TRA CARLOFORTE E LA BARBAGIA: ANDREA NAPOLI RACCOGLIE IN UN VOLUME LE MEMORIE DELLA GIOVINEZZA

di LUCIA BECCHERE

«Per un verso dei Bore Sale orgolesi, per l’altro verso dei Napoli carlofortini», così rispondeva Andrea Napoli, nato a Nuoro e residente a Oristano, autore del libro Frammenti di storie barbaricine e tabarchine Edizioni “Il Pittore D’Oro” (Oristano) a chi gli domandasse «Di che famiglia sei?». Parole che racchiudono tutto l’orgoglio della sua identità e appartenenza di cui ancora oggi va fiero. Nuoro, che quando nel 1927 fu elevata a provincia contava circa 8000 abitanti, cominciò a subire una trasformazione urbana e sociale con l’arrivo in città di numerose persone destinate al settore impiegatizio che contribuirono alla trasformazione di una economia pastorale in terziaria. I panificatori Carlofortini, popolo di migranti genovesi scappati dall’isola di Tabarca che ebbero l’intuizione di vedere un piccolo Eldorado in terra barbaricina, giunsero a Nuoro dedicandosi in seguito anche ad altre attività.

Pino Napoli, padre di Andrea arrivato in città come dischente (apprendista), conobbe Maria, nuorese di genitori orgolesi, con la quale diede vita a una nuova famiglia di dieci figli di sangue tabarchino-barbaricino e pur mantenendo rapporti costanti col ramo carlofortino, diventerà nuorese a tutti gli effetti.

Il volume, la cui storia si snoda fra il 1940 e il 1960, è un viaggio dell’autore dentro una Nuoro che non c’è più e in cui si muovono fatti e personaggi reali narrati con lo sguardo del ragazzino di allora che non dimentica le estati trascorse a Carloforte, le trebbiature e le mietiture, le sortite a pesca, le lontane storie di galanzieri e battellieri, di tonnarotti e salinieri. È un passato custodito nella memoria e nell’anima: la ragazzina dal viso lentigginoso e dai capelli rossi, le evasioni notturne con Marilù, «una bella favola di un amore mai nato » , le sfide innocenti che mettevano a dura prova le abilità dei giovani di allora, la figura della maestra Mariangela Maccioni e del maestro Federico Ventura (Barbarossa).

L’autore ripercorre con realismo fotografico la bia Majore «luogo d’incontro della Nuoro bene e delle sue menti pensanti», cuore pulsante della città. Rimpiange la vecchia piazza Plebiscito e la Rotonda «depositarie della memoria storica della città, entrambe vittime di tirannica distruzione», la piazzetta Mazzini dove il branco si riuniva a programmare giochi olimpici di quartiere e metteva in atto giovanili scherzi. Le partite di pallone, quando si tirava un sospiro di sollievo per avere mancato qualche vetrina, le caramelle rubate al bar del nonno Bore Sale, le fuitine al Monte Ortobene dove si sperimentavano cerbottane, fionde e tiralasticos, prima che la scuola per geometri inchiodasse l’autore alle sue responsabilità.

Nell’ultima parte del libro lo scrittore racconta la sua esperienza ciclistica – passione ereditata dal padre Pino – nella quale s’intrecciano sogni, racconti e avventure, amicizie e affetti lontani, lasciando trasparire la bellezza di un vissuto che non si dimentica così come non dimentica la sua squadra del cuore e la sua maglietta azzurra con su scritto “Gennargentu Nuoro”. Correva l’anno 1958.

Andrea Napoli, oggi ottantenne, è alla sua prima fatica letteraria. Nato a Nuoro dove ha studiato fino al diploma di geometra, appena ventenne si è trasferito ad Oristano dove ha lavorato da libero professionista. Pensionato, vive con la moglie carlofortina, i figli e i nipoti.

per gentile concessione de https://www.ortobene.net/

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