SEMPLICI PAROLE: LA RACCOLTA POETICA DI CARLO ERRIU CALARESU

Carlo Erriu Calaresu nella foto di Marina Federica Patteri

di MICHELE DEMONTIS

Carlo Erriu Calaresu, una vita dedicata all’arte e alla cultura, un amore profondo per l’opera lirica della quale è colto e raffinato conoscitore. Dopo essere stato a lungo mentore per artisti e creativi, Carlo pubblica oggi “Semplici Parole” la sua prima raccolta di poesia edita dalle edizioni “Ente Concerti”. A dispetto del titolo “Semplici Parole” è un’opera impegnativa che, sotto il velo dell’apparente leggerezza del registro poetico, guida il lettore in un profondo percorso d’introspezione. Un percorso nel quale non sono contemplati alibi, giustificazioni o espedienti che possano edulcorare la visione delle cose. Abbiamo incontrato Carlo nel suo studio per parlare con lui di “Semplici Parole”.

In che circostanze nasce la tua attività poetica? Un momento particolare della mia vita, dopo la perdita prematura di mio fratello, ho realizzato che il tempo a mia disposizione poteva finire molto velocemente senza lasciare nulla di tangibile del mio passaggio. Le riflessioni hanno dato vita a pensieri, ricorrenti e pressanti; i pensieri sono diventate parole, le parole hanno costruito storie, poesie, racconti, intrecciando fatti realmente avvenuti a pura fantasia.

Cosa ti ha spinto alla pubblicazione di “Semplici Parole”? Un aspetto molto semplice ma fondamentale del mio modo di essere: la condivisione. Condividere sentimenti, riflessioni, immagini di vita quotidiana attraverso uno scritto o, per meglio dire, “semplici parole”. Non è stato facile sottoporre all’altrui lettura il tuo pensare più intimo. In particolare, a persone estranee alla tua vita. Nell’indecisione di pubblicare o meno questo volume sono trascorsi intanto parecchi mesi. Non è stato facile decidere di farlo e una motivazione ulteriore è arrivata con la drammatica situazione sanitaria che ha reso difficile la sopravvivenza delle associazioni culturali sia dal punto di vista economico che progettuale.

Quali sono gli elementi che ispirano la tua poesia? La realtà, il vissuto, momenti di vita; tutte le poesie sono state ispirate da fatti e persone reali che ho conosciuto nella mia vita, o da situazioni vissute da me o da altri che mi hanno segnato nel profondo. I barboni, i migranti, gli anziani che danno vita alle mie poesie sono reali come vere sono le sofferenze, le gioie, le incertezze.

Momento di rigenerazione catartica o intima descrizione di se. Cos’è per te la poesia? La poesia è un momento di franchezza interiore. Mi spiego: la vita che viviamo ci impone determinati canoni che rispettiamo, ci comportiamo in certo modo perché così ci è stato insegnato, in certi casi imposto. La poesia è la rivelazione dei propri sentimenti, quando scrivi una poesia sei nudo di fronte agli altri, sia quelli che conosci sia quelli che non hai mai visto, che possono piangere o ridere, amarti o sbeffeggiarti.

I tuoi versi si caratterizzano per suggestioni crepuscolari improntate alla malinconia. La tua è una pessimistica dell’esistenza umana? La vita di ognuno di noi ha momenti facili e difficili, belli e brutti con tutte le varie eccezioni. A volte riaffiorano alla mente particolari momenti difficili, come un’importante malattia che mi ha sottratto parte dell’adolescenza segnando la mia crescita e di conseguenza la mia vita di adulto: la consapevolezza di essere sopravvissuto mi regala ancora oggi sorpresa e incredulità. Ogni passo del percorso di vita ha valore immenso per il proprio bagaglio umano, culturale ed emotivo. Infatti io sono qui a ricordare, raccontare, scrivere, progettare nuove e stimolanti opportunità. In tutto quello che scrivo traspare una grande voglia di vivere la vita in tutte le sue eccezioni.

Quali sono gli autori che maggiormente ti hanno influenzato? La mia adolescenza è stata segnata dalla lettura di Hemingway che ho amato in maniera incondizionata. Nel periodo dai tredici ai quindici anni, a causa della malattia, fui costretto a casa e lessi tutto quello che avevamo nella libreria compresi Dolores Ibarrui, Grazia Deledda, G. Crespy, Raoul Follereau, Quoist, Gramsci, James Jones, Oriana Fallaci, Kafka, Marx, Moravia ecc

Parlaci della copertina del libro. Che cosa rappresenta? La mia barca a vela tra il mare in tempesta, un acquerello del 1990, un anno particolarmente intenso sotto tutti gli aspetti.

“Semplici Parole” esce in un momento complicato. Come intendi farla conoscere al tuo pubblico? Il ricavato della vendita andrà a beneficio dell’Ente Concerti Città di Iglesias per l’organizzazione di concerti e rassegne culturali. Avevamo previsto alcuni eventi per presentare il libro, tra cui “Musica e poesia”. Purtroppo la pandemia ha frenato tutta l’attività dell’associazione che presiedo e abbiamo dovuto,a malincuore, rimandare ad un futuro migliore.

Una domanda per il Carlo cultore della lirica. Qual è a tuo avviso l’opera dal maggior valore poetico? Sono tante le opere che rivedo sempre molto volentieri ma la popolare Madama Butterfly è sempre una sfida per i protagonisti e per l’orchestrazione. Tempo fa organizzavamo le ferie seguendone le repliche nella penisola. Sono felice di essere riuscito a produrre, anni fa, ad Iglesias una versione inedita della Butterfly con l’American Opera Theatre di Baltimora. Un successo che rimarrà nella storia dell’Associazione e nei miei ricordi.

#SARDEGNAGOL

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