GIOIE E GIOIELLI: PAOLA MELONI E LA TRADIZIONE RAFFIGURATA NELLA SUA PITTURA

ph: Paola Meloni

di TONINO OPPES

Paola Meloni è una docente di Materiali e tecniche per il restauro, nella Facoltà di Ingegneria e Architettura di Cagliari. Da anni dirige il laboratorio di Bonaria, ma non disdegna la pittura privilegiando i soggetti preziosi della tradizione. “Mi ha sempre affascinato l’arte fiamminga, ai vertici anche per quanto concerne l’abilità tecnica. Sembra strano, eppure a tutto ciò mi sono ispirata anche quando, riprendendo una passione esplosa quando ero bambina e maturata negli anni del Liceo, ho creato una mia serie “gioie e gioielli”, seguendo le tracce delle vanitas sarde.”

La prima partecipazione di Paola Meloni ad una mostra risale ad una collettiva promossa all’interno dell’Università. I suoi lavori così originali, che pure si muovono sempre nella tradizione dell’artigianato artistico sardo, suscitano interesse e stupore per la raffinatezza e la singolare interpretazione figurativa che si esalta nei decori.

Ci sono alcuni lavori che testimoniano quel periodo particolarmente intenso dal punto di vista creativo, come si può notare nella croce sul Sacre Bustier, ovvero su lasu delle nostre nonne; oppure osservando i bottoni in madreperla che colgono diverse tonalità su quel tessuto rosso che con delicatezza avvolge e segna il corpo femminile. E qui ritorna l’amore per l’arte fiamminga che si caratterizza per la forte attenzione al dettaglio, la ricerca della perfezione, lo studio della luce: c’è tutto questo anche nella rappresentazione pittorica della filigrana che, spiega Paola Meloni, “è un intreccio di fili d’oro ritorti, piegati su coppelle dove il pennello diventa una sorta di ago che trascina fili, li modella duttilmente seguendo i gesti di un orafo.”

In effetti i toni caldi e avvolgenti dell’oro creano un effetto visivo prorompente che aiuta, anche l’osservatore più distratto, a cogliere un mondo ricco di sfumature che esaltano la sua produzione divisa con l’insegnamento. 

Ho continuato per qualche anno, anche incoraggiata, non solo dagli amici…, poi il lavoro mi ha assorbito a tal punto che ho rinunciato a creare gioielli e a dipingere, ma l’amore per l’arte resta integro ancora oggi. Sì, la pittura mi regala momenti di grande meditazione. E questo per me ora è sufficiente” quasi sussurra mentre fruga tra i lavori del periodo giovanile.

“Il quadro al quale sono più affezionata è uno scorcio di Stampace, in cui cerco di raccontare l’umanità nascosta. Passeggiavo nei vicoli del quartiere che si preparava alla grande festa di Sant’Efisio. Sentivo voci e profumi, e osservavo. Da un lato la chiesa con il suo carico di devozione e la statua del soldato martire, così caro ai cagliaritani; dall’altro le abitazioni della gente umile, i panni stesi con la biancheria intima in evidenza: mi sembrava quasi fuori luogo in un ambiente che nella sua interezza doveva essere sacro. Quell’immagine mi ha molto colpito e ho cercato di trasferire le mie emozioni in un dipinto ad olio che ho titolato amor sacro e amor profano, ispirandomi alla canzone di De Andrè. Il mondo è pieno di contraddizioni- conclude Paola Meloni- e l’arte ha il dovere di farle emergere.”

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