QUELLE DUE POESIE – “NENIE” DEDICATE DA DIEGO ARE A GIOVANNINO GUARESCHI MENTRE – DA UFFICIALI – ERANO PRIGIONIERI DI GUERRA NEL CAMPO NAZISTA STALAG X B DI SANDBOSTEL, NELLA BASSA SASSONIA (SETTEMBRE- DICEMBRE 1944)

di PAOLO PULINA

Il Circolo sardo “Domo Nostra” di Cesano Boscone (Milano) ha celebrato ogni anno, fin dalla sua istituzione, il “Giorno della Memoria”, che, come si sa, è stato approvato dal Parlamento italiano con la legge n. 211 del 20 luglio 2000.

La data della celebrazione (27 gennaio) è stata scelta quale anniversario dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz (27 gennaio 1945), in ricordo della Shoah, cioè dello sterminio del popolo ebraico. L’art. 2 della legge recita: «In occasione del “Giorno della Memoria” di cui all’art.1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell’Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere».

Come è naturale, nella celebrazione  del “Giorno della Memoria”, il Circolo sardo di Cesano Boscone  ha  valorizzato esperienze di persecuzione nazista subìte da cittadini sardi, a cominciare dai deportati militari, i cosiddetti IMI (Internati Militari Italiani), soldati e ufficiali che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, si rifiutarono  di aderire alla mussoliniana Repubblica Sociale di Salò.

Infatti, nel 2003 fu presentato il libro postumo del sardo Pietro Tola,  guardia  di finanza IMI, intitolato  “Il lager nel bosco. Due anni di lavoro forzato nei campi di concentramento tedeschi, 1943-1945” (Cagliari, CUEC, 2001), curato dai figli Giovanni e Salvatore, con prefazione del prof. Manlio Brigaglia, allora presidente dell’Istituto sardo per la storia della Resistenza e dell’autonomia (ISSRA). Per il resoconto si veda un mio articolo uscito nel marzo 2003  su “Triangolo Rosso”, rivista dell’ANED (Associazione Nazionale ex Deportati nei campi nazisti). Ecco il link:  http://www.deportati.it/static/pdf/TR/2003/marzo/38.pdf . (Nel 2019, il volume di Pietro Tola, da tempo esaurito, è stato riproposto dai figli Giovanni e Salvatore in una seconda edizione rivista e ampliata, edita da Soter di Villanova Monteleone, SS).

Nel 2004 fu presentato un diario scritto da un altro sardo IMI, l’ufficiale – sottotenente di fanteria – Diego Are, e pubblicato in prima edizione a Roma (presso “Cor Unum”- Figlie della Chiesa), nel 1973 col titolo  “Nebbia e girasoli. Nei campi di concentramento tedeschi. Settembre 1943 – Settembre 1945” (con 32 poesie-“nenie”; copertina e disegni di Luigi Taras, pagine 270). Questa prima edizione è da tempo esaurita. In effetti Federico Francioni a Cesano Boscone presentò la seconda edizione dell’opera, con un titolo leggermente diverso  “Nebbie e girasoli: un sardo nei campi nazisti: diario” (con 25 poesie-“nenie”; presentazione di Claudio Sommaruga, Nuoro, Insula, 1998, pagine 142). Per il resoconto rimando a un mio articolo  pubblicato su “Il Messaggero Sardo” del marzo 2004: http://www.regione.sardegna.it/messaggero/2004_marzo_20.pdf

La seconda edizione contiene molte meno pagine rispetto alla prima. Non sono state riprese  sette poesie-“nenie” più tutte le pagine  di documentazione della prima edizione  (pp. 219-268), con la riproduzione fotografica, soprattutto, degli appunti fitti fitti scritti con grafia minutissima, per risparmiare la carta,  dal sottotenente degli Alpini Albino Garzetti di Sondrio (dal 10 aprile 1944 al 9 luglio 1944) come riassunto delle lezioni tenute dai diversi militari sulle materie (scientifiche e umanistiche) di loro specializzazione nel campo di Wesuwe, «sistema di baracche in mezzo a una torbiera, landa desolata ai confini dell’Olanda». Per trascorrere il tempo non oziosamente ogni ufficiale teneva conversazioni o dei veri e propri corsi sulla disciplina di propria competenza. Come ha ricordato Federico Francioni nel suo discorso a Cesano Boscone, «nella sua esperienza di prigioniero in mano ai tedeschi Are conobbe importanti intellettuali: Enzo Paci, filosofo e futuro direttore della rivista “Aut Aut”; Giuseppe Lazzati, futuro deputato dell’Assemblea Costituente che ha dato vita alla Costituzione del 1948, e Rettore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano; gli scrittori diventati poi famosi Raffaello Brignetti e Giovannino Guareschi».

Nelle pagine relative alla permanenza nel campo per prigionieri di guerra Stalag X B di Sandbostel nella Bassa Sassonia (settembre-dicembre1944), Are, alla data 6 ottobre, scrive: «In una baracca vicina  è appollaiato Guareschi, che andiamo a sentire quando legge le sue lettere al  postero»,

Come si sa, Guareschi (1908-1968) ha poi raccolto nel volume  “Diario clandestino, 1943-1945” (prima edizione 1949, poi più volte ristampato) i testi  delle sue conversazioni rivolte ai colleghi di prigionia (lui era tenente di artiglieria),.

Alla data del 3 giugno 1944, nel pezzo intitolato “Regia università di Sandbostel”, Guareschi scrive:

«L’università che ieri aveva iniziato i suoi corsi, sospende le lezioni fino al ritorno del bel tempo. Perché si tratta d’una università con orari e programmi precisi e fior di docenti, ma senzatetto. Un gruppetto di persone sedute per terra dietro la baracca X: aula di Giurisprudenza; un gruppetto dietro la baracca Y: aula di Belle Lettere; uno dietro la Baracca Z: aula d’Ingegneria; poi l’aula di Agraria; poi l’aula di Ragioneria».

Qui di seguito  riporto alla luce (perché sono tra le sette non più presenti nella seconda edizione del volume) due poesie-“nenie” dedicate da Are a Guareschi, scritte secondo le modalità formali dei componimenti sardi detti  “mutos” (in logudorese) o “mutettus” in campidanese,  e che fanno proprio riferimento  alle “lettere al postero” ascoltate  personalmente anche da Are.

Avevo già avuto occasione di far riferimento alle due poesie al convegno “Guareschi e le sue ricorrenze” svoltosi il 21 settembre 2018 nella sala “Carlo Bo” della Biblioteca comunale di Sestri Levante “Fascie Rossi”:  si veda in questo sito il link

Ecco le due poesie-“nenie”.

Postero mio ascolta (nenia a Guareschi, sulla causa delle guerre)

Postero mio ascolta

nessuna guerra scoppia

per sola economia.

Postero mio ascolta!

Che all’inerzia accoppia

la vigliaccheria

molta è la gente stolta.

Nessuna guerra scoppia!

La vigliaccheria

molta è la gente stolta

che all’inerzia accoppia.

Per sola economia!

Molta è la gente stolta

Che all’’inerzia accoppia

La vigliaccheria.

Senti postero mio (nenia a Guareschi, sulle facce di bronzo)

Senti postero mio

non lasciarti ingannare

dalle facce di bronzo.

Senti postero mio!

È filopopolare

solo per l’uomo gonzo

il loro strepitio.

Non lasciarti ingannare!

Solo per l’uomo gonzo

il loro strepitio

è filopopolare

Dalle facce di bronzo!

Il loro strepitio

è filopopolare

solo per l’uomo gonzo.

Spiega Claudio Sommaruga, compagno di Lager dell’ufficiale sardo a Deblin, Oberlangen e Wietzendorf, autore della citata presentazione alla seconda edizione del volume  di Are:

«Spesso la nebbia ci avvolgeva nei campi nazisti ed era una nebbia minacciosa, cupa e gelida. […]

I girasoli erano un simbolo per noi “internati”: quando di rado catturavamo un pallido raggio di un sole anemico come noi, lo seguivamo, orientandoci e crogiolandoci come girasoli per non farcelo scappare, noi, poveri oriundi di un ormai remoto “paese del sole”. […] In realtà di girasoli noi ne vedemmo ben pochi […] ma noi li sognavamo invidiandoli, liberi e inteporiti».

