IN RICORDO DI FRANCO LOI, POETA CONTEMPORANEO DI ORIGINI SARDE: L’AMORE PER L’ISOLA E IL LEGAME CON GLI EMIGRATI A MILANO

Franco Loi

di TONINO MULAS

E’ mancato a 91 anni, circondato dai suoi figli, Franco Loi il grande poeta contemporaneo di origine sarda. Era nato a Genova da padre cagliaritano che aveva lavorato nel porto allo scalo merci ferroviario e poi si trasferì a Milano. All’epoca Franco Loi aveva 7 anni. Franco Loi, amava molto la Sardegna che aveva riscoperto, in età avanzata, soprattutto negli anni in cui aveva presieduto come direttore artistico “capudanni ‘e sos poetas”, il festival della poesia che si tiene ogni anno a Seneghe. Era amico di Pasqualina che lo aveva invitato più volte a scuola a parlare di poesia ai suoi studenti e a una serata di poesia al circolo culturale sardo quando era ancora in piazza Duomo. Aveva anche partecipato, come ospite d’onore, alla 9° edizione del premio internazionale di poesia in lingua sarda nel novembre del 2008 organizzato dal CSCS dove aveva letto alcune sue composizioni in milanese. La sua lingua letteraria era una sua geniale invenzione, non artificiosa o astratta, ma frutto della sua esperienza vissuta nell’infanzia e nella giovinezza. La base era il dialetto di Milano, città che era diventata fin da subito la sua: Sun milanes pussé d’un milanes/ anca nassu de mama culurnesa/ e’ n sardigno cressu de genuves, ché mi nel cor Milan l’è la mia fesa… (Sono milanese più di un milanese/anche nato da mamma colornese/e da un sardo cresciuto genovese,/ché io nel cuore Milano è la mia carne). Amava scriver in quella lingua, che era la lingua del popolo, dei quartieri periferici milanesi, delle sue origini proletarie a cui resterà per sempre legato, non solo nel suo modo di esprimersi, ma nel sentimento e nel suo modo di pensare, nella sua militanza comunista da giovane, nel suo modo di vivere. Su quel dialetto milanese aveva innestato reminiscenze linguistiche emiliane (la lingua di sua madre), genovesi e parole magari arcaiche, magari latine che venivano a formarsi nella sua espressione poetica per assonanza di sentimenti e di suoni, quasi di respiri. Anche Franco Loi aveva iniziato a lavorare in ferrovia a Lambrate, era approdato poi nell’ufficio stampa della Rinascente e infine alla Mondadori, scoperto come poeta da Emilio Sereni che era rimasto colpito dalla sua invenzione linguistica, una nuova milanesità aperta all’apporto degli emigrati. Milan, mia spusa de milanes furest,/cita de luna fucsia…(Milano, mia sposa di milanesi forestieri,/città di luna fucsia…Ha pubblicato numerose raccolte poetiche ed è considerati tra i più grandi poeti italiani contemporanei. Di lui hanno parlato e scritto Fortini, Isella, Mengaldo, Cucchi fra gli altri. La sua poesia, dall’impegno civile (la guerra, il dolore, la povera gente), passa alla lirica delle piccole gioie della vita, delle cose modeste, dei sentimenti intimi, delle osterie: Cume me pias el mund! l’aria, el so fia!/ jàrbur, l’èrba, elsu,quj ca, i bèj strad,…l’è lì, el mund, e par squasi spettàss/ che tì te ‘l vàrdet, te ghe dèt atrà,/che lu ‘l gh’è semper,…(Come mi piace il mondo! l’aria, il suo fiato!/ gli alberi, l’erba, il sole, quelle case, le belle strade/ è lì il mondo, e sembra aspettarsi/ che tu lo guardi, che gli dai retta,/ poiché lui c’è sempre,…). Benché difficile nella scrittura e nella lettura, la sua poesia suscitava adesione ed era capita soprattutto quando lui la recitava creando immediatamente empatia e partecipazione, che si manifestavano anche nel privato nei momenti conviviali quando raccontava con ironia vicende della sua giovinezza. Franco Loi è un uomo che è vissuto intensamente. Noi lo ricorderemo per la sua poesia

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