UN MUSICAL AL TEMPO DEL COVID, VIAGGIO NELLA TERZA ETA’: ULTIMI CIAK PER “BADABO’” FIRMATO DA STEFANO CAU CON ROSSELLA FAA PROTAGONISTA

Vicini di Orroli con Rossella Faa durante le riprese del film. Foto: Gladys G. Afán

“Badabò”: un viaggio nella terza età ai tempi della pandemia, tra musica, parole, emozioni, attraverso lo sguardo di una musicista e di un regista, Rossella Faa e Stefano Cau. “È un musical? Chi lo sa? È un film con molta musica, questo sì. Io interpreto me stessa, tra realtà e finzione”, spiega la compositrice e cantante, performer e attrice Rossella Faa, nel ruolo della protagonista. È la storia di una donna musicista che, costretta a interrompere il suo lavoro a causa del Covid, rispolvera un vecchio diploma di operatrice socio-sanitaria e trova un’occupazione come assistente domiciliare in vari paesi dell’entroterra.

L’invenzione registica diventa la chiave per far entrare la protagonista in una storia profondamente umana, una avventura on the road, sottolineata dalle canzoni dell’album “Bella Bella”: uno sguardo alla vecchiaia, tra ironia, leggerezza e rispetto. E uno sguardo alle difficoltà della vita, con la volontà di superarle. “Badabò” è prodotto da Terra de Punt. Girato tra Cagliari, Sestu e Orroli, deve attraversare una fase di montaggio e post-produzione audio. Il prossimo anno sarà sarà presentato, normative legate agli eventi permettendo, alla presenza di un pubblico anziano. L’idea del film nasce anni fa, dall’incontro tra Rossella Faa, che all’epoca stava lavorando all’album “Bella Bella”, e Stefano Cau, autore di un soggetto cinematografico ambientato in una casa di riposo. Un modo inedito per raccontare la vita nei paesi, entrare nell’anima degli anziani che li popolano.

Davanti alla macchina da presa donne e uomini giunti alla soglia dei cento anni con le loro preziose memorie personali, il loro modo di vedere il mondo, le loro emozioni, le solitudini, il modo di accettare le nuove regole e limitazioni dovute al Covid e vivere questo tempo strano con naturalezza. “Il leit motiv della regia è stato il ricordarci continuamente che dovevamo accostarci con rispetto a queste persone, perché loro non stavano interpretando un personaggio – chiarisce Rossella Faa – loro erano davvero se stessi. In un certo senso, creavano il copione, come se la realtà irrompesse davanti alla telecamera”.

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