PRESI IN GIRO, LICENZIATI E ISOLATI. LA PARADOSSALE VICENDA DI AIR ITALY. DOVE VOGLIAMO FINIRE?

i dipendenti Air Italy in protesta

di DANILO LAMPIS

Si rischia il più grande licenziamento di massa della storia recente della Sardegna, che si aggiunge ad altre drammatiche ristrutturazioni aziendali, come quella della Conad. Dietro il crac di Air Italy ci sono 1200 stipendi, intere famiglie. A Olbia rischiano 550 persone, senza contare l’indotto. Se non si tampona la situazione potranno sperare in un anno di cassaintegrazione, poi resteranno senza lavoro. Va trovata in fretta una soluzione, perché oltre al problema occupazionale, c’è il rischio di minare fortemente il diritto alla mobilità dei sardi, nonché il settore turistico, già compromessi dall’irrisoluta questione del nuovo bando per la continuità territoriale.

Tuttavia, per immaginare un futuro diverso occorre avere uno sguardo anche retrospettivo. I nodi vengono sempre al pettine: in questo ultimo decennio, per l’ennesima volta, in cambio di qualche centinaio di posti di lavoro, si sono aperte tutte le strade possibili ai qatarioti sulla sanità privata (il Mater Olbia, sovvenzionato dai soldi della Regione), si è tentato e si sta tuttora tentando di favorirli abolendo i vincoli paesaggistici nelle coste. Come contraccambio, si sono richiesti investimenti sui cieli, in affiancamento dell’ex Meridiana del principe Aga Khan, padrone della Costa Smeralda.

Entrambi, invece di rafforzare i collegamenti dell’isola con le destinazioni principali, a favore del milione e mezzo di sardi (come sarebbe dovuto essere), hanno deciso di lanciarsi in una campagna di conquista planetaria dei cieli, con voli verso gli USA, l’Africa e il Medio Oriente. Non a caso, già da mesi avevano spostato la loro cabina di regia da Olbia a Malpensa. Così hanno iniziato a perdere milioni e, come da manuale, il privato quando sbaglia scarica le proprie incapacità di programmazione sulle spalle dei lavoratori. Così è stato anche stavolta.

In queste ore c’è chi prova a convincere i liquidatori a fare un passo indietro (inutile), chi immagina l’ingresso della Regione nella compagine azionaria della compagnia, chi spera in un investimento da parte di Ryanair (già smentito dalla compagnia stessa). Ma chi ci dice che il Qatar, socio di minoranza dell’azienda che ha contribuito a mandare in liquidazione, sia d’accordo a una rivalutazione della mission della compagnia verso un progetto più “leggero” in grado di sostenere le tratte brevi? E se anche lo fosse, quanto durerà prima di una nuova crisi dovuta da un lato alle incapacità manageriali, dall’altro alla subalternità della politica isolana e non?

Si, perché la verità è che alla Sardegna manca una politica lungimirante e non subalterna che non si prostri verso i miliardari di turno – senza alcuna capacità di influenzarne le scelte – apparecchiando loro il tavolo dell’isola per farli fare gigantesche scorpacciate di soldi pubblici, consentendo altresì di spremere persone e territori per poi abbandonarli appena non convengono più. La storia recente dell’isola racconta questo, sin dai Piani di Rinascita.

Fuori dall’emergenza, servirebbe un progetto serio dove la Regione, coinvolgendo diversi attori, rivendichi il controllo di una compagnia per i trasporti aerei che garantisca anzitutto le tratte tra l’isola e la penisola. Per fare questo servirebbe instaurare una grande battaglia verso lo Stato e verso l’Europa, reclamando una giusta e reale solidarietà comunitaria per la garanzia del diritto alla mobilità dei sardi, perché attualmente non esiste. La libera concorrenza non riesce a garantire questo.

Indipendentemente dalle tratte coperte dalle compagnie low cost, noi sardi abbiamo diritto a collegamenti continui e a più tratte in continua territoriale, non soggette alle fluttuazioni del mercato.

La faccio più semplice, per essere chiaro: dobbiamo pretendere che ci sia, almeno verso i centri maggiori della penisola, un collegamento a tariffa fissa e accessibile, come se prendessimo un treno regionale che vada oltre il mare. Dopotutto paghiamo le tasse anche noi, e non solo la condizione dei trasporti interni è penosa e senza investimenti, ma qui peggiora sempre più anche quella esterna. Essere isolani non significa essere condannati all’isolamento: lo dimostrano tante altre isole, in primis la Corsica che, una trentina d’anni fa, ha dato battaglia e ora controlla per oltre il 60% Air Corsica e ha 4 aeroporti. Il particolare è che ha 320 mila abitanti, la Sardegna invece 1 milione e mezzo, 3 aeroporti e una continuità territoriale inesistente.

I governi regionali di questi ultimi decenni hanno tante colpe. Ma anche noi cittadini dobbiamo muoverci e acquisire consapevolezza, per non essere considerati come cittadini di serie Z dai palazzi di Roma e Bruxelles, per non essere più ad uso e consumo di (im)prenditori che, di volta in volta, ci prendono in giro, ci danno qualche briciola e, quando fa loro comodo, ci lasciano senza lavoro. Non ci meritiamo questo.

Una risposta a “PRESI IN GIRO, LICENZIATI E ISOLATI. LA PARADOSSALE VICENDA DI AIR ITALY. DOVE VOGLIAMO FINIRE?”

  1. Vai a vedere che questo gran dissesto sia funzionale per riconfermare la convenzione ad Alitalia e alla Tirrenia? 🤔🤔🤔🤔🤨
    Ecco il primo articolo serio in merito a questa sciagura dopo tante assurdità. Solinas che chiede aiuto a Mattarella, dimenticando di essere il Presidente della Regione. Il ministro dei trasporti che scarica le colpe su Solinas, dimenticando di essere il Ministro.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *