UNA STORIA STRAORDINARIA: A LODINE, UN’AMORE LUNGO 63 ANNI TRA IL PASTORE ANTONIO MUREDDU E CARMELA BUSSU

ph: Antonio Mureddu e Carmela Bussu

di LUCIA BECCHERE

Lui pastore, affettuoso e dalla battuta facile. Lei casalinga, schiva e riservata. Lui figlio unico, lei terzultima di otto figli. Belli entrambi e uniti da un amore che dura 63 anni, fra loro mai una parola di troppo. Una coppia invidiabile. Stiamo parlando di Antonio Mureddu e Carmela Bussu di Lodine, 5 figli, 7 nipoti e 2 pronipoti.

Con i suoi 94 anni lui è il più longevo fra gli abitanti del paese, lei 89enne è la nonnina più bella e simpatica che si possa incontrare. Sguardo vivo e penetrante, pelle vellutata e luminosa, tzia Carmela ci accoglie con una certa diffidenza quasi a voler proteggere i suoi segreti più nascosti.

Quando e come avete conosciuto vostro marito? “Avevo 20 anni quando l’ho visto per la prima volta, forse durante un matrimonio. Mi era piuttosto indifferente. Un anno dopo a “chiedere la mia mano” è stata la madrina, una “paraninfa” di indiscussa moralità. Era un lavoratore onesto, una persona di buoni principi, ma essendo io una persona libera non avevo mai pensato di sposarmi e così alla sua domanda ho risposto “unu ei lontanu” (un si distaccato). Mia suocera aveva sancito la nostra unione con un anello finemente lavorato e impreziosito da  un’acquamarina, zucchero, caffè e tanti prodotti della campagna”.

In che modo vi siete frequentati? “Faceva il servo pastore a Villacidro e rientrava in famiglia solo per le occasioni. Ci incontravamo a casa in presenza dei familiari e mai da soli, tuttavia su noi due non c’è mai stato un rigoroso controllo da parte della famiglia come si usava fare in paese.Insieme andavamo in chiesa, ai matrimoni e in sua assenza ero libera di partecipare alle feste con le amiche, non è mai stato geloso, sapeva quanto io fossi di sani principi. Nel ricordo dei tempi trascorsi ancora oggi custodisco le tante poesie in lingua sarda che mi ha dedicato”.

Come ricordate il matrimonio? “Ci siamo sposati nel lontano 1957, dopo 5 anni di fidanzamento. Vestivo un tailleur grigio, il capo coperto da un velo in tinta. Lui era molto elegante in abito, aveva chiesto che fossi io a sceglierlo benché allora la cosa non si usasse. Io sottobraccio a mio padre e lui al padrino in corteo ci siamo recati in chiesa, lungo il percorso i nostri paesani tagliavano i piatti pieni di grano e fiori in forma augurale. Ero emozionata ma molto serena e da quel giorno sono rimasta a vivere in questa casa con i miei suoceri che mi colmavano di mille attenzioni. Mio marito Antonio è sempre stato molto credente, da piccolino recitava il rosario con la madre. Ho ringraziato Dio per averci voluto tanto bene, “nos semus istimaos” (ci siamo amati), vantiamo 63 anni di matrimonio, mai nessuno screzio fra noi”.

Come avete vissuto le vostre maternità? “Cinque figli tutti nati in casa. La prima nel 1958, la seconda è venuta a mancare appena nata, dopo il parto a causa di serie complicazioni sono stata costretta al ricovero in ospedale per il cesareo. I medici mi avevano dato poche speranze, nella migliore delle ipotesi non avrei mai più potuto avere figli, invece sono diventata madre quattro volte ancora. A salvarmi è stata la fede e le preghiere di mio fratello prete (don Antonio Bussu).

Con vostro marito sempre lontano? Dopo alcuni anni, mio marito si era messo in proprio e pascolava nelle campagne di Orotelli e Oniferi da dove poteva rientrare con più frequenza, alla fine si stabilì definitivamente a Mores (SS). Si alzava alle tre del mattino per governare il bestiame, io gli preparavo il caffè e stavamo insieme fino al momento della partenza. Lui mi manifestava tutto il suo affetto, io ricambiavo solo nell’intimità. Sono stata sempre molto riservata. Sono fatta cosi”!

