IL LEGAME CON L’IRAN: ANGELA CORRIAS, LA PARTENZA DA GHILARZA DOPO LA MATURITA’ VERSO L’ASIA

ph: Angela Corrias

di LUCIANA PUTZOLU

Due lauree, una a Roma in Scienze della comunicazione e una a Londra in Relazioni Internazionali. Inguaribile viaggiatrice, soprattutto in Asia, Vicino ed Estremo Oriente. Nel paese natale ritorna solo per le vacanze. Ora vive a Roma. Ha un legame particolare con l’Iran a cui ha dedicato anche un sito (www.ilmioiran.com) e si ripromette di ritornare lì quanto prima con Hamed, suo marito, di origine afgana, e il loro piccolo Daniele. Con l’affabilità e la cordialità che la contraddistinguono, è disponibile a scambiare quattro chiacchiere sull’Iran e sugli ultimi avvenimenti.

La tua prima volta in Iran è stata nel 2011, l’hai definito amore a prima vista. Perché? Ci racconti il tuo Iran?  L’Iran mi è piaciuto da subito perché ha tanti posti da vedere e scoprire. Ha una storia millenaria e questo si riflette nella cultura e nella società. Gli iraniani sono un popolo estremamente orgoglioso e unito, amano il loro Paese e amano mostrarlo agli ospiti. È anche questo che rende piacevole un viaggio in Iran. Non è strano amare l’Iran da donna occidentale, anzi, penso che solo andandoci di persona si possa apprezzare una società diversa dalla nostra, non senza i suoi difetti e le sue contraddizioni. E anche vedere che quello che ci viene comunicato dai nostri media non sempre corrisponde a realtà.

Dopo la morte di Soleimani, un equilibrio già precario si è spezzato… Qual è la tua lettura dei fatti che sono accaduti? L’omicidio del generale Soleimani è, a mio parere, un fatto gravissimo che rivela due cose. Una, che gli Stati Uniti, nonostante la loro presenza in Medio Oriente con diverse basi militari, conoscono la regione davvero poco. Con l’uccisione di Soleimani hanno dimostrato di non avere idea delle conseguenze di un simile atto. Due, che gli Stati Uniti hanno molta meno influenza sulla regione di quello che credono, e sicuramente molta meno influenza di quanto non abbia l’Iran. Soleimani non era un terrorista. Era il capo della Guardia Rivoluzionaria, l’élite delle forze militari iraniane, ed è stato l’uomo che ha guidato la sconfitta dell’ISIS in Siria, in un conflitto che stava creando estrema instabilità in tutto il Medio Oriente. Era molto rispettato in Iran, da tutti, indipendentemente dal fatto che si fosse d’accordo con le politiche del governo o no. Per Soleimani la cosa più importante era proteggere i confini e la sicurezza del suo Paese, e gli iraniani, consapevoli di condividere confini con realtà instabili come l’Afghanistan e l’Iraq, gliene erano grati. Nel mondo sciita (l’Iran è a maggioranza sciita) spesso si fanno paragoni tra la storia attuale e quella passata. Soleimani è stato subito eletto a martire, e nelle enormi manifestazioni in Iran si sono immediatamente viste le bandiere nere del lutto (le stesse che si usano per Ashura, quando si commemora l’uccisione dell’Imam Hossein) e rosse a rappresentare vendetta, guerra e il sangue che si è versato. A mio parere, l’Iran non farà niente per vendicarsi, almeno in maniera diretta. Penso che la loro vendetta si limiti al lancio del missile contro la base americana in Iraq. Tra l’altro, sembra che Soleimani fosse in Iraq perché invitato dal primo ministro pro tempore iracheno, Mahdi, per una mediazione proprio sui rapporti tra Iran e Stati Uniti. E sembra che questo incontro sia stato richiesto dagli stessi Stati Uniti. Se questo è vero, significa che Soleimani era in missione diplomatica e il suo omicidio una trappola e una violazione molto grave del diritto internazionale. A differenza di quanto Pompeo ha subito condiviso su Twitter, né in Iraq né tantomeno in Iran, hanno festeggiato per l’uccisione di Qassem Soleimani.

Intravedi soluzioni? Quali responsabilità hanno l’Europa e l’Italia? Difficile prevedere una soluzione. La regione è possibilmente ancora più instabile e la situazione ancora più complicata. Penso che l’Italia debba continuare a lavorare sulla questione libica in quanto il Nord Africa è sempre stato molto vicino al Medio Oriente, non solo geograficamente ma anche politicamente. L’Italia e l’Europa devono assicurarsi che il diritto internazionale venga rispettato. L’Iran non vuole provocare né conflitti né instabilità, ma non vuole neanche essere attaccato e di sicuro non ha nessuna intenzione di cedere la propria sovranità a interferenze straniere. Subito dopo l’omicidio di Soleimani, ha annunciato che non aderiranno più all’accordo sul nucleare, e sebbene gli Stati Uniti minaccino conseguenze, sono stati loro i primi a venir meno a tale accordo anche aumentando le sanzioni contro l’Iran. Tra l’altro, le continue minacce di Trump sono, pure esse, una violazione della Carta dell’Onu e del diritto internazionale. Le dimissioni di tre giornaliste pochi giorni fa, così come tanti altri esempi, ci mostrano donne iraniane tenaci, coraggiose, disposte a tutto pur di lottare per la loro libertà. La vera rivoluzione partirà da loro? Ad essere sincera, non vedo nessuna rivoluzione in atto. Il governo iraniano ha sempre tutto sotto controllo. Le giornaliste che si sono dimesse hanno detto apertamente che l’hanno fatto perché non erano d’accordo con le politiche e le decisioni del governo, non per creare instabilità nel Paese. Non è la prima volta e non sarà l’ultima. Sicuramente le donne iraniane sono forti e tenaci, e la rivoluzione la fanno tutti i giorni con piccoli atti. Magari richiedendo (e ottenendo) modifiche alle leggi vigenti, come quella sull’assicurazione in caso di incidente che adesso risarcisce le donne allo stesso modo degli uomini. Un fatto che noi abbiamo difficoltà a capire e che anche gli Stati Uniti sembra non capiscano, è che, a differenza di molti Paesi, gli iraniani sono un popolo unito, che si unisce ancora di più quando si sente sotto minaccia. Le manifestazioni di protesta per la morte di Soleimani lo hanno dimostrato. Indipendentemente dalle loro posizioni politiche o dal fatto che condividano le politiche governative o no, sono tutti scesi in piazza in lutto per commemorare il generale che rappresentava la sicurezza nazionale.

per gentile concessione de https://www.arborense.it/

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