Sintetica scheda biografica di Diego Are

A 20 anni dalla morte (Santu Lussurgiu, OR, 24 luglio 2000), ecco una essenziale nota biografica di Diego Are, tratta dalla più ampia scheda pubblicata nell’Enciclopedia on line Wikipedia:

https://it.wikipedia.org/wiki/Diego_Are

Era nato a Santu Lussurgiu il 2 gennaio 1914. Conseguita la laurea in Filosofia nell’Università di Cagliari nel 1938 con una tesi su Antonio Rosmini, insegnò storia e filosofia nel Reale Liceo Classico “G. M. Dettori” di Tempio fino a quando, nel 1941, fu chiamato alle armi e inviato nel Kosovo.

Dopo un breve periodo di permanenza in Italia, fu richiamato come sottotenente in Grecia e nell’isola di Rodi, dove, dopo la firma dell’armistizio, rimase come prigioniero. Rifiutatosi di aderire alla Repubblica di Salò, fu deportato nei lager tedeschi di Wesuwe, di Sandbostel, Wietzendorf e Dedelstorf.

Al ritorno dai campi di prigionia raccontò le sue vicende nel libro-memoriale “Nebbia e girasoli” [prima edizione, come si è detto, nel 1973].

La sua professione di docente lo portò in giro per l’Italia: Roma, La Spezia, Reggio Emilia, Oristano, ma ad impegnarlo, oltre l’insegnamento, l’apostolato laico e le conferenze, fu la gestione delle case per i giovani, aperte a Roma e a Terracina, dove diede vita a tutta una serie di attività per i giovani e per i pescatori del luogo, organizzandoli in cooperativa.

Nel frattempo entrò in contatto con il “Movimento Comunità” di Adriano Olivetti di cui diventò propugnatore e collaboratore per lungo tempo.

In questo periodo collaborò anche con il conterraneo Antonio Cossu con cui condividerà l’impegno sia in “Comunità” che per il riscatto della sua terra e di Santu Lussurgiu, fondando con lui un gruppo comunitario del Montiferru di ispirazione olivettiana. Fu tra i protagonisti del dibattito sulla Rinascita e tra il 1960 e il 1962 fece parte della redazione de “Il Bogino”.

Nel novembre 1960 venne eletto sindaco di Santu Lussurgiu e, rivestendo quella carica, si batté affinché le rinomate acque di San Leonardo de Siete Fuentes, frazione del paese, restassero pubbliche e non diventassero proprietà di privati. Di questi avvenimenti è testimonianza letteraria il romanzo di Antonio Cossu “Il sogno svanito”. 

Ritiratosi al suo paese natale, nel 1976 trasformò l’antica scuola superiore nata da un lascito di privati nel Liceo Linguistico privato “Carta Meloni”, cui seguì il Tecnico commerciale per il turismo e l’Istituto Musicale che concluse la sua attività nel 2003, pochi anni dopo la sua morte.

4 risposte a “QUELLE DUE POESIE – “NENIE” DEDICATE DA DIEGO ARE A GIOVANNINO GUARESCHI MENTRE – DA UFFICIALI – ERANO PRIGIONIERI DI GUERRA NEL CAMPO NAZISTA STALAG X B DI SANDBOSTEL, NELLA BASSA SASSONIA (SETTEMBRE- DICEMBRE 1944)”

  1. Contributo straordinario, grazie Paolo per il tuo lavoro di ricerca e approfondimento, che mantiene indelebile il ricordo dei protagonisti della storia che appartiene a tutti noi e ne alimenta la memoria

  2. Devo confessare che non conoscevo questo grande personaggi sardo. Devo approfondire la storia di questo nostro conterraneo. Grazie di avermelo segnalato.

  3. Articolo eccezionale! Grazie Paolo Pulina per aver citato anche il circolo “Domo Nostra” di Cesano Boscone. In effetti la giornata della memoria è sempre stato un tema a noi caro, mai dimenticato.
    Per tale ricorrenza abbiamo chiesto spesso consigli a Paolo oltre ad averlo avuto come gradito ospite con le sue meravigliose e articolate conferenze. Un caro saluto.

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