COME AIUTARE IL TURISMO: IN SARDEGNA E NEL RESTO DEL MONDO, LA VERA SFIDA E’ GESTIRE LA PAURA

di BARBARA ARGIOLAS

Abbiamo trascorso gli ultimi anni a parlare di turismo esperienziale e del desiderio dei viaggiatori di entrare in contatto con le comunità e la loro cultura. Di andare oltre il mare e mettere al centro i valori della sostenibilità. Riavvolgiamo il nastro e, senza voler contribuire a disegnare scenari futuri, vorrei imbandire una tavola di discussione su come la paura potrebbe incidere su questa estate e sui nostri valori di accoglienza e ospitalità. La tutela dei diritti in gioco non è banale, entrambi costituzionali: la salute pubblica e il lavoro. In mezzo la propensione di quei viaggiatori, potenziali untori, ad essere i pionieri di un nuovo modo di viaggiare e di vivere i territori (spero non sia questa la futura normalità e torni presto la leggerezza d’animo della vacanza). E non si dica che questa estate potremo lavorare con il mercato interno della Sardegna.

Chi ha un minimo di contezza del posizionamento medio-alto dei nostri hotel e della Sardegna sa bene che l’unico errore che non si deve fare è quello di lavorare sul prezzo: sarebbe un disastro che potremmo pagare per anni. Ma i sardi che potranno permettersi le vacanze, ridistribuendo e non accrescendo reddito isolano, non basteranno.Quale sarà invece il ruolo che i territori e le comunità sono chiamate a svolgere? Da un lato leggiamo di scenari dove gli hotel sono trasformati in presidi sanitari, e ancora mi chiedo cosa succede nel caso in cui un ospite risulti positivo dopo qualche giorno di permanenza rispetto ad una possibile chiusura dell’attività, agli ospiti che soggiornano e a quelli che devono arrivare, al Comune interessato. E non penso al marketing. Dall’altra i territori e la loro legittima paura di riaprirsi al mondo: interroghiamoci se davvero, tutti, questa estate, vogliamo essere quella terra ospitale e accogliente che ci ha sempre caratterizzato. Le comunità hanno bisogno di essere accompagnate a gestire questa nuova socialità, con attenzione e determinazione, ma anche con quella benevolenza del buon padre di famiglia. L’amministrazione pubblica ha questa responsabilità: ridisegnare nuovi modelli di socialità, dare sicurezza senza rinunciare all’umanità.

Con chiarezza e insieme. In tanti ripensiamo al turismo al tempo del Covid: c’è chi intravede grandi opportunità per l’extralberghiero, soprattutto richiamando i bisogni di autonomia e di distanze sociali, e chi pensa che saranno gli hotel a soddisfare il sogno di sicurezza e protezione, con le stesse e identiche motivazioni. Avranno ragione entrambi. Ma non dipingiamo quadri statici con turisti amorfi, piuttosto giriamo un film nuovo, dove non saranno le linee guida, che devono essere esclusivamente pubbliche, e le rigide sanzioni a fare il cittadino, l’albergo e, ancora peggio, il viaggiatore ideale, ma la capacità di condividere percorsi e processi per questa nuova convivenza. Intanto cerchiamo chi sarà disposto questa estate a spendere dei soldi (sognare è altra cosa) per affrontare questo challenge estivo e superare gli ostacoli che si frappongono alla meta: sole, mare e relax. Ognuno ha la sua sfida: il turista deve vincere i timori del viaggio, di scontrarsi distrattamente in una corsia di un supermercato di un nostro paese avendo un accento non sardo, di non poter offrire da bere ad una ragazza che ti piace a meno di 1 metro. L’impresa alberghiera deve garantire la sicurezza dei lavoratori e degli ospiti rimanendo accogliente e ospitale, riempire le stanze che saranno concesse, mantenere quote di mercato, facendo quadrare i conti. Il ristorante e il locale sfideranno la sorte beffarda che impone il distanziamento sociale laddove li si frequenta per ritrovarsi e stare insieme. Allontaniamo quindi la diffidenza, lavoriamo perché questa stagione possa ripartire, non solo perché gli alberghi e l’economia possano e debbano riprendersi, ma per permettere alle persone di ritrovare il senso della socialità, dello stare insieme. Sono disposta a fare sacrifici in attesa della cura e del vaccino, disposta a stare distante dagli amici, a sottopormi a regole rigide per la difesa della salute, ma che siano di buon senso e dettate dal coraggio di voler andare avanti. La vera sfida è sconfiggere la paura, ma se proprio non ci riusciamo, impariamo a gestirla, con un sorriso anche se nascosto dietro una mascherina.

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