzare un viaggio dei turisti del futuro- chi lo sa, magari con il tele-trasporto- per ammirare le ville opere d’arte, già definite come sculture da abitare, progettate dall’archistar Massimiliano Fuksas e dalla moglie Doriana. Case ispirate nientemeno che alla civiltà nuragica.

E poi Cagliari. Nel capoluogo ci hanno fatto l’abitudine. Ma tra i monumenti che -magari tra qualche anno- potrebbero acquisire lo status di tappa imprescindibile per il turismo archi-culturale della città ci potrebbe essere il complesso del CIS di viale Bonaria: lo ha progettato forse la più nota archistar italiana, Renzo Piano.

E sempre a Cagliari, a poche centinaia di metri, cittadini e visitatori magari potrebbero riscoprire è valorizzare un museo a cielo aperto che meriterebbe sempre più attenzione: le opere di Costantino Nivola intorno al Consiglio regionale, realizzate e sistemate intorno al palazzo di via Roma a metà degli anni Ottanta.

E poi Pinuccio Sciola. Ha inventato i murales in Sardegna e trasformato la sua San Sperate in un’opera d’arte che richiama televisioni e reportage anche dal Brasile. Ormai il museo delle pietre sonore, sempre a San Sperate è tappa fissa anche per i croceristi. Che però a volte non sanno che i suoi tesori sono anche a due passi dal porto: in piazza Gramsci, ad esempio, e nel Giardino sotto le mura. Una passeggiata piena di arte. A proposito di murales impossibile non citare quelli di Orgosolo, simbolo della voglia di libertà di espressione della contestazione giovanile del 68. E, perché no, non si devono dimenticare i graffiti dei writers del Terrapieno a Cagliari: un tunnel pieno di arte e di colore all’ombra del classicissimo Bastione. Un salto di tempo (e di stile) da una parte all’altra di viale Regina Elena.

Contemporanea, ma destinata a fare storia è la chiesa di Muravera dell’architetto Salvatore Cabras: la particolarità è la copertura a forma di figlio di olivo. Ed è una delle prime chiese – forse proprio la prima- intitolata a Papa Giovanni Paolo II dopo la santità.  

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