UN PROGETTO VENTENNALE PER LA SARDEGNA: L’INTERVISTA DELLA TESTATA VISTANET.IT AL COORDINATORE DI TOTTUS IN PARI

ph: Massimiliano Perlato con il figlio

di FEDERICA CABRAS

Quando si parla di Massimiliano Perlato viene in mente la Sardegna… L’Isola, la stessa che tiene legati a sé i suoi abitanti a doppio filo e che regala sapori e profumi che non si possono assaggiare e sentire in nessun’altra parte del mondo. È buffo, quindi, quando si scopre che non abita qui, in questo lembo di terra magico. Però Massimiliano Perlato è comunque Figlio di questa Madre dolce e dura insieme. Anzi, è più figlio di chi in queste strade ci cammina. Di chi annusa l’aria ogni mattina. Di chi si sveglia guardando il mare. E lo è perché la mancanza che sente ogni giorno è bruciante, dolorosa, acuta e intensa.

È figlio delle credenze, Massimiliano. Del dialetto. Dei suoni. Delle tradizioni. Dell’accento.

È figlio del mare isolano, con le sue acque limpide e cristalline.

La Sardegna è casa, come ama ripetere sempre. È qui che ha lasciato il cuore ed è qui che ha bisogno di pensarsi per stare bene. Da questo folle amore nasce, ormai due decenni fa, un progetto importante: riunire i sardi del mondo in un’unica voce, quella di Tottus in pari. Cambiato negli anni, ora conta migliaia di visualizzazioni in tutto il mondo. È un grido, TIP, e accoglie tra le sue braccia tutti gli isolani che si trovano lontano ma non solo, anche ci in questo paradiso ci abita.

“Sardegna è magia. Il milione di situazioni che la decorano a festa rende idilliaco il pensiero di una tranquillità interiore che non ammette paragoni. Luoghi paradisiaci che cantano soavi il loro benessere. E poi la natura che dipinge con colori armoniosi la tavolozza della propria esistenza non appena se ne assapora il contenuto. Ed è così da quando sono bambino” scriveva Perlato nel suo primo articolo, e ancora “Sardegna è magia e l’atto finale prima del congedo, nonostante i vent’anni in più, è lo stesso: è un rito che si consuma sempre uguale a se stesso, lungo la balaustra di una nave sovraffollata e concitata. Rimanere lì, nella notte scura ed ombrosa, a cercare di scorgere l’ultima luce che si spegne nella lontananza, in modo da non far luccicare il riflesso di una lacrima che scende inevitabilmente sul viso colmo di tristezza”.

Noi di Vistanet ci siamo fatti raccontare quest’esperienza, dalle origini fino ad ora.  

Chi è Massimiliano Perlato e che legame ha con l’Isola? Nonostante non sia nato in Sardegna, il mio legame con l’isola è fortissimo da sempre. Mia madre è di Terralba. Ha lasciato l’isola in cerca di lavoro a sedici anni per andare prima a Imola e successivamente a Milano. Dove ha conosciuto mio padre e si è sposata giovanissima. Sin dall’età di sei anni, finita la scuola, l’indomani mi mettevano su aereo e partivo per la Sardegna dove mi aspettavano a braccia aperte nonni, zii e cugini. Ogni anno era così per i tre mesi estivi. E per il periodo natalizio e pasquale. E’ sempre stato il mio ombelico del mondo, il mio punto di riferimento affettivo. Anche le licenze militari le ho trascorse lì. E nei momenti di difficoltà che la vita mi poneva di fronte, facevo i bagagli e partivo. Cercavo me stesso nelle lunghe passeggiate invernali sulla spiaggia. Dove c’eravamo solo io e il mare con il suo ruggito. In un dialogo interiore che mi aiutava a riacquisire forza e sicurezza. La Sardegna per me col trascorrere del tempo è diventato un unico ed inimitabile amore. Un mondo da scoprire non solo dal punto di vista ambientale, ma anche e soprattutto culturale. Sono diventato autodidatta nelle mie ricerche. E la passione pubblicistica che nel contempo cresceva, mi ha sostenuto molto a riguardo. Il lavoro di ricerca ho voluto metterlo nero su bianco con l’esperienza di un libro “Occhi e cuore al di là del mare”, chiaramente un lavoro molto acerbo che parla dell’isola e del mondo dell’emigrazione sarda, ma che desideravo fortemente perseguire come mia testimonianza d’affetto per quella terra.

