STORIE DI ORUNE: RACCONTI TRAMANDATI NELL’OPERA DI MARIUCCIA GATTU

di LUCIA BECCHERE

Ha avuto «la fortuna di avere una madre intelligente, dotata di tanta curiosità che sapeva ascoltare fin da piccola sos contos de ochile (racconti, storie vere o leggende narrati davanti al fuoco).

A raccontarli era soprattutto la sorella di mia nonna materna, zia Vaddajola epiteto rimediato per le sue guance rosse come le bacche de su vaddajolu, (la rosa canina). In famiglia un po’ si vergognavano di lei e solo quando io ho pubblicato varie sue contascias (fiabe inventate o riportate dall’antica tradizione orale) divenne motivo di vanto e di orgoglio. Il testo contiene dieci fra le antiche storie che zia Vaddhajola raccontava a mia mamma quale ricompensa per aver eseguito sos cumannos (le commissioni) e che mia mamma a sua volta sapeva raccontare e interpretare con una eloquente gestualità». Questo ama dire Mariuccia Gattu, 84 anni, nata a Orune residente a Nuoro, autrice di Sardegna nella fantasia.  Orune tra realtà e immaginazione.  Storie. Leggende e fiabe (TraccePerLaMeta edizioni).

Il testo, scritto in lingua italiana e in dialetto orunese nella sua versione più arcaica, sprigiona tutta la sua forza onomatopeica, i timbri e il fascino delle espressioni tipiche di quella parlata, riservando al lettore intrighi, sorprese e suspense fino al dipanarsi degli avvenimenti attorno ai quali ruota un’umanità mossa da vizi e virtù.

Il filo conduttore di tutte le storie è la lotta incessante dell’uomo fra il bene e il male per giungere alla conclusione che il bene prima o poi avrà il sopravvento. A queste storie fa da cornice una natura bella e incontaminata, con le sue risorse e i suoi paesaggi popolati da maghi. Il male ha il volto ora della matrigna malvagia e cattiva, ora dell’orco, dell’avaro, del padrone, dello scaltro, del violento a cui si contrappongono la figliastra debole e indifesa, l’ingenuo e il credulone, il povero e il servo. Un ventaglio di personaggi che si fronteggiano e si combattono. Nelle pagine del libro tutta l’ironia e la simpatia dell’autrice, mai giudice o moralizzatrice, sempre presente con il suo humor, i modi di dire, con un lessico rivelatore di una cultura identitaria di un paese che per quanto aggredito dalla modernità ha il più conservativo tra i dialetti sardi. Il pregio del libro è quello di far nascere la curiosità di andare oltre le storie solo in apparenza semplici e anacronistiche ma che trasmettono valori e saperi.

Racconti che evocano le lunghe sere invernali quando davanti al fuoco ci sapevano incantare con suggestive storie che tanto sapevano di sogni e di misteri.

Leggerle significa immergersi in un passato quando a traverso i racconti ai piccoli si insegnava a diffidare, ad amare, a comprendere, a riflettere, a non cedere ai falsi miti, ai nemici mascherati e ai falsi protettori.

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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