IL TUMORE RACCONTATO SU TWITTER E QUELLA LUCE CHE HA ACCESO IN NOI: L’AMORE PER LA VITA E LA MORTE DI MAX CONTEDDU

ph: Max Conteddu

di ELVIRA SERRA

Ho cercato su Instagram il primo messaggio di Max, era del 20 aprile dello scorso anno, alle 8.06 del mattino. «Buongiorno Elvira, ti disturbo per dirti che io sono di Capo Comino e mi ha emozionato sapere del tuo libro… Lo leggerò. Buona giornata :)». Si riferiva a «Le stelle di Capo Gelsomino», era appena uscito in libreria ed era ambientato nel nostro posto del cuore, Capo Comino, dove io trascorro tutte le estati da quando sono nata, e dove Max viveva, «lungo la strada bianca dove c’è il market, quella che invece di entrare a Su Tiliò va a sinistra, in campagna…».

Erano i nostri punti di riferimento, noi sapevamo di che cosa stavamo parlando. Non ci eravamo mai intercettati prima. Vidi che aveva moltissimi follower e che seminava aforismi, pillole sulla vita e sull’amore.

Rimanemmo d’accordo che ci saremmo visti ad agosto, nel nostro mare. Quando però gli scrissi che ero arrivata, non riuscimmo a vederci nel baretto sulla spiaggia di S’Ena e Sa Chitta, come ci eravamo ripromessi: lui non stava bene. Gli proposi di raggiungermi a Santa Lucia il 9 agosto, quando avrei presentato il romanzo sulla spiaggia delle barche. Promise di esserci e ci fu. Ma quando venne a salutarmi, alla fine, non riconobbi la persona socievole e vivace con cui mi ero scambiata i messaggi. Sembrava rigido, non proprio intimidito, ma in qualche modo a disagio.

Qualche giorno dopo ci sentimmo per telefono, con calma. «Sai ero confuso, non mi venivano parole, avevo una grande confusione in testa, ero spaventato. Sono andato all’ospedale, ho un tumore. Se verrò a Milano a curarmi ti chiamo».

A Milano non venne mai, rimase all’ospedale San Francesco di Nuoro. Contravvenendo alla regola che mi sembrava si fosse dato sui social, cominciò a pubblicare le foto della malattia, il suo bel volto trasformato dai farmaci, la fidanzata sempre accanto a lui come un faro di dolcezza e di amore, i ringraziamenti per la sorella, per il cognato, per la sua famiglia.

Non ha smesso mai di parlare di amore, di gratitudine, di quello che importa davvero.

«Tenete in tasca un po’ di sole. Ne avrete bisogno quando farà buio nella vostra vita». È il suo ultimo tweet, il suo testamento. La luce che ha acceso prima di lasciarci. Una luce bianca, come la nostra spiaggia. Ciao Max.

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