Quando e come nacque l’idea di aprire un blog che riunisse le storie dei sardi nel mondo? Tottus in Pari nasce nel 1997 all’interno di un’associazione sarda degli emigrati e precisamente il circolo AMIS (Alleanza Milanese Immigrati Sardi) di Cinisello Balsamo. Fu il gruppo giovani dell’epoca (fra cui c’ero anch’io) a crearlo. Era un giornalino che raccoglieva le iniziative dei circoli sardi presenti sul territorio nazionale (circa 70) quelli appartenenti alla Federazione delle Associazioni Sarde in Italia (di cui ne ho sempre attivamente seguito il percorso, partecipando ai congressi in giro per l’Italia e inserendo i contributi e i comunicati stampa del presidente di turno sulle attività, i progetti e le iniziative preposte lungo la penisola. Ma anche partecipando attivamente alle iniziative soprattutto legate ai trasporti da e per la Sardegna. Sit in nei porti e negli aeroporti. Diversi anni fa una delegazione della FASI fu accolta all’Unione Europea di Bruxelles, io ero presente, per discutere sulle troppe lacune della continuità territoriale per la Sardegna) e anche dell’estero. In particolar modo dove l’emigrazione sarda storica è presente. Quindi paesi come l’Argentina, il Belgio, la Germania, la Svizzera, la Francia… TIP ha molti aficionados in quei luoghi. L’Argentina in particolar modo. Chiaramente il trascorrere del tempo ha inciso molto sul proseguimento di questa attività. Tranne che per me. Per me è diventata una vera missione. Anche se i momenti di sconforto ci sono stati. E anche momenti in cui stavo per chiudere tutto. Viene distribuito tramite mailing list ai sardi nel mondo, a tutte le associazioni presenti sul pianeta. Una mailing list che è cresciuta anno dopo anno… oggi ho circa 3mila indirizzi mail. L’obiettivo è sempre quello di parlare di Sardegna: i suoi problemi ma anche le sue peculiarità positive. Come le storie delle persone che in giro per il mondo sono riuscite a raggiungere degli obiettivi importanti. E ovviamente le iniziative dei circoli sardi molto attivi. I collaborati all’inizio arrivavano solo ed esclusivamente dagli altri circoli che raccontavano e relazionavano sui loro eventi. In particolare vorrei fosse citato Paolo Pulina di Pavia, che per me è sempre stato importante, una sorta di guida in questo percorso pubblicistico e anche nella stesura del libro. Nel 2009 l’avvento su internet e l’apertura di un blog poggiato sulla piattaforma Tiscali (così sino all’inizio del 2018) ha fatto cambiare pelle a TOTTUS IN PARI. L’inserimento sui social e le sinergie con alcuni collaboratori di altre testate online (vedi Vistanet e Focusardegna su tutti) hanno ampliato il materiale a disposizione e creato una vera rete legata all’isola vista al di là del Tirreno. Ci siamo fatti conoscere (nel nostro piccolo) in Sardegna. Alcuni personaggi del giornalismo e della cultura sarda hanno avallato il nostro progetto (faccio alcuni esempi: Tonino Oppes, Nicolò Migheli, Vito Biolchini).

Com’è andata all’inizio? È stato difficile? Nulla è difficile se è mosso dalla passione. Più l’impegno si faceva gravoso, nel senso che avevo tanto materiale da inserire e in continuazione, è più significava che TOTTUS IN PARI funzionava, era seguito.

Tottus in pari si è evoluto nel tempo? Se sì, come? In cosa è rimasto, eventualmente, uguale al primo giorno? Rispetto al primo giorno non è rimasto nulla. Gli anni sono trascorsi per tutti. Siamo per certi versi maturati e anche la tipologia del prodotto è notevolmente mutata. Ora si cerca di toccare una sfera di argomentazioni molto più ampia. Cerchiamo sempre di evitare gli accostamenti alla politica perché lo considero terreno minato e non voglio che la testata venga etichettata di parte. Non lo è. Si cerca di rimanere super parts e valutare le situazioni per quello che sono. Mi rendo conto che non è semplice. Ma tant’è… lo spazio è concesso a tutti. Non si fanno distinzioni. E se c’è il rispetto verso gli altri, perché non inserire anche il pensiero di ognuno? E’ un po’ anche la sua forza: nessuna censura e apertura all’eventuale dialogo.