E poi? “Aveva 69 anni quando nel 1996 è stato vittima di un pauroso incidente stradale. Da Mores faceva rientro a Lodine carico di provviste per la famiglia quando un ragazzo alla guida di un furgone lo investì in pieno. Non ricordava nulla, invocava soltanto il mio nome. Il trauma che aveva subito gli causò un ematoma cerebrale per cui fu sottoposto ad intervento per il riassorbimento della raccolta ematica. La situazione non tendeva a migliorare, successivi accertamenti evidenziarono un’ulteriore formazione post trauma che doveva essere urgentemente valutata con un nuovo intervento durante il quale i medici si resero conto che a livello cerebrale il problema appariva stranamente risolto in quanto non compariva nessuna traccia di esiti patologici da trauma. La famiglia che si era riunita in preghiera invocando l’aiuto divino gridò al miracolo. Sono state le preghiere di tutti noi e di mio fratello prete a salvarlo. “Honta sa fide” (la fede può tutto). Certo ha contribuito il suo rigoroso stile di vita. Non ha mai fumato, mai bevuto, consumava cibi semplici e genuini. In seguito a questa brutta esperienza ha smesso di lavorare in campagna lasciando che fossero i figli ad occuparsene”.

Oggi, come sta suo marito? “Costretto al letto per ischemia, è vigile ma parla poco. Prima di fare colazione si volta verso di me per avere conferma che mi sia stata servita, altrimenti la rifiuta. Io gli dedico tanta attenzione, lo stimolo a parlare, pregare e mangiare. Gli dico che il suo malessere, così come il mio, sono frutto dell’età avanzata. Insieme recitiamo il rosario, ascoltiamo tutte le funzioni religiose trasmesse alla televisione, rimaniamo svegli fino all’alba parlando del più e del meno. Con lui accanto mi sento molto sicura”.Prima del Covid lo spostavamo al piano di sotto e con noi interloquiva su vari argomenti. Oggi, purtroppo non disponiamo di personale specializzato”.

Cosa vorreste dire ai giovani di oggi? “Alle nipoti e ai figli dico che devono essere buoni cristiani e vivere nella carità come si viveva ai tempi di Gesù. Il matrimonio è un sacramento per sempre, ma oggi i giovani si prendono e si lasciano con molta disinvoltura. Peggio per loro. Allora prendevamo le cose molto seriamente, oggi le donne abbandonano marito e figli per un altro, poi lasciano quello per un altro ancora, “oie sos tzovanos sono totus a trumbas e sonettes ” (oggi i giovani finiscono a tarallucci e vino) e questo non va bene. Forse io ho avuto la fortuna di avere esempi straordinari: i miei genitori e i miei suoceri si sono amati edificando la loro vita sulla fede e sulla famiglia”.

Cosa ci racconta dei figli? “Mie figlie mi trattano bene, ma spesso mi contestano, vogliono avere ragione anche dove non ce l’hanno, mi accusano di essere maschilista, penso si tratti di gelosia nei miei confronti – scherza tzia Carmela-. Miei figli sono bravi, con le nuore ho sempre avuto un buon rapporto, non mi sono mai intromessa nelle loro cose e sono contenta perché si prendono cura delle loro famiglie. Da parte mia, credo di aver fatto tutto il mio dovere. Pretendo che ascoltino la messa della domenica perché così mi ha insegnato mia mamma e soprattutto non voglio vedere minigonne”.

Come vi chiamate nell’intimità? “Carmela e Antonio, solo così “in piaghere e in gustu”(con piacere e gusto). Ancora oggi lui mi ammira come fosse la prima volta, quando alcuni mesi fa ho indossato una tuta per essere più comoda, mi guardava commosso e compiaciuto. Si commuove perfino se i nipoti gli chiedono se la nonna è bella” – durante l’intervista nonno Antonio esprime la sua approvazione con il sorriso mentre lacrime silenziose bagnano le palpebre socchiuse. Non vuole che mi si muova alcun rimprovero, sempre pronto a schierarsi al mio fianco pur senza sapere di che cosa si tratti. Cos’altro è questo se non amore”!

C’è qualche nipote che vi rassomiglia? “Nessuna, “si voliana”! (lo vorrebbero) – Ride la nostra nonnina.

Qualche nipote vi ricorda nei nomi? “Si ci sono altri due Antonio in famiglia”.

Quale la cosa più bella che vi è capitata nella vita? “Avere incontrato mio marito e per questo ringrazio sempre Dio, se non lo avessi sposato mi sarei pentita amaramente. E’ unico, nessun uomo avrebbe mai potuto eguagliarlo. Indimenticabile è stato anche il viaggio in Terra Santa dove ho potuto godere della testimonianza di quei luoghi sacri. Per me è stato come visitare l’altro mondo”.

Cosa vorreste chiedere al Signore? “Di non privarmi della capacità d’intelletto e di movimento”.

Ci sarà un paradiso per voi due? “Io sto cercando di conquistarmelo”.

E lui? “Lui ce l’ha già”.

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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