NASCO DI CAGLIARI DOC, PERLA DELL’ENOLOGIA SARDA APPREZZATO DA PALATI SEVERI E COMPETENTI

immagine di Gianna Mazzei

di VIRGILIO MAZZEI

Il Nasco è un vitigno a bacca bianca, censito tra gli autoctoni della viticoltura sarda.

Non ha un “importatore” certo sul suolo sardo, ma gli studi sin qui condotti tendono a fissare il periodo della sua prima apparizione sull’Isola all’epoca romana, nella zona portuale di Karalis (oggi Cagliari per i non sardi).

Questo mitico vitigno, per moltissimi anni è stato trascurato, e la sua coltivazione quasi abbandonata dai vignaioli sardi.

Da alcuni anni a questa parte, però, diversi produtorri locali del Campidano hanno ripreso la messa a dimora di questo storico e pregiato vitigno. Con risultati più che apprezzabili, hanno dato vita, anche se in quantità limitata, ad un prodotto che si potrebbe definire di “nicchia”.

Il vitigno Nasco dà origine all’omonimo vino, e in Sardegna è conosciuto con diversi sinonimi.

Il Moris lo ha chiamato Nascu e classificato “vitis amabilis ad acini rubellis; l’Acerbi lo menziona come Nusco; il Rovasenda lo chiama Nasco bianco, mentre il Cettolini utilizza il termine “Resu” o “ ogu de Arrana”.

L’enolo Jancis Robinson, parlando del vitigno Nasco lo indica come “antico” a dimostrazione della lunga storia riguardante i suoi natali, e la sua presenza sul suolo sardo.

Si ritiene opportuno ricordare – come nota storica – che il Nasco fu giudicato uno dei vini più prestigiosi della Sardegna durante l’Esposione Universale di Vienna nel 1873.

L’attuale nome Nasco deriverebbe dal termine latino Muscus, in riferimento all’aroma di muschio che si riscontra nel vino, essendo quest’uva inclusa fre le specie aromatiche.

L’ampelografia del Nasco si può riassumere con le seguenti descrizioni:

Foglia di media grandezza, orbicolare, quinquelobata con picciolo lungo e rotondeggiante;

Grappolo di media grandezza, semi-serrato o semi-spargolo, cilindro-conico, alato o piramidale con peduncolo di media lunghezza;

Acino di media grandezza, rotondo o sub-rotondo, buccia sottile di color giallo dorato, mediamente pruinoso.

Il vitigno Nasco predilige il terreno di natura silice-argilloso, calcareo, di medio impasto. Non ama i terreni umidi.

Sviluppa il suo potenziale se è coltivato in clima caldo e secco e se l’esposizione delle vigne è favorevole.  Ama le zone collinari. La sua produttività è media-abbondante.

Nei secoli passati il ceppo Nasco era presente in tutta la Sardegna, ma dopo la devastazione del patrimonio viticolo a causa della fillossera del 19° secolo, il suo territorio vitato è andato man mano riducendosi, ma il prodotto ha mantenuto intatto il suo valore.

La produzione e la DOC del Nasco sono regolate dal Disciplinare approvato con DPR 21.6.1972, più volte modificato. Oggi è regolato dal DM 30.11. 2011.

Detto regolamento prevede tre tipologie di produzione.

Nasco di Cagliari gradi 13,50

Nasco di Cagliari liquoroso gradi 17,50

Nasco di Cagliari liquoroso Riserva gradi 17,50.

Quest’ultimo deve avere 2 anni di invecchiamento, di cui uno in botte di rovere o castagno.

Secondo quanto previsto dal Disciplinare, la produzione del Nasco di Cagliari DOC è consentita soltanto da uve prodotte nell’intero territorio dei comuni delle province di Cagliari, Carbonia Iglesias, Medio Campidano e Oristano.

E’ stabilito che la resa massima di uva non può superare 10 tonnellate per ettaro vitato specializzato.

La resa massima delle uve in vino non deve essere superiore al 65%.

Il vino Nasco di Cagliari DOC deve essere prodotto con uva omonima al 95%. Sono ammesse altre uve bianche pari al 5% purchè incluse nel Registro Nazionale delle tipologie idonee alla coltivazione in Sardegna.

La maturazione del Nasco si concretizza alla fine del mese di settembre. E’ consentito un leggero appassimento delle uve sulla pianta o su stuoie.

Il prodotto può essere messo in vendita soltanto dal 1° luglio successivo all’annata di produzione dell’uva.

Caratteristiche organolettiche:

Colore giallo paglierino tendente al dorato

Odore molto delicato con aromaticità tipica dell’uva, sentori di fiori e di frutta stramatura, miele, fiori e muschio

Sapore gradevole, invitante alla beva con sfumature amarognole, caratteristico, elegante.

E’ indicato come aperitivo e abbinato ad antipasti di pregio a base di crostacei e molluschi.                      

Il tipo liquoroso è indicato come dessert oppure fuori pasto. Splendido con formaggi piccanti e erborinati, nonché con dolci a base di mandorle.

Va servito ad una temperatura di 10°C con calici tipo tulipano con leggera svasatura.

Per il tipo liquoroso è d’obbligo il formato tulipano formato piccolo.

Come semplice informazione mi fa piacere segnalare che la rinomata Cantina Argiolas di Serdiana utilizza un taglio di Nasco al 90% con l’aggiunta del 10% di Vermentino per produrre Altea Bianco.

Il prodotto, stando a quanto dicono i giornali del settore, sta dando apprezzabili risultati.

Da questo assemblaggio viene prodotto un vino caratteristico consigliato come aperitivo e indicato per un piacevole abbinamento a pietanze di mare.

Ho ritenuto inserire questa breve nota, per manifestare apprezzamento verso quei produttori che fanno ricerca per creare nuovi prodotti con le uve locali, senza stravolgere la storia della viticoltura e dell’elogia sarda.

Vanno bene gli impianti di vitigni internazionali – per motivi commerciali – ma questa spasmodica esterofilia non deve stravolgere tutto il sistema produttivo della Sardegna. Noi sardi abbiamo nel mondo della viticoltura un patrimonio inestimabile da difendere a tutti costi in quanto fa parte della nostra storia e della nostra cultura.

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