CHIOSCHI ANCHE IN INVERNO E POSIDONIA: IL CONSIGLIO DEI MINISTRI IMPUGNA LE LEGGI CHE VIOLANO LE SPIAGGE SARDE

di ANTONELLA LOI

L’imminente graduale “liberazione” degli italiani alle porte di una stagione estiva inevitabilmente cadenzata da limitazioni e distanziamenti già fa cadere l’attenzione sullo sfruttamento turistico di litorali e spiagge, per loro natura oggetto di appetiti famelici e abusi di varia natura. Così in Sardegna accade che dopo le denunce di un’associazione ecologista, il governo decida di impugnare due leggi davanti alla Corte costituzionale, volute dalla giunta sardo-leghista in costanza di emergenza da Covid-19, con le quali si stabilisce l’allargamento delle concessioni balneari a tutto l’arco dell’anno e la gestione e stoccaggio della posidonia, “l’alga” marina che si poggia sui litorali durante l’inverno proteggendoli.

Ma andiamo con ordine. La prima norma, emanata lo scorso 21 febbraio (n. 3 recante “Modifiche alle leggi regionali n. 45 del 1989 e n. 8 del 2015 in materia di Piano di utilizzo dei litorali”), permettendo ai proprietari dei chioschi e degli stabilimenti balneari di non smantellare le loro strutture alla fine dell’estate, aveva sollevato una reazione immediata da parte del Gruppo d’intervento giuridico che, parlando apertamente di “privatizzazione delle spiagge”, aveva presentato un esposto al governo perché sollevasse l’illegittimità della norma davanti alla Corte Costituzionale.

Per gli ambientalisti la Regione avrebbe travalicato i confini delle sue competenze – ad essa assegnati dallo Statuto sull’autonomia – disponendo che in aree demaniali “il posizionamento delle strutture di facile rimozione a scopo turistico-ricreativo è ammesso per l’intero anno solare”, come è scritto nella norma, “al fine di favorire la destagionalizzazione della stagione turistica a condizione che l’operatore, entro il 31 ottobre di ciascun anno, programmi e comunichi, ai sensi dell’ordinanza balneare periodica, un minimo di 10 mesi di operatività sui dodici mesi successivi”. Ma non è tutto: si legge infatti che “l’efficacia delle autorizzazioni edilizie e paesaggistiche relative a strutture precarie a scopo turistico ricreativo, ubicate nella fascia dei 300 metri dalla battigia marina”, si allunga per una “durata pari a quella della concessione demaniale”. Disposizioni che si aggiungono all’allungamento delle concessioni fino al 2033 deciso dal passato governo, nonostante l’obbligo europeo di gara pubblica (direttiva Bolkestein). 

l’impugnazione datata 20 aprile davanti alla Consulta è finalizzata a prevenire danni ai litorali e la violazione della libera fruizione delle aree demaniali da parte dei cittadini che nel caso delle spiagge è già compressa perché queste sono gravate da vincoli e limitazioni, spesso pesanti, durante la stagione estiva.  

Stessa azione e reazione per l’altra “norma-abuso” segnalata al governo dal gruppo di legali sardi, ovvero la legge regionale sulla pulizia degli arenili dalle alghe, compresa la rimozione e lo stoccaggio anche in aree lontane dal litorale. La posidonia, di cui i fondali della Sardegna sono ricchi, è un componente dell’ecosistema importante che durante l’inverno si poggia sulle spiagge, esercitando la funzione di proteggere e stabilizzare l’arenile. Il punto critico è che esportando le alghe si rischia di rimuovere anche parte della sabbia e certamente si espone l’arenile al rischio di erosione eolica e marina. Una grave violazione dell’ecosistema dunque che per il Grig è una motivazione ulteriore rispetto alla violazione dell’articolo 117 della Costituzione, ovvero legiferazione in materie che spettano allo Stato. 

Ma “il senso” della giunta leghista per le connessioni tra spiaggia e mattone – passione in realtà comune a tutti gli schieramenti – ha fatto sì che un altro provvedimento regionale, che autorizzava la realizzazione di nuove cubature per una struttura turistica già esistente (Marina di Arbus) e una nuova di zecca (comune di Castiadas), venisse varato e poi ritirato a seguito delle proteste. Si trattava di 10mila metri cubi di cemento su oltre 70mila metri quadrati di territorio, di cui 13mila sul mare per un valore totale di quasi 20 milioni di euro, tutti nel Sud Sardegna. Autorizzati mentre tutta l’Italia stava in casa a contare i morti da Coronavirus. Anche qui la sollevazione del Grig, dell’opposizione in Consiglio regionale e le proteste sui social hanno riportato Solinas e la sua giunta a più miti consigli. 

La deregolamentazione invocata da più parti per far fronte “con maggiore efficacia” alla crisi innescata dalle misure anti-virus, magari proprio nel settore edilizio e turistico, è facile che nasconda insidie lasciando spazio a nuovi possibili abusi e compressioni sul piano della tutela ambientale e quindi dei diritti dei cittadini. 

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