TORE OPPES (HILABELA), QUANDO IL DESIGN SI FA ARTE

ph: Tore Oppes

di MARTHA PULINA

Creare un abito è molto più di un mestiere, è una vera maestranza oggi più che mai davvero preziosa. I colori, i tessuti e i ritagli sembrano ormai scomparsi dal linguaggio di ogni giorno, ed è per questo che è ancora più importante dargli voce il più possibile per sottolinearne l’essenzialità nella nostra quotidianità.

Tore Oppes, designer e stilista di Hilabela, ha deciso di raccontarsi per farci entrare nella sua Arte e nel suo mondo costellato di creatività e sapienza, due ingredienti essenziali che hanno reso la miscela davvero irripetibile. Il suo atelier è ricco di creazioni ammalianti, ma sono le sue parole che ci lasciano stupiti, e lasciamo così subito la parola al Maestro.

Iniziamo dal principio. Raccontaci, come è nato il tuo rapporto con la moda? È difficile dare un inizio preciso a questa mia grande passione. Fin da quando ero bambino, infatti, nutrivo un grande amore per i tessuti e il mio hobby preferito era quello di cucire i vestiti per le bambole delle mie vicine di casa. Ricordo che al tempo, nonostante la poca esperienza, avevo già capito che il mio hobby era più un amore per ciò che facevo. Per questo quando diventai più grande chiesi di poter frequentare un corso per stilisti, ma purtroppo non potendo lasciare la mia famiglia da sola, arrivammo al compromesso di farmi entrare in società di un negozio di abbigliamento a Pozzomaggiore, a soli 17 anni. Qui, finalmente, potevo toccare con mano i tessuti di gran finitura, e il passo alla loro creazione fu davvero breve.

Pozzomaggiore è una realtà molto piccola in Sardegna, ma è riuscita a farti sognare in grande? Assolutamente sì, anche se ero giovane avevo già le idee molto chiare come i miei sogni. Per questo motivo fin dal mio ingresso in negozio decisi di distinguermi da tutti scegliendo stilisti, capi e tessuti originali che lo rendessero unico nel suo genere. Non mi piaceva creare delle vetrine standard mostrando le collezioni del negozio, a quello pensavano già gli altri. Io volevo ammaliare i miei clienti, farli entrare in un mondo completamente diverso che potesse raccontare la mia passione: per questo le decoravo con foglie secche, ritagli di giornale, tessuti abilmente ricamati e così via. Nessuno passava davanti senza fermarsi anche un momento ad ammirare quella piccola opera d’arte che parlava la mia lingua.

Dal negozio alle sfilate. Dopo tanti sacrifici sei arrivato alle passerelle, vuoi raccontarci com’è avvenuto? In realtà è stato tutto molto casuale, ed è avvenuto circa 5 anni fa. Ero stato chiamato per allestire un set di una sfilata, e quando le stiliste videro il mio lavoro rimasero affascinate dalla cura che ponevo in ogni dettaglio. Raccontare la mia passione fu semplice come spiegare il mio sogno di diventare stilista, e così venni ufficialmente invitato a sfilare da Silvia Franca. Con lei partecipai a 6 sfilate come stilista indipendente, dando vita ai disegni che per troppo tempo erano rimasti fermi nel cassetto. Come anticipato, creare capi di abbigliamento è sempre stata la mia più grande passione, e nonostante non avessi mai creato una vera collezione, già dagli anni 80 conservavo gelosamente i bozzetti che spesso anticipavano i modelli lanciati dai grandi stilisti nelle passerelle di tutto il mondo.

Parliamo di Hilabela. Come nasce questo progetto? Da dove prendi l’ispirazione per la creazione dei capi da indossare? Con Hilabela il discorso è tutto diverso (sorride, ndr)! Il mio processo creativo è unico e differente da come opero solitamente, infatti il mio approccio con le idee di design nasce dal primo contatto con i tessuti scelti. La combinazione delle metrature dei tessuti e le stampe scelte per la collezione, richiedono una spontaneità creativa che mi permette di creare dei capi unici trasformandoli immediatamente in bozzetti preparatori. Questo non è un procedimento semplice, ma grazie ad una approfondita conoscenza dei tessuti e delle loro pieghe riesco sempre a immaginare la soluzione migliore, e di questo anche la sarta è molto stupita. Oltre a ciò, nel pensare le collezioni tengo sempre a mente i miei principi di design che in parte si discostano da quelli che vediamo negli ultimi tempi, a volte eccessivi e poco dediti ad esaltare le forme reali delle donne. Hilabela vuole proporre esattamente l’opposto, ossia dei capi unici da indossare che possano far risplendere la donna tra tutte e colpiscano immediatamente l’attenzione, ma senza perdere di vista il suo marchio distintivo. Rispetto al passato, dove un marchio veniva riconosciuto dal taglio più che dai tessuti, oggi le collezioni diventano obsolete poco dopo, rendendo molti marchi simili tra loro. Hilabela è stato pensato diversamente, quasi come un ritorno al passato, per celebrare l’arte sartoriale in tutte le sue sfaccettature, tra cui quella della sua unicità.

Hilabela, come sappiamo, è pensato per dare nuova forma ai quadri del pittore Maggi. Ma cosa accade in te il primo momento in cui vedi la sua opera? Non è il quadro in sé a colpirmi immediatamente, quanto i colori e quei volti di donna così enigmatici. Quando li vedo per la prima volta riesco già ad immaginarli su un capo ben preciso: quei volti sarebbero perfetti per una casacca, un foulard o un giacchino. Ovviamente il percorso creativo non è stato privo di ostacoli. All’inizio ad esempio avevo difficoltà a trasporre lo stampato su un capo senza comprometterne alcuni dettagli, ma con il tempo abbiamo trovato il compromesso vincente. Con Angelo infatti abbiamo pensato di creare dei quadri esclusivamente per i capi Hilabela, dove i volti venivano accompagnati da altri dettagli, come quelli floreali, molto più semplici da trasformare in capi di abbigliamento.

E per il futuro di Hilabela? Il futuro sembra incerto, soprattutto oggi, ma non per Hilabela. Le idee sono ancora tante ed è un progetto davvero in divenire che continuamente si rinnova. Proprio come il mio amore per il Design.

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2 commenti

  1. Tore Oppes e la sua arte, la sua grande creatività

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