QUANDO UN POETA NON E’ SOLO UN POETA: SALVATOR RUJU, VATE E SCRITTORE (1878 – 1966)

di PIER BRUNO COSSO

Irrequieto, appassionato fin dentro l’anima come se la passione fosse un torrente impetuoso in cui buttarsi senza nessuna prudenza.

Me lo immagino così: con una cultura profonda e inquieta, e quella fame di capire la vita, con quello slancio indomabile di voler insegnare e imparare quasi per destino assegnato, con uno spirito reattivo, malinconico ed ironico e quell’aria sempre un po’ scanzonata. Sì, forse scanzonato anche nei modi, perché lui, se voleva, poteva anche prendersi gioco di ciò che rispettava.

Lui, che aveva stretto la mano a grandi scrittori e poeti come lui; lui, che aveva tutta la stima di grandi scrittori e poeti come lui. Lui, che forse questo suo immenso patrimonio culturale se l’avrebbe giocato per partire per un’avventura ricca solo d’ideali.

Lui, me lo immagino così: Salvator Ruju, un grandissimo autore sassarese che ha caratterizzato la vita culturale sarda e italiana nella prima metà del Novecento.

Amava la sua città, Sassari, visceralmente, e ne era un infaticabile studioso. Nelle sue poesie in sassarese apriva lampi di luce sulle manie e le passioni dei suoi conterranei. Sapeva essere allusivo, dissacrante se occorreva, perché lo spirito sassarese è l’essenza dell’ironia corrosiva, e lui la sapeva interpretare dal di dentro. Spiritoso, giocoso, ma poi, e forse sono le poesie che io amo ancora di più, arrivavano quei versi con venature crepuscolari. Sapeva descrivere con poche parole quella malinconia beata che ti può far struggere per un amore, per un fiore, per un ricordo o per un suono di chitarra che accende il fuocherello di una serenata romantica.

Nelle sue parole vedi tutto raccontato come in un piano sequenza, con la velocità delle immagini che ti portano davanti a quadretti deve ti incanti. È particolare quel ritmo con la velocità delle visioni, ma col fermo immagine delle emozioni. Non c’è una tecnica, è potenza espressiva.

Sorprende ancora quella sintesi folgorante nelle sue parole che, ancora prima di coniugarle insieme, trasmettono già un’emozione forte. Le sue poesie in sassarese sembrano versi facili, semplici, ma sono ricercati, pur apparendo casuali. Ecco, questo giocare con la semplicità per esprimere le sensazioni più intricate danno la cifra di un autore immenso.

La malinconia è lì, dietro l’angolo, è tua amica e ti accompagna in punta di piedi dentro un  ricordo che non sai più se sia del poeta o tuo. Ma è solo grande poesia che contagia.

Qui un nostro patrimonio culturale di cui andare fieri e perfino gelosi. È importante ricordarlo, studiarlo, e approfondirlo perché quel color seppia che domina nelle pagine è come un tuffo dentro le nostre origini. Cosa siamo noi oggi? È la domanda eterna, e forse non c’è risposta, ma dobbiamo provare a capire partendo da quello che siamo stati. È l’unica strada: andare avanti partendo dalle nostre origini.

Ecco Salvator Ruju ce le regala in lettura. Portatelo nelle scuole, per il bene delle scuole, per il bene dei ragazzi.

Salvator Ruju non era solo un poeta! Nel senso che nei suoi versi ci trovi molto più della sua poesia, ma anche nel senso che la sua produzione letteraria è stata tanto grande e importante che non si può rinchiudere tutto dentro i pur vasti confini della poesia.

Sassari ricorda questo grandissimo suo figlio in una piazza, piazza Salvator Ruju, appunto, dove nel 1980 è stata posata una stele ispirata allo scultore Gavino Tilocca. Era stato quasi un regalo della città al suo grande poeta, perché l’iniziativa era partita dal basso, dai sassaresi, appassionati delle sue opere, che coordinati da un cultore della letteratura sassarese, Francesco Cosso, si erano riuniti in un comitato per dare pieno significato alla piazza con una statua. Come se la città, da sola, lo volesse fissare nella sua memoria.

Questa, e molte altre notizie si possono trovare nella biografia di Salvator Ruju scritta da Caterina Ruju, e pubblicata in un bellissimo sito internet che comprende praticamente tutto sul nostro poeta scrittore: https://www.salvatorruju.it/

Ne consiglio la visita proprio per ricordare, per rivivere, nella poesia e nella letteratura le nostre origini. Per rivedere, grazie alla tecnologia, un passato incontaminato con la magia di una scrittura ispirata.

pubblicato su:

https://www.facebook.com/Associazione-Culturale-Salotto-letterario-Osilo-805626772940112/

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