L’UOMO E L’AMMINISTRATORE: LA VITA POLITICA DI PIETRINO MONNI NEL NUORESE NEL DOPOGUERRA, RICORDATA DAL FIGLIO

ph: Pietrino Monni

di LUCIA BECCHERE

Quando col proprio padre «si condivide la stessa professione per 20 anni, si diventa figli due volte. Da lui ho avuto in dono anche i preziosi insegnamenti su come relazionarmi con le persone e sul modo con cui gestire i rapporti umani e professionali con i clienti».  Così Giuseppino Monni nel ricordo del padre Pietrino. L’avvocato Pietrino Serafino Monni era nato ad Oliena nel 1906, studi a Nuoro e a Sassari, laurea in giurisprudenza a Cagliari, pratica forense con l’avvocato Luigi Oggiano che lo aveva investito di delega permanente a rappresentarlo.

Caduto il fascismo, con Mannironi, Monni e i due fratelli Giuseppe e Francesco Murgia, fece parte del comitato che organizzò la Democrazia Cristiana a livello Provinciale. Dopo la Costituente del ‘46, il comitato di Liberazione Nazionale lo indicò quale responsabile dell’Amministrazione Provinciale dal 1947 al 1949 anno delle prime elezioni democratiche che lo confermarono per ben quattro volte fino al 1965.

Come raccontava quella esperienza?  «La Provincia che aveva competenza in materia di lavori pubblici, di scuole, anche di Sanità, grazie all’aiuto di validi collaboratori, riuscì a debellare la piaga del tracoma e della tubercolosi. Poiché era necessario adeguare ai tempi il collegamento provinciale, in questo disegno rientrò la sistemazione dell’arteria interna di Oliena per collegare le strada provinciale Nuoro-Oliena con la Oliena-Orgosolo, furono realizzate la Nuoro-Siniscola, la Fonni- Desulo, la strada Benetutti sa Serra, la Bosa-Alghero e numerosi altri interventi».

Quali altre opere sono state realizzate durante la sua presidenza? «Il palazzo della Provincia e quello del Comune di Nuoro, il liceo scientifico, il tecnico Chironi e la nuova sede dell’Istituto Agrario».

Quali consensi per la Dc? «La Dc in quel periodo riuscì ad aggregare un grande consenso grazie anche alla collaborazione dei parroci, veri suggeritori di esigenze sempre pronti a segnalare i poveri al politico di turno qualunque fosse la sua appartenenza».

Quali altri meriti? «La prima legge regionale del 1973 sull’assistenza farmaceutica ai coltivatori diretti porta la sua firma».

Quando è andato in pensione? «In realtà non ha mai staccato la spina. Volendo adempiere ad un impegno preso con se stesso e nei confronti del suo paese, diede vita alla cooperativa degli olivicoltori e coltivatori diretti».

Come ricorda suo padre? «Generoso e disponibile nella professione e nei ruoli istituzionali. Tutti ricordano la sua grande onestà quando, pur potendo gestire a sua totale discrezione 15 milioni per spese di rappresentanza in quanto Presidente, dispose che la giacenza di 14 milioni venisse accreditata al fondo di assistenza per i poveri».

Che rapporto aveva con i figli? «Severo per quanto riguardava il nostro impegno nello studio e la correttezza dei nostri comportamenti. Spesso assente per impegni istituzionali, la sua presenza in famiglia era qualitativamente di grande spessore. Al suo fianco una moglie capace e collaborativa».

Aveva altri interessi? Quali le sue letture?  «Amava la caccia e la campagna. Leggeva Tolstoj e Dostoevskij, ma anche Proust».

Cosa raccontava della sua infanzia? «Con orgoglio ci mostrava i muretti a secco che suo padre, insegnante elementare, aveva costruito in campagna, traendo spunto per insegnarci che il ciclo della vita è fatto anche da chi lavora e non solo da chi guida».

Il suo rapporto con la fede?  Era credente e praticante e non aveva alcun timore a manifestarlo.

Cosa le manca di lui? «Il suo pensiero e i suoi consigli, ma anche la valutazione umana nel comporre una vertenza. Di recente un vecchio amico di mio padre abbandonandosi a una confidenza mi ha detto: “Babbu tuo fit’omine bonu e hata fattu bene finzas a chie l’aviata fattu male”. Credo sia il migliore ritratto, nonché ragione di continua ispirazione».

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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