Bilanci. Come sta andando adesso? Tottus in pari è un po’ un pilastro per i sardi nel mondo, un modo per rimanere aggiornati sulle vicende della propria terra natia, ma non solo: molto conosciuto anche dai sardi in patria. Questo come ti fa sentire? Mi ripeto, con l’avvento di internet le attenzioni sul nostro spazio sono sicuramente aumentate. C’è sempre quel canale privilegiato che ci lega al mondo dei circoli sardi e nel periodo in cui si organizzano tanti eventi culturali per l’isola, il materiale non manca (salvo quest’anno particolare e paradossale in cui l’associazionismo è pressoché fermo a causa del virus). Credo che per continuare a destare l’attenzione dei lettori, è fondamentale (e per me è un must) inserire aggiornamenti con cadenza quotidiana. Ed è così da quando siamo blog e poi sito. La mole di lavoro è imponente perché non si tratta solo di inserire, ma anche programmare, ricercare, creare sinergie con altre realtà e dare continuità. E poi il giornalino da distribuire, va comunque impaginato con una certa logica. Come mi sento? Rispondo nella domanda successiva.

Cosa ti rende felice di questa “missione” che hai e cosa, al contrario, ti infastidisce? Se mi posso permettere, entro giocoforza nella sfera privata. Sono separato da 5 anni e quando un matrimonio salta, al di là delle dinamiche e vicissitudini personali, sicuramente fra i tanti fattori che hanno portato alla “rottura” (pacifica ma comunque rottura), c’è anche questo mio impegno quotidiano “quasi morboso” nei confronti della Sardegna e delle sue dinamiche affrontate con la mia attività pubblicistica. TIP nel tempo è diventato un mostro per me. Con il quale convivere, coesistere. Un mostro perché non sono riuscito a gestire per separare le cose importanti della mia vita da questo impegno, che mi ha comunque prosciugato ogni minuto del tempo libero. Ho sempre bramato di voler lasciare traccia indelebile con questa attività. Pensare di essere utile ad un mondo (che considero anche il mio) mi ha sempre dato le energie e gli stimoli necessari per andare avanti. Ma si sa, la coperta è sempre una, se la tiri e ti copri da una parte, ti scopri dall’altra. Mi è stato imputato che ho tralasciato degli aspetti fondamentali nella vita di coppia per inseguire una chimera. Oppure è successo con molti sardi, di essere “accusato” di cercare visibilità personale” con il lavoro su TIP. Nulla è più lontano dalla realtà, con quest’ultima considerazione. Talvolta mi sono sentito ferito da questo. Ho sempre lavorato pensando di raccontare e dare spazio alle notizie che riguardavano i sardi nel mondo. Piccolo particolare, in oltre 20 anni di attività, non ho mai recepito un euro di compenso. E tanto meno ho mai voluto inserire nel sito dei banner pubblicitari. L’obiettivo non è racimolare risorse ma raccontare la Sardegna. Chi mi giudica superficialmente, lo fa o perché non mi conosce proprio, o per invidia e semplice cattiveria. TIP quindi croce e delizia anche perché negli anni bui della mia esistenza (post separazione in particolare) è diventata la mia ancora di salvezza. In assoluto.

Tantissime persone collaborano con te perché credono fortemente nel tuo progetto. Come ti fa sentire la consapevolezza di aver dato vita a una community così vasta e unita? Ogni sorriso che riesco a trasmettere con la pubblicazione di un articolo o un interesse che crea dibattito intorno ad un pezzo pubblicato, è sicuramente motivo di orgoglio e di aver comunque ravvivato l’attenzione dei lettori. Certo i social hanno la loro importanza. I collaboratori per essere presenti con i loro resoconti, interviste e promozione d’eventi, ovviamente credono in questo progetto di una Sardegna vista da lontano. Vogliono in qualche modo testimoniare il loro impegno per la promozione culturale dell’isola. Diversamente, non si saprebbe che mondo c’è al di là del mare, che si occupa fattivamente di Sardegna.

