IL CONCERTO DI CARNEVALE A UDINE ORGANIZZATO DAL CIRCOLO “MONTANARU” CON IL COMPLESSO D’ARCHI DEL FRIULI E DEL VENETO

di PAOLO CERNO

Come da tradizione ormai consolidata anche il 2020 si apre al Circolo Sardi “Montanaru” di Udine all’insegna della musica. Musica tradizionale sarda, friulana e classica, che, ha chiarito il maestro David Giovanni Leonardi, docente al conservatorio “J. Tomadini” di Udine, accompagnando ogni brano eseguito con esaustive note storico/didattiche, non di rado s’intreccia in modo simbiontico, come hanno dimostrato accurate ricerche dei compianti maestri Renato della Torre e don Gilberto Pressacco, con la musica liturgica e popolare antiche in cui attinge, spesso con fruttuosi esiti, anche la musica classica d’eccelso livello.

E, di livello vicino all’apice, come sempre ne ha fornito un esempio esecutivo l’ormai di casa al Montanaru, complesso d’Archi del Friuli e del Veneto diretto, da par suo, dal maestro e violino solista Guido Freschi che quest’anno ha voluto farei una doppia sorpresa: Camilla e Virginia 16 e14 anni! Inserite nell’ensemble, sono le sue figliole, fiori appena sbocciati che, come il padre, sicure e attente imbracciano il violino e, se “buon sangue non mente”, quello fresco dei Freschi è garantito, sentiremo musica “fresca”negli anni a venire. Buono studio e auguri ragazze!

Il maestro Leonardi, ringraziando il nostro socio Pietro Dore, per avergli gentilmente forniti gli studi del della Torre, spiega l’origine oscura della musica dell’Inno uff.le della Sardegna, primo brano eseguito; il testo di Ignazio Mannu, magistrato del Regno di Sardegna è del 1794/96 e si sviluppa in 47 strofe di ben 376 versi, è lo stimolo al popolo sardo per incitarlo alla rivolta contro l’invasione Angioina ma, un paio d’anni dopo, scoppierà la rivoluzione francese e tutto muta per sempre non solo in Francia ma in tutta l’Europa.

A seguire i notissimi e, sempre applauditi:”No potho reposare-A Diosa” e la NinnaNanna “Cant de Nadal” veri balsami pei cuori di ogni Sardo.

Giorgio Mainerio (Parma 1535-Aquileia1582) è il “maiester di cappella” della basilica -d’Aquileia che ha lasciato, oltre a innumerevoli- spartiti di-musica sacra, propria della sua mansione, anche il famoso “l° Libro de’ balli” che ha intrigato non poco le ricerche del della Torre e di don Pressacco, sulla sua origine. Il Mainerio assembla con maestria balli tradizionali come la Padovana, la Todesca, l’Ungaresca con la Furlana, al suo interno sono contenuti i brani friulani eseguiti fra cui la notissima “Schiarazula, marazula” ricordata anche nelle carte della Curia udinese di un processo dell’Inquisizione a carico di alcune donne della bassa friulana che la andavano cantando “spergottando” cioè benedicendo, la notte del 24 Giugno per “far venir la piova”. Condannate! Noi le avremmo applaudite come abbiamo applauditi gli esecutori del noto brano preceduti dal ballo l’Arboscello e dall’Ungaresca.

Siamo nel 1600 e con la “Ioannina” dell’udinese Giovanni Martino Cesare (1590-1667) si ascolta una sonata baròcca con sentori di Boemia dove il Cesare lavorava e poi vi morì.

Il conte Pietro Grattoni d’Arcano (1698-1760) friulano di Chiopris, è un diplomatico al servizio di Venezia che si dilettava, con buon esito, scrivendo di musica per clavicembalo e flauto traverso, il famoso “traversiere”; facoltoso aveva anche ingaggiato il famoso “castrato” Farinelli per una delle serate di stile “galante” che si tenevano nelle case dei signori del tempo. E’ l’epoca dei madrigali moderati e il “Dite almeno amiche fronde” che abbiamo ascoltato, ne è un esempio.

Con Rodolfo Kubik (Pola 1901- Buenos Aires 1985) riascoltiamo le arie della tradizione popolare friulana filtrate dalla nostalgia dell’emigrazione in Argentina; la sinfonia “va vilote puartade dal vint” (va villotta portata dal vento) è stata scritta nel 1962 in occasione dell’ottantesimo anniversario del primo arrivo in sud America dei friulani.

Il genio universale di Mozart (1756-1791) esplode in tutta la sua trascinante armonia con il “Divertimento in re maggiore K 136”. Wolfgang Amadeus non si è ancora liberato dalle padronali pretese di esclusivo impegno come “Konzertmeister” al servizio dell’arcivescovo di Salisburgo Hyeronimus Colloredo, del ceppo dei nostri friulani conti di Colloredo ma, quasi a compensazione, ha liberato l’inesauribile sua vena creativa che ha impreziosito per sempre il mondo della musica e quello del genere umano in generale con centinaia di opere immortali. I nostri sono poveri applausi.

Il SI minore della “La Cappanella” di Nicolò Paganini (1782-1840) mette quasi a repentaglio la tenuta della nota da parte dei pur bravissimi esecutorie, mentre noi ascoltatori sfioriamo quasi la vertigine dell’acuto. C’è tutto l’irripetibile Paganini.

La musica riempitiva, o da -bis- come è stata definita è la Ciarda di Vittorio Monti (1868-1922) che conclude in bellezza il concerto di carnevale.

Anzi no! A concludere la parte strumentale è l’Inno della pluridecorata Brigata Sassari dei temerari Dimonios” eroi leggendari della Grande Guerra, ma il ricordo di cotanto valore non è più molto apprezzato, come ho potuto rilevare constatando che, ad esclusione dei pochi rimasti in piedi in fondo alla sala per mancanza di sedute, un solo astante si è alzato in piedi alle prime note dell’Inno.
Sarà il “coronavirus” che stanca tutti e li fa star seduti? Consoliamoci con le lunghe Zeppole dorate o con is’ Paras frittus = Frati fritti, mi spiega il socio prof Carmelo Spiga, generosamente zuccherati ed altrettanto generosamente preparati dalle preziose socie del Circolo che hanno spignattato tutta una giornata nel prepararli tanto deliziosi.

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