PUBBLICATO IN SARDEGNA IL LIBRINO DEL “NOSTRO” PAOLO PULINA, “LA POESIA DI FRANCO FORTINI, 1937-1945 E OLTRE”, CHE RICOSTRUISCE L’APPRENDISTATO INTELLETTUALE DI UNA PERSONALITÀ EMINENTE DEL PANORAMA LETTERARIO ITALIANO DEL NOVECENTO

Pavia, Sala dell’Annunciata, 16 aprile 1988, Convegno in occasione dell’inaugurazione della Mostra “Autografi”.
Al microfono: Paolo Pulina. Alla sua sinistra: Giuseppe Pontiggia, Franco Fortini, Maria Corti, Alberto Arbasino, Tonino Guerra. Foto di Giovanni Giovannetti.

di PAOLO PULINA

In questo obbligato periodo di “confinamento” ho ripreso in mano un mio “vecchio” saggio sulla poesia giovanile di Franco Fortini (Firenze, 10 settembre 1917 – Milano, 28 novembre 1994), pubblicato nel numero 34, aprile 1989, della rivista “Bollettino per Biblioteche” dell’Assessorato alla Cultura dell’Amministrazione provinciale di Pavia. Con gli opportuni aggiornamenti di contenuto – in rapporto al notevole ampliamento  della bibliografia, registratosi negli ultimi 30 anni,  sulla figura e sull’opera del poeta e scrittore fiorentino per nascita ma milanese a tutti gli altri effetti – lo ho trasformato in un librino (80 pagine) intitolato “La poesia di Franco Fortini, 1937-1945 e oltre” di prossima uscita nella “Piccola collana di memorie” diretta da Salvatore Tola per la Soter editrice (che ha sede a Villanova Monteleone, in provincia di Sassari) di Salvatore Ligios.  

Devo precisare che il lavoro di ricerca e la versione originaria del mio saggio risalgono al 1974. Non fu un esercizio critico legato alla stesura della tesi di laurea in Lettere Moderne presso l’Università Statale di Milano (che, infatti, fu dedicata a «La ricezione dell’opera di Gramsci in Francia», relatore il compianto prof. Franco Fergnani) ma nacque come desiderio di organico  approfondimento personale del percorso poetico di Fortini, intellettuale che in quegli anni, per le sue posizioni  eterodosse, “non omologate”, esercitava un  forte richiamo anche in  quelli  (io ero tra questi) che non condividevano certe sue posizioni estremizzanti sia in campo ideologico-politico sia nel giudizio critico-letterario.

Occorre ricordare infatti che, nel 1968 e oltre, nelle Università milanesi e italiane, all’epoca della “contestazione globale”, la rivista più diffusa tra gli studenti in lotta in quegli anni era sicuramente “Quaderni Piacentini”, in cui spiccava la firma “puntuta” di Fortini (due titoli dei suoi memorabili contributi: nel 1968, “Il dissenso e l’autorità”, e, nel 1970, “Contro il rumore di fondo”). Naturale sorse in me la curiosità di approfondire la conoscenza delle sue opere e cominciai con la lettura di “Verifica dei poteri. Scritti di critica e di istituzioni letterarie” (prima edizione 1965) ma non mi limitai alla saggistica culturale e letteraria perché mi appassionai ai versi di “Foglio di via”, nuova edizione riveduta del 1967.

L’idea era quella di raccogliere quanto più materiale era possibile sull’apprendistato intellettuale e poetico di Fortini a Firenze e effettivamente nella Emeroteca della Biblioteca “Sormani” di Milano, vicina all’Università Statale, trovai tutte le riviste in cui aveva pubblicato i suoi primi scritti in prosa e in poesia. Acquisii le fotocopie anche degli interventi critici sulla poesia fortiniana ma non fu possibile in nessun modo riuscire a consultare “Il Politecnico”, unica copia preziosa ufficialmente sempre “in restauro” (come si sa, solo nel settembre 1975 uscì presso Einaudi l’anastatica della raccolta di tutti i fascicoli…).  Il testo che compilai “Dai ‘Primi versi’ a ‘Foglio di via’” lo riposi nel cassetto.

Il 16 aprile 1988, Franco Fortini, insieme ad Alberto Arbasino, Maria Corti, Tonino Guerra, Giuseppe Pontiggia, partecipò a Pavia alla tavola rotonda “Nell’officina degli scrittori”, che precedette l’inaugurazione ufficiale della mostra “Autografi”, voluta dall’Amministrazione provinciale e dal Fondo Manoscritti dell’Università. Come funzionario (dal 1977) dell’Assessorato alla Cultura della Provincia toccò a me l’onore, gratificante ma anche emozionante, di aprire il convegno portando i saluti degli amministratori dell’Ente agli illustri scrittori e ai moltissimi uditori che affollarono la Sala dell’Annunciata. 

Qualche settimana dopo, sull’onda dell’entusiasmo per la conoscenza personale del poeta, gli mandai copia di un mio articolo uscito sul quotidiano di Pavia “La Provincia Pavese” il  27 aprile 1988, intitolato “Franco Fortini. Quella poesia da rileggere. Una sfida critica da Pavia” (per quanto riguarda la “sfida critica” chiamavo evidentemente in causa la scuola filologica dell’Università di Pavia, al cui Fondo Manoscritti, creato e in quel momento diretto da Maria Corti, Fortini aveva affidato importanti fogli autografi in cui avevano visto la luce i suoi versi”).

Fortini mi rispose con una lettera manoscritta che personalmente volli interpretare anche come incoraggiamento a rivedere il testo scritto quattordici anni prima (gliene avevo fatto un breve cenno nelle righe di trasmissione dell’articolo) e ad aggiornarlo alla luce di un mai attenuato interesse sia all’opera poetica e critica di Fortini sia alla riflessione manifestatasi in Italia sulla sua produzione poetica.

Nel numero 34, aprile 1989, della rivista “Bollettino per Biblioteche” dell’Assessorato alla Cultura dell’Amministrazione provinciale di Pavia, uscì così, insieme alla integrale trascrizione del dibattito pavese (curata da Gianfranca Lavezzi e Rossana Saccani; si vedano le pagine 51-66, arricchite dalle foto professionali di Giovanni Giovannetti), anche il mio saggio, “La poesia di Franco Fortini dai ‘Primi versi’ a ‘Foglio di via’ (1937-1945)” con ampia bibliografia (si vedano le  pagine 68-76).

L’interesse manifestato in questi ultimi anni alla mia analisi (nella versione 1989) da parte di docenti universitari come Luca Lenzini, Luca Daino, Massimo Gioseffi, Bernardo De Luca  mi ha incoraggiato a rimettere mano al testo del 1989 e ad aggiornarlo per quanto possibile.

Anche in questa mia operazione di ri-concentrazione sulla iniziale produzione in versi di Fortini l’impegno è stato tenuto vivo dalla convinzione che è molto importante conoscere la prima parte del suo itinerario poetico, perché in esso si colgono echi suggestivi di un periodo cruciale degli avvenimenti della Storia italiana ed europea dal 1937 al 1945.

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