Un giorno quando sarò riuscito a trasmettere anche in parte l’amore che ho per la Sardegna a mio figlio e a far nascere in lui il desiderio di conoscerla, ecco. quel giorno potrò dire che il mio compito è terminato. Utopia? Forse. Ma è giusto avere sempre dei sogni nella vita.

L’unica volta che è stato in Sardegna aveva un anno e mezzo. Oggi ne ha otto… il mio desiderio che l’isola dove abbiamo gli “affetti” possa un giorno diventare MADRE per lui, oggi che per me è MATRIGNA.

https://www.vistanet.it/

32 risposte a “UN PROGETTO VENTENNALE PER LA SARDEGNA: L’INTERVISTA DELLA TESTATA VISTANET.IT AL COORDINATORE DI TOTTUS IN PARI”

  1. Potevo aprirmi così, con pensieri anche scomodi, solo con una persona che sapesse ascoltare ed interagire. E la straordinaria sensibilità di Federica Cabras con delicatezza, ha saputo mettere luce ad ogni angolo del mio percorso di vita e pubblicistico.
    Ringrazio tutta la squadra di Vistanet per questo e per la collaborazione, una sinergia intrapresa da diversi anni nel raccontare la Sardegna in un ponte ipotetico che attraversa il mare. Un grazie a Michela Girardi per questo.
    Il mio grazie personale per le cose di Tottus in Pari va a Paolo Pulina e a tutti coloro che hanno sempre creduto in questo progetto.

  2. Seguo Tottus in pari….da tantissimo tempo….è un giornale che ha notizie molto utili per chi come me non abita nella nostra bellissima terra, aspetto sempre gli aggiornamenti é un appuntamento a cui non riesco a fare a meno…..Grazie per tutto ciò che fa….Le auguro solo cose belle nella sua vita professionale e privata….

  3. Massimiliano Perlato quando descrive l’amore per la sua la mia la nostra terra, riesce a descrivere tutte e bene le sensazioni che regnano nei nostri cuori quando arriviamo e quando con il cuore a pezzi dobbiamo lasciarla . La sua storia è la mia e quella del mio Gianluca nato a Bologna ma più Sardo di chiunque ci abita. Grazie Max che riesci sempre ad emozionarmi con i tuoi racconti e le tue testimonianze .

  4. Complimenti a voi due, bellissima intervista. Una grande Federica Cabras, sempre ispirata, ha fatto emergere un Massimiliano Perlato, forse un po’ più privato, sicuramente senza nessuno schermo, ma con la sua fortissima generosità per tutti, Tottus in PARI e Sardegna inclusi. Forza, il traguardo più bello è sempre il prossimo

  5. Massimiliano da Muggiò /”Tottus in Pari” fondò / nel millenovecentonovantasette /e da allora molte ore al giorno mette / per il sito e il settimanale giornalino, / che ha già raggiunto porticini / in numero superiore a ottocento. / Per la futura navigazione: Buon Vento!

  6. Per chi ti conosce non ha bisogno di leggere la tua pubblicazione sul tuo giornale. Sappiamo l’amore che provi verso la Sardegna e quanto tu sia legato.
    Sono pienamente convinto che il tuo piccolo amerà la nostra terra come te, come noi.

  7. Grande Massimiliano, continua sempre così ad amare e far conoscere la nostra bella e amata “Sardegna” con “Occhi e cuore al di la del mare” Ciao.

  8. Complimenti a Federica Cabras per la bellissima intervista al GRANDE Max.
    Massimiliano non è grande soltanto fisicamente, ma è stato maggiormente grande nella sua intuizione creando molti anni fa uno strumento di comunicazione nel mondo dell’emigrazione sarda.
    Tottus in pari, col passare degli anni è diventato un punto di contatto fra i sardi fuori dall’Isola, ma anche un divulgatore culturale di vita passata e presente della Sardegna.
    Max, prosegui nel tuo impegna con lo stesso entusiasmo e con la stessa filosofia sin qui usata, e tutti continueranno ad esserti riconoscenti.

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